giovedì 11 settembre 2014

IL RITORNO DI JACK LO SQUARTATORE



Il padre di tutti i serial killer; il principe degli assassini sadici/sessuali; l’archetipo del Male, quello che oramai è una leggenda nella storia della criminologia, anzi la leggenda, ovvero Jack lo Squartatore, avrebbe un nome, Aaron Kosminski, un ebreo polacco nato l’11 settembre del 1865. 
 
Aaron Kosminski
Jack operò nel 1888, terrorizzando Londra per due mesi, dal 31 agosto al 9 novembre. Questo breve lasso di tempo è bastato per immortalare il nome di Jack lo Squartatore a caratteri d’oro negli annali della storia mondiale del crimine. Tuttavia, per paradosso, la scoperta della sua vera identità, sempre che, ripetiamo, questa notizia verrà confermata, sancirebbe la morte di Jack più che la rinascita. Infatti, nelle enciclopedie dei serial killer non dovremmo più trovare Jack lo Squartatore bensì Aaron Kosminski, alias Jack the Ripper. È come se tolta la maschera di Arlecchino, Arlecchino cessa di esistere.

La vera identità di Jack è stato un assillo per molti criminologi, giornalisti, scrittori, semplici cittadini. La ricerca del suo vero nome è stata una vera e propria caccia al tesoro che pare abbia vinto Russell Edwards. Tuttavia le modalità con la quale questa notizia è apparsa sui giornali di tutto il mondo lascia assai perplessi. Potrebbe trattarsi di una bufala per vendere un libro. Staremo a vedere. Comunque, sembrerebbe che il DNA di Kosminski sarebbe stato ritrovato su uno scialle appartenuto a Catherine Eddowes, la quarta vittima di Jack. 
Russell Edward mostra lo scialle di Catherine Eddowes
Russel nel 2007 avrebbe comprato questo scialle ad un'asta pubblica. In seguito avrebbe commissionato al dottor Jari Louhelainen, un biologo molecolare, la ricerca del DNA. Lo scienziato avrebbe estratto del DNA mitocondriale di origine spermatica. Non possedendo né il DNA della vittime né il DNA dell'assassino, sono stati prelevati campioni ai discendenti dell'una e dell'altro. Supponiamo che non solo Kosminski ma anche altri discendenti di sospettati siano stati saggiati. Non sappiamo. 
Questo scialle però non è certo che sia appartenuto alla vittima poiché i verbali del tempo sembra che non ne parlino. In ogni caso, Edward ha fatto molto meglio della scrittrice Patricia Cornwell, la quale convinta che Jack fosse il pittore Walter Sickert non ha esitato a danneggiare un suo quadro alla ricerca del DNA. La Cornwell crede di aver dato un nome a Jack lo Squartatore ma di sicuro lei si è comportata da Jackie la Squartatrice. Una simile azione non merita neppure un commento.


IL MITO DI JACK

I più famosi Serial killer della storia sono tre: Jack lo Squartatore, il Killer dello Zodiaco e il Mostro di Firenze. Nessuno di questi tre è stato il più prolifico assassino della storia, la loro notorietà non è legata al numero delle vittime e neppure al modo brutale di uccidere. Altri sono stati più prolifici e più sanguinari, ma questi tre sono entrati nella leggenda per il mistero che li circonda.

Jack ebbe subito grande notorietà per molti motivi: la letteratura gialla, inventata in quello stesso secolo di sana pianta da Edgar Allan Poe, era diventata ormai la narrativa per eccellenza da leggersi nei lunghi viaggi. 
 
Il racconto "I delitti della Rue Morgue", di Poe, il primo giallo della letteratura
I tascabili nacquero proprio per le esigenze dei viaggiatori dei treni. Ancora oggi il giallo è al primo posto come gradimento in ogni paese. E ciò si è ripercosso anche nel cinema, nel fumetto e nella televisione. Il male attira in una maniera mirabile, chissà per quale motivo. Forse perché ci sentiamo tutti un po’ vittime e un po’ carnefici. Forse aveva ragione Stevenson ne Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde a dire che siamo una miscela di Bene e di Male. Il Mister Hyde che è dentro di noi si compiace di leggere di crimini efferati, delitti irrisolti, morti atroci. 
Jack, dunque, affascinava e turbava poiché era la personificazione vivente di quello che si poteva leggere sui gialli d’appendice. Ma Jack era vero, non era un personaggio da romanzo noir, quindi era assai più inquietante e, per certi versi, più stimolante. Le sue gesta era come se pigiassero sui tasti bianchi della nostra componente suicidiaria e su quelli neri della nostra componente omicidiaria traendone una melodia sinistra a accattivante.

