sabato 13 settembre 2014

Delitto 1968: seconda parte - IL FIGLIO DELLA NOTTE – Capitolo primo



Questa è la storia misteriosa di un bambino ed un assassino.


PREMESSA

Un caso criminale, specie se lontano del tempo, deve essere affrontato con un ragionamento che deve usare tutti gli strumenti della logica: deduzione, induzione, inferenza, sillogismo, tertium non datur e così via. Per cui questo particolare episodio legato al primo delitto del Mostro di Firenze lo vorrei sottoporre oltre che hai cultori della materia soprattutto ai filosofi. Quindi esporrò un brevissimo resoconto di quanto accaduto. 


INTRODUZIONE POETICA MA NON TROPPO

È estate. È agosto. È notte. È buio. Non c’è la luna. Il cielo è coperto. La campagna è solitaria. Solo il canto dei grilli anima la notte. Anzi no… da qualche parte giungono dei gemiti… proviamo a cercarli, a individuarli. Provengono da quell’auto laggiù, proprio lì, lungo lo sterrato. Una Giulietta bianca. Ci avviciniamo lentamente. Non sono gemiti di dolore ma di piacere. È un mugugnare sommesso, un sussurrare affannoso che sgorga dall’atto amoroso fra un uomo e una donna. Proviamo a spiare, cautamente, quasi con pudore: lei è sul sedile del guidatore e si sporge verso di lui il quale invece è sdraiato sul sedile passeggero completamente reclinato. I suoi pantaloni sono sbottonati a metà, la cinghia slacciata. Hanno appena iniziato l’approccio erotico, il gioco della vita. All’improvviso però si ode uno scalpiccìo: presto vestirsi, presto vestirsi. Poi un rimbombo come di tuoni lontani, e lampi, lampi come di un temporale estivo, improvviso e passeggero. Cessa il canto dei grilli e cessa il lamento d’amore. 


I FATTI

Un bambino, Natalino Mele, di anni sei, bussa alle 2 di notte in casa De Felice dove sono svegli perché una delle figlie aveva sete e ha chiesto dell’acqua. Francesco, il padrone di casa, si affaccia dalla finestra. Vede solo questo fanciullo. Nessun altro. Nota che è scalzo. Il ragazzino dice “Aprimi la porta perché ho sonno, ed ho il babbo ammalato a letto. Dopo mi accompagni a casa perché c'è la mi’ mamma e lo zio che sono morti in macchina.”
Casa De Felice

Francesco lo fa entrare. Pensa ad un incidente stradale. Chiama al piano superiore il vicino, Marcello Manetti. Insieme interrogano il bambino apparso nel buio. Egli ripete di essere certo che la mamma e lo zio sono morti ma non sa dire come ciò sia avvenuto poiché dormiva sul divanetto posteriore. Ad un certo punto si è svegliato, ha cercato di svegliare la mamma ma questa era immobile. Anche lo zio era immobile. Allora, preso dalla paura, così come era, cioè scalzo, è uscito dal finestrino posteriore sn e si è avventurato lungo il sentiero. Aveva paura e per darsi coraggio cantava fra sé la Tramontana, motivo allora in voga. A un certo punto vede la luce accesa in casa De Felice e si dirige verso di essa.

I due uomini che sentono il racconto decidono di chiamare i carabinieri. Essi, su indicazione del figlio della notte, riescono alla fine a trovare la Giulietta e constatano che effettivamente a bordo ci sono due morti, o meglio due assassinati dato che il loro decesso è dovuto a colpi d’arma da fuoco. La macchina presenta tutti gli sportelli chiusi tranne quello posteriore dx semi aperto, il finestrino del guidatore abbassato di pochi cm e quello dal quale sarebbe fuggito Natalino abbassato per metà. La freccia dx è accesa. Le ciabattine del bambino vengono ritrovate sotto il sedile del Lo Bianco.

 
Auto Lo Bianco sulla SdC (lo sportello indicato qui si vede tutto aperto poiché manipolato dai carabinieri) (Rielaborazione grafica dell'Autore)
 

La mattina del 22 viene ascoltato il padre del bambino, Stefano Mele, il quale dice che il giorno prima si era sentito male sul lavoro per cui era rientrato. Nel pomeriggio lo vanno a trovare Antonio Lo Bianco e Carmelo Cutrona, i quali lo trovano a letto. Il Lo Bianco quella sera uscirà con Barbara Locci, la moglie di Stefano, per recarsi al cinema. Stefano questo lo sa. Ma è abituato ai tradimenti della moglie per cui non reagisce. Stefano lancia sospetti su Cutrona e Francesco Vinci, storico amante di sua moglie. Aggiunge che è rimasto tutta la notte sveglio non vedendo rientrare Barbara e Natalino.

