domenica 31 maggio 2020

IL PERCORSO DI STEFANO MELE

Non so voi, ma io ho sempre trovato difficoltà nel recarmi sulla Scena del Crimine del 1968, non a partire da Roma, bensì da Piazza Michelacci, dove si trovava l'omonimo cinema. Quindi dalla stessa Signa.


Cliccare sulle immagini per ingrandirle.

Provate, se non siete del posto, a spostarvi da questo cinema al luogo dove è avvenuto l'omicidio. Potete usare anche il navigatore se volete, rischiate di smarrirvi ugualmente.
Ecco il percorso fatto dalle vittime quella dannata notte del 22 agosto 1968.


Le vittime sono partite dal Cinema Michelacci per portarsi alla SdC, nei pressi di Villa Castelletti, passando dal Cimitero.
In linea d'aria sembra facile. I tre punti sono quasi allineati sulla medesima retta.
Ma entriamo nel dettaglio.
Lasciate perdere l'immagine sopra, e concentratevi sulle quattro sotto.
Ora voi siete in Piazza Michelacci, o nei pressi di essa. Quale direzione prendereste per andare a Villa Castelletti?







Osservate la bussola. Le immagini sono orientate diversamente. Voi siete dov'è il segnaposto rosso. Per dove dovete andare per recarvi verso il cimitero? Avete una visione dell'alto. Quindi siete anche agevolati. Ma sapete orientarvi?
Entriamo più nel dettaglio.


Vi trovate al centro di questa piazza,  o in un zona ad essa vicina. Per andare a Villa Castelletti, che strada prendereste? Ricordatevi che voi non ci siete mai stati prima, se non durante la notte, in macchina, con uno che guidava. Voi non avete la patente. Siccome siete completamente alla cieca, vi indico la direzione. Nord/Ovest. Ma poi? 
Ecco la soluzione.


Dividiamo questo percorso in due, dal cinema al cimitero, e dal cimitero al SdC.
Questo primo tratto è abbastanza complicato, ne converrete. Se lo avete fatto una sola volta e per di più di notte, fosse anche che qualcuno vi abbia accompagnati a piedi, rifacendolo di giorno dopo sareste in grado di ripeterlo?


Il secondo tratto, invece è piuttosto semplice. Dal cimitero proseguite dritti e siete sulla SdC. Anche se lo avete fatto di notte, il giorno dopo dovreste essere in grado di ripercorrerlo.
Dal cimitero in poi, non vi potete sbagliare.

Ora, sapete tutti che il primo accusato di questo omicidio fu Stefano Mele, il quale confessò l'omicidio. Stefano, non guidava, non aveva la patente, non sapeva nemmeno andare in motorino. Il suo unico mezzo di locomozione era la bicicletta.
Il 23 agosto, Stefano viene formalmente accusato dell'omicidio della moglie. Nel pomeriggio di quel giorno fanno un esperimento: i carabinieri portano Mele in Piazza Michelacci e gli dicono di fare il percorso dal cinema alla SdC. Tale itinerario verrà fatto a piedi. L'esperimento riesce, Mele porta i militi sul luogo del delitto. 
La prima cosa che viene da pensare è che Stefano conosce i luoghi. Lui vive a Lastra a Signa, a pochi minuti da Signa. La mattina del 22 agosto gli comunicano che la moglie è stata uccisa. Presumo che gli dicano anche dove, presso Villa Castelletti. Lui sa come arrivare dal cinema a Villa Castelletti.
Ora, se Stefano conosce questa Villa e sa come arrivarci, questo esperimento che senso ha? Se a me dicono di andare dalla Stazione di Pisa a Piazza dei Miracoli ci so arrivare benissimo. Non ha senso farmi fare questo esperimento. La cosa assume un altro significato se lui non è mai stato a Villa Castelletti e imbrocca la strada. 
Bene. Diciamo che lui c'è stato solo la notte del delitto. Cioè nella notte fra il 21 e il 22. Fra il 22 e il 23 lui non si reca sul posto. Quindi non fa il percorso una seconda volta e può memorizzarlo. In conclusione, egli guida i carabinieri sulla SdC nel pomeriggio del 23 avendo fatto questo percorso una sola volta, di notte, in macchina quale passeggero.
Ora, quest'uomo deve avere un grande senso dell'orientamento, poiché come abbiamo detto e ribadiamo, sulla SdC c'è stato solo una volta, di notte, e non guidava neppure lui. Eppure, nemmeno 24 ore dopo riesce a fare il percorso, di giorno, a piedi.
Allora, facciamo così. La prima volta che andate a Signa a vedere il percorso delle vittime fatevi accompagnare in pieno giorno da qualcuno in macchina dal cinema a Villa Castelletti. Poi, sempre sotto un sole sfavillante, e pochi minuti dopo, cercate di fare il medesimo percorso da soli a piedi. Scommetto 1 contro 10 che non ci riuscirete. 
A questo punto sarete costretti a farvi accompagnare perlomeno fino al cimitero. da lì saprete giungere al teatro del crimine? Sicuramente sì, ma non è neppure sicurissimo. Però, insomma, basta andare sempre diritto.