L’altro elemento di successo di Jack sono stati i giornali. I quotidiani erano una novità nell’Ottocento e facevano dei resoconti particolareggiati dei suoi delitti e di come si svolgeva l’inchiesta. Inoltre, gli articoli venivano corredati da disegni molto suggestivi i quali avevano una forza di attrazione molto più potente delle moderne fotografie. Quindi, il lettore poteva seguire per la prima volta giorno dopo giorno gli umori della polizia e quelli della gente comune. L’analfabetismo era molto elevato ma c’era chi leggeva per tutti.

Il carico da undici lo calò lo stesso Jack o chi per lui scrivendo ai giornali. Le sue lettere erano terrorizzanti forse molto più degli stessi omicidi poiché rendevano l’assassino vivo, parlante e respirante.
 
Lettera dall'Inferno di Jack lo Squartatore
La polizia non sapeva che pesci prendere mentre costui mostrava un disprezzo totale verso gli investigatori deridendoli e preannunciando ulteriori delitti. In quei mesi dunque c’erano due Jack che agivano, quello che uccideva e quello che scriveva, se erano la medesima persona è difficile dirlo ma certo si muovevano in concerto. Forse si trattava di un  assassino e di un mitomane ma costui fece la sua parte in maniera mirabile alla stessa maniera del primo.


PARALLELISMI

Il Killer dello Zodiaco è un figlio che ha seguito le orme del padre, egli infatti scriveva ai giornali delle lettere. In questo modo anche lui è entrato nella leggenda. Le lettere di Zodiac erano una sfida alla polizia. Dei veri dei crittogrammi che ancora non sono stati tutti decifrati e sui quali si esercitano sia comuni mortali che specialisti senza che si riesca a venire a capo di nulla.
Una lettera di Zodiac del 26 giugno 1970
Sia Jack, sia Zodiac, scelsero essi stessi il loro nome, e scelsero bene, quasi fossero esperti di marketing. Infatti la scelta dello pseudonimo ha contribuito ad alimentare la loro leggenda.

Il Mostro di Firenze, al contrario dei suoi due colleghi, era un taciturno, e non scelse il proprio nome che gli venne affibbiato dai giornalisti. Non scrisse lettere ai giornali, ne mandò una sola a un magistrato che si era occupato del caso. Ma lo fece in una maniera pregevole per lui, da vero serial killer psicopatico: nessun biglietto, nessuno scritto, neanche una frase ma solo un lembo di seno della sua ultima vittima. 
L'inquietnte lettera del Mostro di Firenze contenente il lembo di seno di Nadine Mauriot
Questo assassino è divenuto famoso poiché aveva una ritualità ossessiva, è stato un caso unico nella storia del crimine: per sedici anni ha colpito sempre coppiette in cerca di intimità che nelle notti di novilunio si appartavano negli spiazzi di campagna. A Giogoli trucidò due ragazzi ma solo perché uno dei due lo scambiò per una donna. Ha utilizzato ogni volta la stessa arma, una beretta calibro .22, e sempre i medesimi proiettili, anche quando andarono fuori produzione: cartucce Winchester serie H Long Rifle.


LA SCIENZA

Se la scoperta di Edward verrà confermata, ancora una volta la scienza avrà aiutato a svelare un mistero che durava da oltre un secolo; il DNA è diventato l’Abracadabra degli scienziati forensi che schiude le porte degli enigmi e fa vedere finalmente la verità. Forse anche il Mostro di Firenze potrebbe aver lasciato il suo DNA nella tenda occupata dalle sue ultime vittime dato che ebbe una colluttazione con il giovane Kraveichvili che dovette uccidere a pugnalate. Forse c’è, forse non c’è. La tenda esiste, è ancora nelle mani della procura ma non verrà utilizzata per cercare il DNA semplicemente perché per la stessa procura gli assassini sono stati consegnati alla giustizia e condannati. Sarebbero i compagni di merende. La procura non sente il bisogno di dimostrare ciò che i processi hanno già dimostrato. Per cui non ci sarà mai nessuna prova del DNA a risolvere il caso del Mostro di Firenze. Forse un'altra occasione perduta per catturare questo temibilissimo criminale.
La tenda dei francesi nella quale il Mostro di Firenze potrebbe aver lasciato il suo DNA


Comunque, se Kosminski era veramente lo Squartatore, adesso andrebbe studiato e messo nel palcoscenico in cui ha agito Jack. La sua abitazione dovrebbe trovarsi al centro dei delitti, poiché appare logico che l’assassino fosse del posto con l’abitazione in prossimità delle scene dei crimini. 
 