La sera Stefano e suo figlio vanno a casa.

Il giorno dopo, siamo al 23, Stefano accusa Salvatore Vinci di aver ucciso sua moglie. Sono sospetti, i suoi. Salvatore è il fratello di Francesco. Per qualche ragione Mele dirotta le accuse da Francesco a Salvatore. Costui però ha un alibi. Sentito dai carabinieri, Salvatore adombra sospetti sul fratello. Il Mele prende la palla al balzo e sostiene che Francesco avrebbe una pistola. Viene perquisita l’abitazione di Francesco ma non si trova nulla. Inoltre verrà effettuato la prova del guanto di paraffina su Stefano, su Cutrona e su Francesco. Quest’ultimo risulterà negativo mentre gli altri due risulteranno positivi.  

Il 24 pomeriggio Natalino viene accompagnato dal maresciallo Ferrero lungo il sentiero che porta dalla SdC a casa De Felice. Il bambino ricorda che lungo il cammino ci sono delle montagne. In effetti trovano degli ammassi di ghiaia che per un bambino potevano sembrare delle montagne. Il maresciallo però fa notare a Natalino che non è possibile fare quel percorso scalzo per cui lo ammonisce che se non dice la verità lo porterà quella notte stessa di nuovo sul sentiero ma questa volta scalzo. Davanti a questa prospettiva Natalino esclama che a portarlo dai de Felice è stato suo padre caricandoselo sulle spalle.

Sempre quel pomeriggio, Stefano continua ad accusare Francesco Vinci asserendo che è stato lui a portare il figlio sino a casa De Felice. Ma quando gli fanno notare che il Vinci è risultato negativo al guanto di paraffina e Natalino lo indica come colui che lo ha trasportato a cavalluccio dai De Felice, dapprima si sorprende delle parole del figlio, ma poi ammette che è più facile che credano al bambino che a lui, per cui capitola e si autoaccusa del duplice delitto. Ammette di aver ucciso i due amanti e di aver portato lui il figlio a casa De Felice

Fine della storia.

Stefano Mele verrà condannato a 14 anni di carcere quale autore unico del duplice delitto di Signa. Però, attenzione: Mele non sa guidare, non possiede neppure un motorino; non ha mai sparato in vita sua, eppure i due amanti sono stati uccisi con quattro colpi di pistola a testa tutti andati a bersaglio; la pistola non verrà mai ritrovata.



I CONTI QUALCHE VOLTA NON TORNANO

Mentre Stefano è in galera qualcosa accade in Toscana. Nel 1974 a Borgo san Lorenzo due ragazzi vengono trucidati a copi di pistola e di coltello. Non si trova alcun colpevole. Nel giugno 1981 a Mosciano di Scandicci altri due ragazzi faranno la medesima fine, alla donna verrà estirpato il pube del quale non si troverà traccia. Nell’ottobre del medesimo anno a Calenzano viene aggredita un’altra coppia, l’assassino si ripete escidendo il pube della donna e portandolo via. Viene coniato per questo assassino il nomignolo di Mostro di Firenze, I suoi omicidi hanno chiaramente una componente sessuale e maniacale. Nel 1982 a Baccaiano di Montespertoli ulteriore aggressione a danno di una coppia. Un maresciallo dei carabinieri, tale Fiore, si ricorda del delitto di Signa e scrive al magistrato asserendo che in quell’occasione venne condannato il marito ma non fu trovata l’arma del delitto. Il magistrato segue il consiglio del carabinieri e fa riaprire il fascicolo del processo Mele, vengono trovati i bossoli che hanno ucciso la coppia Locci/Lo Bianco e si scopre che la pistola è la medesima.

Allora, Stefano Mele è il Mostro di Firenze? Impossibile dato che mentre costui era all’opera Mele era in carcere. Si finisce così direttamente nella pista sarda. Ma quello che a noi interessa sapere è cosa è accaduto sulla SdC di Signa nel 1968. In sostanza, chi ha veramente sparato quella sera ai due sfortunati amanti? Per capirlo occorre analizzare la situazione di Natalino poiché il bambino potrebbe avere visto il Mostro di Firenze.



