giovedì 1 novembre 2012

Una lezione indimenticabile 1/2: Jack Unterweger, lo scrittore assassino


Prima parte
La falsa storia di Jack Unterweger

Jack e il suo adorato cane Joy
Introduzione
Chi non crede nella redenzione dovrebbe ascoltare la triste storia di Jack Unterweger. Un uomo geniale, un poeta, uno scrittore finissimo che dal fango raggiunse le stelle e poi per invidia, malanimo, cattiveria venne nuovamente respinto nel fango. Perché la redenzione è un lungo, aspro cammino che non a tutti piace; se qualcuno riesce in qualcosa a qualcun altro può non piacere tale traguardo e farà di tutto per nuocere colui che lo ha raggiunto. Udite dunque come venne osteggiato, maltrattato e umiliato uno dei più grandi letterati austriaci.

Povero Jack
Tutti vorremo nascere in una famiglia agiata, borghese, istruita come quelle della pubblicità. Beh, questo non toccò al nostro Jack. La sorte non fu benefica con lui. La madre era una truffatrice e prostituta, la sorella di lei, anch’essa una prostituta, venne uccisa dal suo ultimo cliente, un episodio che turberà Jack per tutta la vita e lo porterà ad avere la massima considerazione nei confronti delle povere donne costrette a vendere il proprio corpo. Il nonno era un ubriacone, un rozzo, un despota che lo tiranneggiava in tutti i modi. Il padre un soldato americano che lui non conoscerà mai. La madre praticamente lo abbandonò nelle grinfie di questo nonno crudele che abitava nel posto più desolato dell’Austria, in mezzo ai monti dove non c’era neppure l’elettricità. Povero Jack! aspettò il ritorno della madre per anni. Lei, certo, tornava qualche volta, sempre per prendere qualcosa ma quel qualcosa non era mai suo figlio. E così Jack quasi analfabeta diventò un ribelle. Sì, un ribelle prima che un delinquente. Egli non ebbe altra scelta perché non c’erano altre scelte. Divenne ladro, truffatore, pappone, ma trattò sempre bene le ragazze che lavoravano per lui, memore di questa zia massacrata dal suo ultimo cliente.

Un incontro fatale
Jack credeva di odiare la madre, in realtà l’amava, purtroppo lo capì nel peggiore dei modi quando incontrò Margret Schaefer. 
Margret Schaefer
Era il 1974, lui aveva 24 anni, la ragazza 18. Jack era fidanzato e Margret comunque lo perseguitava con le sue avances. Ciò irritava profondamente Jack. Non per le avances in sé, bensì perché la ragazza gli ricordava un’altra donna: sua madre. Non voleva avere nulla a che fare con lei come non voleva avere nulla a che fare con sua madre. L’11 dicembre del 1974 avvenne un litigio fra loro due, Jack la colpì e fu come se la sua rabbia a lungo contenuta e repressa scattasse su come una molla: non riuscì più a fermarsi. Non era Margret che stava colpendo ma sua madre. Tutta l’infanzia di Jack, i suoi tormenti, le sue attese, le sue delusioni si concentrarono su quella povera ragazza che aveva l’unico torto di somigliare a sua madre. Per anni Jack dirà a chiunque gli ricordasse la sua vittima: “Magari potessi disfare ciò che ho fatto.” Quell'atto fu comunque per lui una catarsi poiché capì che in quella rabbia c'era il desiderio e l'amore del bambino che nascosto dentro di lui cercava la propria madre. Peccato che ci andò di mezzo un'innocente.

La discesa di Lucifero
Nel 1975 Jack per questo omicidio venne condannato all’ergastolo.
Jack all'epoca dell'omicidio Schaefer
In Austria per ergastolo si intende 25 anni di prigione, ma dopo 15 anni un detenuto può chiedere la libertà vigilata. Non è possibile ricevere più di un ergastolo. In Italia, come si sa, invece è possibilissimo ed esiste il fine pena mai.
A quel punto Jack si considerava un nocciolo di pesca che veniva risucchiato nella terra. Il rimorso per quello che aveva fatto, la mancanza di una famiglia solida, non saper svolgere nessun tipo di attività, essere quasi analfabeta lo portò a contemplare il suicidio. Poi però accadde qualcosa…