LE PERPLESSITA' DEL DOTTOR CANESSA.
Al processo Pacciani, il PM, Dottor Paolo Canessa - che non sembra credere minimamente che Mele sia mai stato sulla scena del crimine - appare perplesso quando interroga Olinto dell'Amico. Ma chi è costui? Vediamolo dal processo Pacciani. E' il 22 aprile del 1994.

P.M.: Colonnello, può spiegare alla Corte quale è la sua attuale professione e qual è la sua professione nell'agosto del 1968? Se aveva qualche incarico, come mai?
O.D.A.: Attualmente sono Colonnello dei Carabinieri in ausiliaria. Fino a poco fa ero in servizio a Massa. Nel ’68 comandavo la sezione operativa del gruppo Carabinieri di Firenze, dalla quale dipendevano, fra gli altri reparti, nucleo investigativo che si interessò delle indagini.

Ora fate attenzione a questa parte dell'interrogatorio

O.D.A.: Il Mele ad un certo punto aveva praticamente, si era confessato autore dell'omicidio.
P.M.: Mi scusi, la prima domanda è questa: a questo verbale di interrogatorio in cui il signor Stefano Mele confessa, lei era presente?
O.D.A.: Penso proprio di sì.
P.M.: Cioè lei davanti ai suoi occhi, nella sua mente, il Mele che confessa non ce l'ha presente?
O.D.A.: Io ci ho, ecco adesso io ci ho presente questo: quando andammo sul posto, sul posto del coso... quando il Mele ci accompagnò sul posto del...
P.M.: Scusi, ecco allora questo lo deve spiegare alla Corte. Lo accompagnò ovviamente in un'epoca successiva...
O.D.A.: Non fu, no.
P.M.: ... rispetto a quella mattina in cui lei ci andò insieme al magistrato, bene?
O.D.A.: Sì.
P.M.: Di questo sopralluogo fatto con il Mele si parla solo incidentalmente in un rapporto. Quindi di quel verbale di sopralluogo con il Mele c'è solo traccia nel rapporto. Per ora la Corte non ha questi atti, vedremo se sia il caso di versarli, se le parti non hanno niente in contrario. Però forse il modo per ricostruirlo, il suo ricordo è il migliore. Allora diciamo, a noi manca in questo momento questo sopralluogo fatto col Mele: quando lo avete fatto e quali sono i punti salienti fra sopralluogo e confessione?
O.D.A.: Mah, il punto saliente è questo. Che praticamente noi arrivammo in compagnia del Mele, e si arrivò quasi vicino al cimitero di Signa. Lì vicino mi ricordo che c'era anche uno spiazzo dove furono parcheggiate le macchine, credo che fosse un parco di una villa eccetera. Poi ci avviammo a piedi, scendemmo. Ricordo perfettamente questo, come se fosse adesso, è una delle poche cose di cui ho un ricordo nitido, è questo: che a un certo punto i militari, come al solito, i militari camminavano avanti a noi, camminava. Il Mele...
P.M.: Mele era con lei?
O.D.A.: Come?
P.M.: Mele era con lei invece?
O.D.A.: Sì, stava vicino a me, camminava davanti.
P.M.: Mi scusi, è il Mele che vi deve guidare, e invece davanti ci sono i Carabinieri?
O.D.A.: No, io gli dissi, io li feci fermare, gli dissi: mettetevi dietro, state dietro a noi. E dissi al Mele: “Lei vada avanti perché ci deve portare lei, non dobbiamo essere noi a portare...”
P.M.: In che punto di strada siete quando fa questo discorso, lo ricorda?
O.D.A.: Questo, siamo dopo il cimitero.
P.M.: Dopo il cimitero, però il cimitero rispetto al luogo dove fu rinvenuta la macchina quanto tempo, quanto spazio..?
O.D.A.: C'è un pezzo, certo.
P.M.: C'è un bel pezzo.
O.D.A.: C'è un bel pezzo, c'è un pezzetto insomma.