La base di Jack avrebbe dovuto trovarsi nell'area azzurra. Se l'abitazione di Kosminski si trovava in questa zona oppure all'interno dell'ovale giallo le probabilità che fosse veramente lui Jack lo Squartatore salirebbero vertiginosamente. Soprattuto se venisse localizzata fra i delitti 4 e 5. (Rielaborazione grafica dell'Autore).
Come facciamo a dire questo? La prima vittima di Jack, Mary Ann Nichols, venne rinvenuta pochi minuti dopo essere stata uccisa ma nessuno notò un uomo macchiato di sangue. 
 
Come i giornali dell'epoca rappresentarono il rinvenimento del cadavere di Mary Ann Nichols. Potenza del disegno.
La terza e la quarta vittima vennero massacrate nella medesima notte, in quello che è stato definito il doppio evento, a pochi minuti di distanza e a poche centinaia di metri l’una dall’altra. Alle ore 1:05 venne trovata Elizabeth Stride, alle 1:45 Catherine Eddowes. Quindi, mentre la polizia arrivava in modo massiccio sulla SdC della Stride egli tranquillamente si spostava per uccidere la Eddowes, quella dello sciallo oggi molto famoso. Eppure, nessuno notò un uomo tutto insanguinato. Probabilmente Jack abitava in qualche posto fra queste due SdC, si cambiò velocemente di abito e uscì nuovamente per uccidere essendo stato disturbato durante l’omidicio della Stride. 


PERSONALITÀ DI JACK E DI KOSMINSKI

Jack non si limitava a pugnalare. Jack era preso da una frenesia sanguinaria che lascia attoniti: quasi decapitava le sue vittime e le sventrava asportando organi interni e portandoli via. In questo, il Mostro di Firenze è figlio d’arte, poiché anche costui portava via il pube e il seno delle ragazze che trucidava. Ma non le sventrava. Jack sì. Jack era veramente folle. L’ultima sua vittima, Mary Jane Kelly, fece una fine orribile, la squartò come un maiale e sparse i suoi organi per tutta la stanza. 
Ricostruzione tridimensionale del cadavere della povera Mary Jane Kelly. Notare la mutilazione del viso e dei seni. Gli altri organi interni erano poggiati sui mobili.

Fu l’unica donna a venire uccisa in un luogo chiuso quindi Jack non venne disturbato da nessuno e poté prodigarsi nel suo macabro show sino in fondo. Per completezza citiamo anche la seconda vittima di Jack, Annie Chapman. Il nostro Jack doveva essere una personalità altamente paranoica. I suoi omicidi ricordano quelli di Richard Trenton Chase, il Vampiro di Sacramento. Uno schizzato convito che il suo sangue si stava trasformando in polvere per cui uccideva e squartava per  bere sangue fresco. Anche Jack doveva soffrire di qualcosa del genere. Kominski, era stato tra i sospettati per gli omicidi di Jack. Venne internato in manicomio poiché era convito che volessero mangiarlo, aveva delle allucinazioni uditive. Si cibava di rifiuti e a un certo punto smise di lavarsi e cambiarsi. Jack doveva essere un assassino disorganizzato, oggi non avrebbe avuto scampo. In questo senso Kosminski potrebbe effettivamente essere Jack.  

Non erano però per nulla disorganizzati né Zodiac né il Mostro di Firenze. Ma certo erano psicopatici anche loro.

CONCLUSIONI
Se Jack ha trovato rifugio in qualche manicomio e a smesso di uccidere, questo non è accaduto né a Zodiac né tantomeno al nostro Mostro di Firenze.  Svelato il mistero di Jack personalmente non voglio aspettare altri 126 anni per scoprire chi erano Zodiac e il Mostro di Firenze. Ma se su Zodiac abbiamo speranze perché gli americani ancora lo cercano, non ne abbiamo nessuna per il Mostro di Firenze dato che il suo nome è stato blindato a doppio lucchetto da una sentenza della magistratura che ha visto condannare delle persone che nulla hanno a che vedere con la personalità e l'agire di un serial killer solitario. Poiché una cosa è certa, il Mostro di Firenze è un figlio di Jack come un figlio di Jack è Zodiac Killer.

mercoledì 3 settembre 2014

Delitto 1968: prima parte. UNA SOLA PISTOLA, MOLTI ASSASSINI.