RAGIONAMENTI CAPZIOSI E CAPRICCIOSI

Quando si fanno delle affermazioni bisogna poi vedere dove portano sia facendo un ragionamento a posteriore sia analizzandone le conseguenze. Vediamo tutte le implicazioni possibili di ogni singola tesi.

I punti di vista sono due: Natalino ha detto il vero nella sua prima dichiarazione, Natalino ha mentito fin da subito.


NATALINO DICE LA VERITA’

In questo primo caso il bambino non può darci alcuna indicazione sull’assassino poiché non lo ha mai visto.

NATALINO MENTE

In questo secondo caso egli conosce chi ha ucciso sua madre e ha cercato di coprirlo.



Personalmente io credo che la situazione reale sia la prima. Infatti, le parole di Natalino sono in armonia con ciò che si riscontra oggettivamente, ovvero: finestrino lato posteriore sn abbassato per metà; ciabattine in auto poiché posizionato in modo che lui non poteva prenderle; suona al primo campanello in basso che è l’unico al quale possa arrivare solo salendo sul gradino e allungando la mano (esperimento fatto dai carabinieri il 24 agosto 1968 alle ore 17:45). Quel campanello corrispondeva proprio a quello dei De Felice. 
Le ciabattine di Natalino sotto il sedile del passeggero dove si trova disteso il cadavere di Lo Bianco
Le obiezioni sono che il bambino non avrebbe presentato alcuna ferita i piedi tranne qualche graffio. Secondo i carabinieri non era possibile che il ragazzino non si facesse ulteriori lesioni. C’è però da dire che non c’è stato una visita medica che avrebbe potuto supportare tale modo di vedere; un medico avrebbe potuto evidenziare se ci fossero state abrasioni, lacerazioni o semplici soffusioni. L’esperimento venne fatto di giorno con Natalino che calzava regolarmente delle scarpe. I calzini potrebbero aver protetto la pelle del bambino il quale certamente avrà camminato tenendosi al centro del viottolo poiché anche se era notte i suoi occhi si saranno abituati al butio ed essendo di soli sei anni la sua vista doveva essere eccellente. La stradina per un buon tratto era percorribile anche in macchina. Almeno per 600 metri. Quindi non era disagevole. Il bambino durante l’esperimento fatto con il maresciallo Ferrero preavverte costui che non si potrà proseguire a piedi poiché avrebbero incontrato delle montagne. Infatti, dopo una curva, mucchi di ghiaia rendono il prosieguo in macchina difficile tanto che devono proseguire a piedi. Più oltre ci sono massi taglienti che servivano per compattare il manto stradale in costruzione. Tali massi però non sappiano se sono stati posti dopo il delitto dato che i lavori erano in corso. In ogni caso Natalino potrebbe averli evitati. La previsione di Natalino dei mucchi di ghiaia permette di escludere che possa aver fatto altro percorso.

Vediamo le ulteriori conseguenze sugli eventi a ritroso.

Se Natalino dice il vero non dobbiamo porci altri quesiti ai quali è difficile rispondere come vedremo fra poco, ovvero perché il bambino avrebbe dovuto proteggere l’anonimato dell’assassino di sua madre, perché costui dopo aver commesso un duplice omicidio pone il suo destino nelle mani di un fanciullo di sei anni che lascia tranquillamente alla mercé di perfetti estranei, e come mai fa quella strada a piedi portandosi il bambino sulle spalle quindi ripercorre a ritroso il cammino. Il maresciallo Ferrero, utilizzando per circa seicento metri l’auto e poi proseguendo a piedi, impiega 40 minuti a fare l’intero percorso. Di notte, l’assassino, ne avrebbe impiegato certamente di più. Quindi mentre lui ritorna sulla SdC a recuperare il proprio mezzo di locomozione rischia che l’allarme venga dato subito e che i carabinieri lo sorprendano mentre è ancora sul luogo del delitto o sta per allontanarsene.  
Fra la casa di Stefano Mele e la SdC ci sono 5 km che lui avrebbe fatto in bicicletta supponendo che sapesse dove i due amanti si andavano ad appartare. Fra la SdC e casa De Felice ci sono 2 km di strada in rifacimento che si percorrono in oltre 30 un'ora di notte e a piedi. L'assassino avrebbe dunque portato Natalino a cavalluccio facendo questo tragitto e poi sarebbe tornato indietro per recuperare il mezzo di locomozione rischiando così di venire sorpreso sul luogo del delitto da qualcuno allertato dal bambino.
Il racconto di Natalino sembra in perfetta armonia con i fatti. 