Capito? Dal cinema al cimitero ce lo accompagnano, nel senso che i carabinieri vanno avanti e Mele li segue. Dal cimitero in poi, si accorgono dell'errore, e Mele va avanti e i carabinieri dietro. Quindi la parte più difficile del percorso Mele praticamente  non la fa. 
Ma aspettate. Non è finita. Dopo una digressione su altri argomenti, Canessa ritorna sul punto.

P.M.: Ecco, c'è un verbale. Io vorrei vedere, perché sul punto è importante, io vorrei fornire alla Corte, Presidente, il verbale di quell'interrogatorio che ha reso il teste - atto di altro procedimento utilizzabile - e vorrei far ricordare meglio al teste se in Corte di Assise, essendo la sua deposizione del 18 marzo, se non leggo male, del ‘70, cioè era molto più vicina come fatti, se lei su questo sopralluogo di Stefano Mele con i Carabinieri, sul fatto che vi portava lui, o che voi, i Carabinieri andavano un po' avanti, ebbe qualche ricordo più preciso. Se non ce l'ha...
O.D.A.: Se me lo fa leggere.
P.M.: Glielo leggo io. Allora, lei dice... “Prima di portarci sul posto giusto - è la domanda che viene fatta e risponde il Colonnello Dell’Amico - prima di portarci, prima che ci portasse Stefano sul posto giusto, il Mele aveva imboccato"- è scritto a mano - ...
O.D.A.: Sì.
P.M.: “... altra strada che si diparte dal centro del paese, che però ci condusse ad una villa privata - dice lei, rispondendo alla Corte di Assise - la cui uscita verso la strada del cimitero era preclusa da un cancello chiuso. Tornammo indietro e il Mele ci portò poi sul posto.”
O.D.A.: Esatto.
P.M.: Cioè, allora, questo forse non l'aveva ricordato prima, sembra che il primo, questo Mele che vi portava sul posto, a dir la verità, imboccò una strada diversa e vi portò in un posto chiuso. Lo ricorda ora?
O.D.A.: Sì, sì. Mah, andammo tutti insieme lì, ho l'impressione, che ci andammo, ci arrivammo un po' tutti assieme. Sì, comunque...
P.M.: Cioè sbagliate voi, e faceste sbagliare lui?
O.D.A.: Ricordo, no, ricordo perfettamente che ci fu questo, che ebbe questo... si, è esatto.
P.M.: Quindi lui, il giorno dopo, che sembra fosse 23...
O.D.A.: 23.
P.M.: Fu fatto fra il 21 e il 22...
O.D.A.: Il 23.
P.M.: ... è talmente sicuro di quel posto, quella ricostruzione che vi porta nel posto sbagliato - lo dice lei Colonnello - addirittura in una strada che lei dice: “verso la strada del cimitero era preclusa da un cancello chiuso”. Lo dice lei alla Corte, lo ricorda questo?
O.D.A.: Sì. Ricordo praticamente che ci fu questo...
P.M.: Che allora non vi portò subito nel posto giusto.
O.D.A.: Subito no, ci fu questo...
P.M.: Ecco, è importante, mi sembra, eh?
O.D.A.: Sì.
P.M.: Allora quel fatto che dicevo... ora ricorda se dal paese c'erano due strade sole? Cioè una che portava alla villa e una che portava, come sembra dal verbale, una che portava al posto dov'era Mele, dove era avvenuto l'omicidio?
O.D.A.: Ma non so che... per andare su quel posto...
P.M.: Lo so. Le ricordo... La mia domanda è questa, cioè: “la prima la sbagliò - lei ne dà atto - la seconda la azzeccò”. Le chiedo io: perché era l'unica altra alternativa, o la scelse fra altre 10 possibilità?
O.D.A.: Non ricordo se c'erano...
P.M.: Lo vediamo subito.
O.D.A.: ... altre strade traverse che portavano lì. Questo non lo so, non lo posso dire.
P.M.: Non ricorda se c'erano più d'una.
O.D.A.: Altre strade che portavano sul posto.
P.M.: Allora io le leggo la domanda successiva. A domanda: “Lo sbaglio era facile perché entrambe le strade o le piazze partivano dalla piazza”, è mal verbalizzato. Entrambe le strade partivano dalla piazza. Cioè...
O.D.A.: Dalla piazza del paese. Dalla piazza di Signa.
P.M.: Cioè, sembra di dover leggere: le strade partivano dalla piazza. Cioè la mia domanda è questa: da come lei spiegò allora, sembra che la seconda volta azzeccò perché era l'unica ulteriore alternativa che c'era. Poi se è necessario, la Corte lo andrà a vedere. Ma sembra, da questa verbalizzazione, dal suo ricordo di allora, che la prima secca la sbagliò, la seconda l’azzeccò perché c'era quell'altra e basta.
O.D.A.: Non ricordo se c'erano...
P.M.: Non lo ricorda.
O.D.A.: ... se si poteva giungere sul posto anche da altre vie non lo ricordo.
P.M.: Però la seconda che lui prese era l'unica ulteriore alternativa. Così lei dice alla Corte, io chiedo se se lo ricorda meglio.
O.D.A.: No, no