Quante volte può sparare una pistola? Tante, ovviamente. Quante persone possono utilizzare quella stessa pistola per uccidere? Diversi, ovviamente. E quanti possono uccidere la medesima persona con la medesima pistola? Solo uno può. Questa dovrebbe essere la risposta. In realtà dipende dalle pistole. Non tutte sono uguali, nella storia del crimine esistono proiettili magici e pistole stregate. Un proiettile magico uccise il presidente Kennedy, una pistola stregata uccise due amanti. Già… due amanti. Cosa c’è di più scontato che uccidere colui che tradisce insieme al suo amante? Il marito ammazza la moglie e il suo stramaledetto ganzo. Fine delle storia.


INIZIO

Era una notte buia e tempestosa… No, non esattamente, per questa pistola stregata la notte era serena e afosa. Comunque era notte. Quella dannata pistola entrò in azione quella sera e uccise i due che amoreggiavano in macchina. Quella dannata pistola ucciderà ancora altre sette coppie di innamorati. Quella dannata, dannatissima pistola non solo uccideva ma riusciva a mandare in galera chiunque. Venne forgiata nelle operose officine della Beretta, prestigioso marchio di fabbrica per prestigiose armi da fuoco. Ma quando gli altoforni fusero l’acciaio di quella pistola, di turno quella volta doveva esserci Satanasso in persona
La Beretta calibro .22 Long Rifle (a canna lunga) utilizzata per tutti i delitti da Mostro di Firenze


Il 21 agosto del 1968, mercoledì, Enrico si reca a casa di Stefano Mele, il quale nel pomeriggio si era sentito male sul lavoro ed era rientrato. A casa del Mele, Enrico incontra Virgilio. Costui come vede Enrico si sente male per il troppo caldo e preferisce ritirarsi. Enrico deve aver avuto un sogghigno nel vederlo uscire. Ma quel ghigno, anche quel ghigno, era opera di Satanasso.

In verità Enrico non si chiamava Enrico e Virgilio non si chiamava Virgilio. Ma, chissà per qual motivo, Stefano Mele li chiamava così. I due erano siciliani, il Mele era sardo. E sarda era la moglie, Barbara Locci. Tutti isolani. Ma erano tutti sul continente. In Toscana per la precisione. A Signa per l’esattezza. Enrico, al secolo Antonio Lo Bianco, faceva il muratore, aveva 29 anni e tre figli. Virgilio si chiamava in realtà Carmelo Cutrona. I due siciliani erano come cumpari Turiddo e cumpari Alfio. Lola era Barbara. Barbara… di nome di fatto. Una donna incapace di legami veri. Indomabile. Sempre alla ricerca di un uomo. Non era bella. Ma era disponibile. E gli uomini cosa non avrebbero dato per un po’ di piacere…

Cutrona andò la cinema. Antonio andò al cinema. Carmelo andò con lo zio. Antonio andò con Barbara. Carmelo arrivò all’alba del giorno dopo. Antonio no.


Barbara Locci e Antonio Lo Bianco

La Beretta calibro .22 munizionato con cartucce Winchester serie H LG (long rifle) fece il suo ingresso nella storia del crimine stampando a caratteri cubitali i nomi di Antonio Lo Bianco e Barbara Locci nelle prime pagine dei quotidiani. Poi quei nomi si affievolirono… si stinsero… si opacizzarono sino a sparire del tutto. E nessuno se ne sarebbe più ricordato ma nel 1982 quel delitto venne associato a un nome che incuteva terrore: il Mostro di Firenze. Come, il Mostro di Firenze? E cosa c’entra lui con i due amanti? Non li aveva uccisi il marito reo confesso, Stefano Mele? Sì, forse. Ma la pistola non venne mai trovata. Quindi qualcun altro deve averla usata mentre egli soggiornava nelle patrie galere. E come ha fatto la Beretta a finire dalla mani di Mele a quelle del Mostro? Magari lui l’ha perduta quella notte… forse… Ma anche le maledette cartucce sono le medesime dal 1968 al 1982 e poi fino al 1985. Mele perse anche quelle la notte del delitto? Allora, da allora, ecco fiorire mille teorie, mille ipotesi, mille tesi. Mele ha ucciso con un complice. Mela ha ucciso da solo. Mele non ha mai ucciso ma conosceva l’assassino. Mele non ha mai ucciso e non conosceva l’assassino.