La prossima volta vedremo le cose dal punto di vista di Natalino che mente.

giovedì 11 settembre 2014

IL RITORNO DI JACK LO SQUARTATORE



Il padre di tutti i serial killer; il principe degli assassini sadici/sessuali; l’archetipo del Male, quello che oramai è una leggenda nella storia della criminologia, anzi la leggenda, ovvero Jack lo Squartatore, avrebbe un nome, Aaron Kosminski, un ebreo polacco nato l’11 settembre del 1865. 
 
Aaron Kosminski
Jack operò nel 1888, terrorizzando Londra per due mesi, dal 31 agosto al 9 novembre. Questo breve lasso di tempo è bastato per immortalare il nome di Jack lo Squartatore a caratteri d’oro negli annali della storia mondiale del crimine. Tuttavia, per paradosso, la scoperta della sua vera identità, sempre che, ripetiamo, questa notizia verrà confermata, sancirebbe la morte di Jack più che la rinascita. Infatti, nelle enciclopedie dei serial killer non dovremmo più trovare Jack lo Squartatore bensì Aaron Kosminski, alias Jack the Ripper. È come se tolta la maschera di Arlecchino, Arlecchino cessa di esistere.

La vera identità di Jack è stato un assillo per molti criminologi, giornalisti, scrittori, semplici cittadini. La ricerca del suo vero nome è stata una vera e propria caccia al tesoro che pare abbia vinto Russell Edwards. Tuttavia le modalità con la quale questa notizia è apparsa sui giornali di tutto il mondo lascia assai perplessi. Potrebbe trattarsi di una bufala per vendere un libro. Staremo a vedere. Comunque, sembrerebbe che il DNA di Kosminski sarebbe stato ritrovato su uno scialle appartenuto a Catherine Eddowes, la quarta vittima di Jack. 
Russell Edward mostra lo scialle di Catherine Eddowes
Russel nel 2007 avrebbe comprato questo scialle ad un'asta pubblica. In seguito avrebbe commissionato al dottor Jari Louhelainen, un biologo molecolare, la ricerca del DNA. Lo scienziato avrebbe estratto del DNA mitocondriale di origine spermatica. Non possedendo né il DNA della vittime né il DNA dell'assassino, sono stati prelevati campioni ai discendenti dell'una e dell'altro. Supponiamo che non solo Kosminski ma anche altri discendenti di sospettati siano stati saggiati. Non sappiamo. 
Questo scialle però non è certo che sia appartenuto alla vittima poiché i verbali del tempo sembra che non ne parlino. In ogni caso, Edward ha fatto molto meglio della scrittrice Patricia Cornwell, la quale convinta che Jack fosse il pittore Walter Sickert non ha esitato a danneggiare un suo quadro alla ricerca del DNA. La Cornwell crede di aver dato un nome a Jack lo Squartatore ma di sicuro lei si è comportata da Jackie la Squartatrice. Una simile azione non merita neppure un commento.


IL MITO DI JACK

I più famosi Serial killer della storia sono tre: Jack lo Squartatore, il Killer dello Zodiaco e il Mostro di Firenze. Nessuno di questi tre è stato il più prolifico assassino della storia, la loro notorietà non è legata al numero delle vittime e neppure al modo brutale di uccidere. Altri sono stati più prolifici e più sanguinari, ma questi tre sono entrati nella leggenda per il mistero che li circonda.

Jack ebbe subito grande notorietà per molti motivi: la letteratura gialla, inventata in quello stesso secolo di sana pianta da Edgar Allan Poe, era diventata ormai la narrativa per eccellenza da leggersi nei lunghi viaggi. 
 
Il racconto "I delitti della Rue Morgue", di Poe, il primo giallo della letteratura
I tascabili nacquero proprio per le esigenze dei viaggiatori dei treni. Ancora oggi il giallo è al primo posto come gradimento in ogni paese. E ciò si è ripercosso anche nel cinema, nel fumetto e nella televisione. Il male attira in una maniera mirabile, chissà per quale motivo. Forse perché ci sentiamo tutti un po’ vittime e un po’ carnefici. Forse aveva ragione Stevenson ne Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde a dire che siamo una miscela di Bene e di Male. Il Mister Hyde che è dentro di noi si compiace di leggere di crimini efferati, delitti irrisolti, morti atroci. 
Jack, dunque, affascinava e turbava poiché era la personificazione vivente di quello che si poteva leggere sui gialli d’appendice. Ma Jack era vero, non era un personaggio da romanzo noir, quindi era assai più inquietante e, per certi versi, più stimolante. Le sue gesta era come se pigiassero sui tasti bianchi della nostra componente suicidiaria e su quelli neri della nostra componente omicidiaria traendone una melodia sinistra a accattivante.