Pare tutto un po' confuso. Inizialmente Dell'Amico sostiene che i carabinieri erano avanti e Mele dietro fino al cimitero. Poi, sembra che Mele abbia cominciato il percorso dal centro del paese, li porta in una parte sbagliata e allora - sembrerebbe - che i carabinieri non si fidino e vanno avanti loro fino al cimitero. Da lì in poi tocca a Stefano arrivare sul posto.
Come fa Mele a sapere il punto esatto? L'omicidio è avvenuto meno di 24 ore prima. La gente vede questo esperimento. la gente sa dove è avvenuto il fatto. La gente è affollata lì. Un testimone oculare mi raccontò di avere assistito a questo sopralluogo. Era un ragazzino. E' stato lui a portarmi per la prima volta sul luogo e del crimine insieme a un ispettore di polizia che mi accompagnava. 
Raccontò la simulazione che fece Stefano Si ricordava che zoppicava (Mele aveva avuto l'incidente a febbraio, ma questo, il ragazzo non poteva saperlo, lo sappiamo noi oggi). Era praticamente sul ponte, questo giovane testimone. E c'era una marea di gente!

Terminiamo con il rapporto Torrisi. Altro esperimento.

Il 19 giugno 1985, verso le ore 20,45, il dott. Mario ROTELLA, G.I., il dott. Adolfo IZZO, Sost. Proc., lo scrivente e personale dipendente, con l'assistenza dell'avvocato di fiducia, conducono MELE Stefano in località Castelletti di Signa, allo scopo di verificare se il suddetto conosca esattamente il percorso che avrebbe fatto nell'accompagnare il bambino dall'autovettura alla casa colonica. Giunti sul posto, l'imputato descrive brevemente le modalità di esecuzione del duplice omicidio e simulando l'atteggiamento di persona che lui sostiene di essere Salvatore VINCI, introduce il braccio come se fosse armato, attraverso il finestrino anteriore sinistro, dentro un'autovettura posta nel medesimo sito. Egli, quindi, passa a descrivere le fasi successive, secondo le precedenti versioni e precisa che, nel momento in cui sta riassettando i cadaveri, è riconosciuto dal figlio Natalino, per cui si sarebbe allontanato, ritornando subito dopo per riprenderlo ed accompagnarlo in altro luogo, essendosi pure allontanate le altre persone presenti al fatto. Dopo altri indugi, invitato a mostrare il percorso, a suo dire fatto da solo dopo il delitto, portando il figlio un po' a cavalluccio, un po' per mano, si incammina a passo spedito. Percorsi circa 400 metri, si ferma ad un incrocio fra due strade campestri; invitato a proseguire, manifesta incertezza e non è in grado di risolversi e finalmente decide di andare avanti. La stessa scena si ripete un centinaio di metri più avanti; dopo molte titubanze è invitato a proseguire ed il difensore rimarca che la scelta non è dell'imputato. Percorsi circa un chilometro e 200 metri, si perviene ad un ponte ove la strada confluisce su un'altra, trasversalmente, ed ivi l'imputato manifesta il massimo momento di incertezza, non sapendo quale direzione intraprendere. È da notare che proprio da questo punto, in fondo sulla sinistra, si intravede da lontano la luce della casa colonica, posta sulla via Pistoiese, ove il figlio si è recato; particolare che lo stesso Natalino, ora da grande, nel corso della ricognizione del 26 febbraio 1985, dimostra di ricordare perfettamente (Nota mia: Natalino ricorda il percorso a distanza di anni, pur essendo all'epoca un bambino. Mele no.  Di Natalino sapevano per certo che quell'itinerario lo aveva fatto, riguardo a Stefano c'erano dei dubbi. di casa di De Felice, eppure non la riconosce). Il MELE, quindi, viene invitato a proseguire sulla sinistra, (Attenzione, viene invitato ad andare a sinistra)  ed incontrando, ad un centinaio di metri dalla via Pistoiese, una casa colonica sulla destra, con una lampada esterna (ovvero la casa De Felice), si ferma, la guarda e poi prosegue. Percorse poche decine di metri, ancora, indica, dopo un po', girandosi intorno, un gruppo di case, site sulla strada asfaltata, dicendo testualmente: "Forse è qui che ho lasciato il bambino, dove poteva suonare il campanello. Mi pare che lì ci arrivasse, infatti mi sono accertato che ci arriva". Il MELE, infine, invitato a chiarire definitivamente se ha effettuato quel percorso la notte dell'omicidio o se invece non ricordi, insiste nel ripetere di essere stato lui da solo ad accompagnare il bambino, di aver fatto il percorso nel modo giusto, ma che non ha del tutto un ricordo chiaro.