Una cosa è certa: Mele non era il Mostro. Quindi? Chi ha ucciso Barbara Locci e Antonio Lo Bianco?




giovedì 3 gennaio 2013

Rampicata sugli specchi: motivazione delitto Melania Rea

Dal sito dell'ansa apprendiamo quanto segue

 Parolisi uccise per rapporto sessuale negato


Depositate le motivazioni della sentenza di primo grado

Un rapporto sessuale negato avrebbe scatenato la furia di Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell'Esercito condannato in primo grado all'ergastolo per avere ucciso a coltellate, il 18 aprile 2011, la moglie Melania Rea, nella pineta di Ripe di Civitella (Teramo): è questa la conclusione alla quale è arrivato il giudice di Teramo, Maria Tommolini, nelle motivazioni della sentenza.
Secondo il giudice si è trattato di un delitto d'impeto che non avrebbe nulla a che vedere con le relazioni extraconiugali di Parolisi, maturato a causa della frustrazione vissuta dall'uomo nei confronti di Melania, "figura dominante" della coppia. Nella ricostruzione fornita dal magistrato l'omicidio si sarebbe consumato in pochi momenti, quando Melania si è spostata dietro al chiosco della pineta per fare pipì: la vista della moglie seminuda - sempre secondo il giudice - avrebbe verosimilmente eccitato Parolisi che si è avvicinato e ha baciato la donna, per avere un rapporto sessuale. Melania però avrebbe rifiutato l'avance, forse rimproverando il marito, che a quel punto ha reagito all'ennesima umiliazione, sferrando i colpi con il coltello a serramanico che aveva in tasca.
Nella sentenza di condanna a Parolisi, il Gup Tommolini parla anche del rapporto tra il caporal maggiore e la soldatessa Ludovica Perrone e pur escludendo implicazioni dirette sul'omicidio, afferma che la relazione tra i due era ancora in atto. Per dimostrare probabilmente che Salvatore ha detto troppe bugie anche sul rapporto tra i due agli inquirenti, cita le telefonate intercorse tra i due: dal 2 settembre 2009, data presumibile dell'inizio del rapporto, al 27 aprile 2011 Salvatore e Ludovica si sono scambiate 5395 chiamate e 4012 sms. Il che significa che nei 603 giorni del loro rapporto tra i due c'é stata una media di 8,9 telefonate al giorno e 6,6 messaggi tale da spingere il giudice ad affermare che "vi era da circa due anni una stabile relazione sentimentale ancora in corso".
"Nel tentativo di allontanare i sospetti", Parolisi "ha fornito, con proprie dichiarazioni e interviste televisive, una mole di menzogne che, inconsapevolmente, hanno costituito una sorta di confessione". E' quanto sostiene il Gup nelle sue motivazioni. "Una mole di menzogne (così come era solito fare nella propria vita quotidiana) - scrive il magistrato - che ha offerto al giudicante una chiave di lettura che ha consentito di ricostruire la dinamica dell'accaduto, il movente e l'effettiva personalità di un uomo che ha vissuto e vive una propria realtà, che prende spunto dal vero, lo rielabora e, quindi, lo eleva a verità tanto da essersi già assolto dai terribili delitti commessi".

Chi ci crede a una simile motivazione? Un delitto di impeto avrebbe comportato una marea di prove contro Parolisi. A parte che appare veramente improbabile che si ecciti vedendo la moglie fare pipì al punto tale da perdere le staffe e ucciderla. Sarebbe stato poi veramente fortunato quando nel dare l'alibi avrebbe detto che nella fascia oraria in cui sarebbe morta la moglie faceva giocare sua figlia sull'altalena. Abbiamo spiegato in un precedente post come l'alibi di Parolisi regga alla prova dell'azzardo.
Insomma, condannare all'ergastolo un uomo adducendo una motivazione così improbabile ci appare un'enormità. I movimenti della coppia durante il giorno non sono stati improntati al nervosismo. Parolisi ha soddisfazioni sessuali anche al di fuori del contesto coniugale. Insomma, la merce non gli manca. E poi cos'è, un infoiato cronico? Quella è la moglie, l'avrà vista diecine di volte fare pipì. Cos'è un feticista? No. Non regge. Non va. Inoltre c'è lo staging effettuato in un orario in cui Parolisi è sotto il controllo di diverse persone. 
Questo è un omicidio premeditato. Melania è stata attirata da qualcuno in quel posto. Se questo qualcuno è il marito, mi starebbe già meglio. Ma non è stato Parolisi.E se non è stato lui dovrebbe essere opera di una donna.
A mio avviso ci troviamo di fronte a un delitto irrisolto.