L’altro elemento di successo di Jack sono stati i giornali. I quotidiani erano una novità nell’Ottocento e facevano dei resoconti particolareggiati dei suoi delitti e di come si svolgeva l’inchiesta. Inoltre, gli articoli venivano corredati da disegni molto suggestivi i quali avevano una forza di attrazione molto più potente delle moderne fotografie. Quindi, il lettore poteva seguire per la prima volta giorno dopo giorno gli umori della polizia e quelli della gente comune. L’analfabetismo era molto elevato ma c’era chi leggeva per tutti.

Il carico da undici lo calò lo stesso Jack o chi per lui scrivendo ai giornali. Le sue lettere erano terrorizzanti forse molto più degli stessi omicidi poiché rendevano l’assassino vivo, parlante e respirante.
 
Lettera dall'Inferno di Jack lo Squartatore
La polizia non sapeva che pesci prendere mentre costui mostrava un disprezzo totale verso gli investigatori deridendoli e preannunciando ulteriori delitti. In quei mesi dunque c’erano due Jack che agivano, quello che uccideva e quello che scriveva, se erano la medesima persona è difficile dirlo ma certo si muovevano in concerto. Forse si trattava di un  assassino e di un mitomane ma costui fece la sua parte in maniera mirabile alla stessa maniera del primo.


PARALLELISMI

Il Killer dello Zodiaco è un figlio che ha seguito le orme del padre, egli infatti scriveva ai giornali delle lettere. In questo modo anche lui è entrato nella leggenda. Le lettere di Zodiac erano una sfida alla polizia. Dei veri dei crittogrammi che ancora non sono stati tutti decifrati e sui quali si esercitano sia comuni mortali che specialisti senza che si riesca a venire a capo di nulla.
Una lettera di Zodiac del 26 giugno 1970
Sia Jack, sia Zodiac, scelsero essi stessi il loro nome, e scelsero bene, quasi fossero esperti di marketing. Infatti la scelta dello pseudonimo ha contribuito ad alimentare la loro leggenda.

Il Mostro di Firenze, al contrario dei suoi due colleghi, era un taciturno, e non scelse il proprio nome che gli venne affibbiato dai giornalisti. Non scrisse lettere ai giornali, ne mandò una sola a un magistrato che si era occupato del caso. Ma lo fece in una maniera pregevole per lui, da vero serial killer psicopatico: nessun biglietto, nessuno scritto, neanche una frase ma solo un lembo di seno della sua ultima vittima. 
L'inquietnte lettera del Mostro di Firenze contenente il lembo di seno di Nadine Mauriot
Questo assassino è divenuto famoso poiché aveva una ritualità ossessiva, è stato un caso unico nella storia del crimine: per sedici anni ha colpito sempre coppiette in cerca di intimità che nelle notti di novilunio si appartavano negli spiazzi di campagna. A Giogoli trucidò due ragazzi ma solo perché uno dei due lo scambiò per una donna. Ha utilizzato ogni volta la stessa arma, una beretta calibro .22, e sempre i medesimi proiettili, anche quando andarono fuori produzione: cartucce Winchester serie H Long Rifle.


LA SCIENZA

Se la scoperta di Edward verrà confermata, ancora una volta la scienza avrà aiutato a svelare un mistero che durava da oltre un secolo; il DNA è diventato l’Abracadabra degli scienziati forensi che schiude le porte degli enigmi e fa vedere finalmente la verità. Forse anche il Mostro di Firenze potrebbe aver lasciato il suo DNA nella tenda occupata dalle sue ultime vittime dato che ebbe una colluttazione con il giovane Kraveichvili che dovette uccidere a pugnalate. Forse c’è, forse non c’è. La tenda esiste, è ancora nelle mani della procura ma non verrà utilizzata per cercare il DNA semplicemente perché per la stessa procura gli assassini sono stati consegnati alla giustizia e condannati. Sarebbero i compagni di merende. La procura non sente il bisogno di dimostrare ciò che i processi hanno già dimostrato. Per cui non ci sarà mai nessuna prova del DNA a risolvere il caso del Mostro di Firenze. Forse un'altra occasione perduta per catturare questo temibilissimo criminale.
La tenda dei francesi nella quale il Mostro di Firenze potrebbe aver lasciato il suo DNA


Comunque, se Kosminski era veramente lo Squartatore, adesso andrebbe studiato e messo nel palcoscenico in cui ha agito Jack. La sua abitazione dovrebbe trovarsi al centro dei delitti, poiché appare logico che l’assassino fosse del posto con l’abitazione in prossimità delle scene dei crimini. 
 