Quindi, nel secondo esperimento, con un avvocato di fiducia il quale rimarca, quindi vuol dire che già ha protestato in precedenza, che il percorso non è stato scelto dal Mele, l'esperimento fallisce.

Più in là, ecco cosa scrive Torrisi nel suo rapporto:

È il caso di evidenziare in proposito, che il 19.6.1985, la sera prima che il MELE venisse tradotto in carcere, durante un giro di ispezione al detenuto, fattogli rilevare di aver dato a tutti la netta sensazione, con il suo atteggiamento di non conoscere per niente quel percorso e che quindi egli non ha potuto accompagnare il bambino, egli riferisce allo scrivente: "La verità è che io in quel posto, la prima volta che ci sono andato è proprio quella sera che mi avete portato voi!".

Da notare che Mele non fa alcun accenno al fatto che avrebbe lasciato il bambino al ponticino, asserisce bensì di essere arrivato sino a casa De Felice e averlo lasciato lì. Insomma, Mele pare non sappia un bel nulla di questa faccenda. 

CONCLUSIONI
Aver fatto fare il percorso a Stefano Mele il pomeriggio del 23 è stato un esperimento senza senso. Perché se Stefano conosceva già il percorso, ovvio che lo avrebbe saputo replicare. Se Stefano non aveva mai fatto il percorso se non la notte del delitto, era impossibile che potesse accompagnarli sino a Villa Castelletti. Come sarebbe stato impossibile per chiunque. L'aver dato per positivo tale esperimento dimostra solo che Mele era in balia degli inquirenti. Se possiamo mettere in dubbio la bontà di questo sopralluogo, possiamo mettere in dubbio tutto quello che Mele ha dichiarato, poiché c'è un difetto di fondo: Stefano è stato considerato colpevole 24 ore dopo il delitto. Forse, se invece di cercare a tutti i costi prove contro di lui avessero provato prima a verificare la propria ipotesi, ovvero, accertarsi che Stefano fosse rimasto veramente a casa, cercare impronte digitali sulla macchina, mettere in dubbio le procedure che stavano adottando... questa storia avrebbe avuto un altro percorso, e il caso di dirlo. Forse Stefania Pettini non sarebbe morta. Oppure, non sarebbero morti i ragazzi dal 1981 in poi, perché già dal secondo delitto, avendolo collegato fin da subito a quello del 1968, avrebbero cercato un maniaco omicida. Questo assassino avrebbe avuto gli investigatori alle calcagne sette anni prima dell'escalation. Fissarsi con il Mele ha fatto solo perdere sei anni di indagini - dal 1968 al 1974 - e altri otto dal 1974 al 1982. Dal 1982 in poi, persistendo nell'errore di credere alle false confessioni di Stefano, sono andati completamente fuori binario e l'assassino delle coppiette ha continuato tranquillamente a uccidere. Finché si è reso conto, con l'avvento di Canessa, De Fazio nonché della SAM, che la pista indicata da Stefano Mele era stata abbandonata. A questo punto, anche lui ha abbandonato. È stato abbastanza intelligente da capire che era venuto il momento di ritirarsi.