La base di Jack avrebbe dovuto trovarsi nell'area azzurra. Se l'abitazione di Kosminski si trovava in questa zona oppure all'interno dell'ovale giallo le probabilità che fosse veramente lui Jack lo Squartatore salirebbero vertiginosamente. Soprattuto se venisse localizzata fra i delitti 4 e 5. (Rielaborazione grafica dell'Autore).
Come facciamo a dire questo? La prima vittima di Jack, Mary Ann Nichols, venne rinvenuta pochi minuti dopo essere stata uccisa ma nessuno notò un uomo macchiato di sangue. 
 
Come i giornali dell'epoca rappresentarono il rinvenimento del cadavere di Mary Ann Nichols. Potenza del disegno.
La terza e la quarta vittima vennero massacrate nella medesima notte, in quello che è stato definito il doppio evento, a pochi minuti di distanza e a poche centinaia di metri l’una dall’altra. Alle ore 1:05 venne trovata Elizabeth Stride, alle 1:45 Catherine Eddowes. Quindi, mentre la polizia arrivava in modo massiccio sulla SdC della Stride egli tranquillamente si spostava per uccidere la Eddowes, quella dello sciallo oggi molto famoso. Eppure, nessuno notò un uomo tutto insanguinato. Probabilmente Jack abitava in qualche posto fra queste due SdC, si cambiò velocemente di abito e uscì nuovamente per uccidere essendo stato disturbato durante l’omidicio della Stride. 


PERSONALITÀ DI JACK E DI KOSMINSKI

Jack non si limitava a pugnalare. Jack era preso da una frenesia sanguinaria che lascia attoniti: quasi decapitava le sue vittime e le sventrava asportando organi interni e portandoli via. In questo, il Mostro di Firenze è figlio d’arte, poiché anche costui portava via il pube e il seno delle ragazze che trucidava. Ma non le sventrava. Jack sì. Jack era veramente folle. L’ultima sua vittima, Mary Jane Kelly, fece una fine orribile, la squartò come un maiale e sparse i suoi organi per tutta la stanza. 
Ricostruzione tridimensionale del cadavere della povera Mary Jane Kelly. Notare la mutilazione del viso e dei seni. Gli altri organi interni erano poggiati sui mobili.

Fu l’unica donna a venire uccisa in un luogo chiuso quindi Jack non venne disturbato da nessuno e poté prodigarsi nel suo macabro show sino in fondo. Per completezza citiamo anche la seconda vittima di Jack, Annie Chapman. Il nostro Jack doveva essere una personalità altamente paranoica. I suoi omicidi ricordano quelli di Richard Trenton Chase, il Vampiro di Sacramento. Uno schizzato convito che il suo sangue si stava trasformando in polvere per cui uccideva e squartava per  bere sangue fresco. Anche Jack doveva soffrire di qualcosa del genere. Kominski, era stato tra i sospettati per gli omicidi di Jack. Venne internato in manicomio poiché era convito che volessero mangiarlo, aveva delle allucinazioni uditive. Si cibava di rifiuti e a un certo punto smise di lavarsi e cambiarsi. Jack doveva essere un assassino disorganizzato, oggi non avrebbe avuto scampo. In questo senso Kosminski potrebbe effettivamente essere Jack.  

Non erano però per nulla disorganizzati né Zodiac né il Mostro di Firenze. Ma certo erano psicopatici anche loro.

CONCLUSIONI
Se Jack ha trovato rifugio in qualche manicomio e a smesso di uccidere, questo non è accaduto né a Zodiac né tantomeno al nostro Mostro di Firenze.  Svelato il mistero di Jack personalmente non voglio aspettare altri 126 anni per scoprire chi erano Zodiac e il Mostro di Firenze. Ma se su Zodiac abbiamo speranze perché gli americani ancora lo cercano, non ne abbiamo nessuna per il Mostro di Firenze dato che il suo nome è stato blindato a doppio lucchetto da una sentenza della magistratura che ha visto condannare delle persone che nulla hanno a che vedere con la personalità e l'agire di un serial killer solitario. Poiché una cosa è certa, il Mostro di Firenze è un figlio di Jack come un figlio di Jack è Zodiac Killer.