Resurrezione
Cosa che mai aveva fatto prima, Jack cominciò a imparare a leggere, e divenne avido di romanzi. Non solo, si rese conto che anche lui aveva delle storie da raccontare per cui iniziò a scrivere. Nel carcere ci si accorse che questo detenuto si stava trasformando in un'altra persona. E così gli permisero di frequentare un corso di scrittura creativa. Fu una rivelazione: mai Jack avrebbe creduto di possedere qualità letterarie, invece ne era dotato eccome. La letteratura era una dimensione che non aveva mai sperimentato, era come se da scalpellino della tomba di Tutankhamon fosse diventato egli stesso il faraone e quel luogo sacro fosse divenuta la sua dimora. La poesia, il teatro, la narrativa, erano mondi colorati che annullavano quello grigio dell'uomo che era sempre stato. Più si ergeva in questo nuovo universo più il vecchio Jack diventava piccolo e minuscolo fino a diventare un puntolino. L’Austria aveva scoperto un nuovo astro nascente della letteratura in un luogo dove mai avrebbe creduto di poterlo trovare, in un carcere; e in una persona che mai avrebbe creduto potesse mai dare qualcosa di buono alla società: un assassino semianalfabeta.

Rinascita
Jack scrisse il suo capolavoro, Fegefeuer oder reise ins Zuchtaus (Purgatorio, o del viaggio in prigione) che venne pubblicato nel 1983.
I romanzi di Jak Unterweger
Fu un trionfo, un successo, ne venne tratto un film e il romanzo venne persino consigliato nelle scuole. Il nocciolo di pesco non era affondato nella terra per essere inghiottito per sempre ma per rinascere come una pianta rigogliosa e carica di frutti. Seguirono fiabe per bambini, altri romanzi, rappresentazioni teatrali. Di lui si accorsero gli intellettuali (Literarnik) e la gente bene (Promi) i quali scrissero al Presidente della Repubblica per accelerare la scarcerazione anticipata di Jack. Ma la legge lo vietava fino a che non avesse fatto almeno 15 anni di prigione. Ciò accadde solo il 23 maggio 1990.

Libertà o liberazione
Jack non era solo un uomo libero ma un’anima dannata affrancata dai suoi peccati. Per l’Austria fu un vero trionfo, un detenuto che aveva acquistato la libertà per meriti letterati era un evento unico. Lo chiamavano il poeta delle prigioni. Divenne noto, famoso, illustre; lo vedevi in televisione, nei teatri, nei migliori caffè della capitale. Attorniato da donne affascinate dal suo lato creativo in netto contrasto con quello assassino che un tempo lo aveva distinto.
Jack in un'apparizione televisiva
Intelligente, gentile, sagace, spiritoso, con una verve sorprendente, Jack piaceva, piaceva a tutti. E piacevano le cose che scriveva. Ma non amava parlare di quello che un tempo era stato… egli non aveva proprio più nulla a che vedere con quel galeotto che aveva portato il suo stesso nome.

Un lavoro di troppo
Tutto avrebbe dovuto fare Jack tranne una cosa: il giornalista. Non che non avesse qualità per scrivere un pezzo di cronaca, anzi, chi più di lui poteva capire il sottofondo nero di Vienna. Tuttavia avrebbe fatto bene a rimanere nell’élite piuttosto che scendere nuovamente nella melma. Ma qualcosa stava accadendo nella capitale, e lui non poteva tacere… il vecchio Jack avrebbe potuto aiutare il prossimo più di quello nuovo, per cui, per il bene dell’umanità, egli dovette rivestire i panni di ciò che era stato e tuffarsi nel mondo perduto della prostituzione. Mai avrebbe potuto immaginare che ciò sarebbe stato un errore fatale per lui.

Gli assassini delle prostitute
Un misterioso assassino aveva ucciso quattro prostitute nel giro di un mese nella capitale. I loro corpi verrano ritrovati a giorni o mesi di distanza nella foresta prospiciente Vienna, nel Wienerwald.
8 aprile 1991 scompare Silvia Zagler, verrà ritrovata il 4 agosto nel bosco.
16 aprile 1991 scompare Sabine Moitzi, verrà ritrovata il 20 maggio nel bosco. Stuprata, percossa e strangolata.
28 aprile 1991 scompare Regina Prem, verrà ritrovata il 19 aprile del 1992, nel bosco.
7 maggio 1991 scompare Karin Eroglu, verrà ritrovata il 23 maggio nel bosco. Stuprata, percossa e strangolata.
Il 22 maggio 1991 esce l’articolo sull’assassino delle prostitute, da quel momento non accade più nulla.
Il 3 giugno 1991 il giornalista-scrittore Jack Unterweger intervista il capo della polizia di Vienna. Il suo interesse, comunica, deriva dall’omicidio di una zia prostituta uccisa dal suo ultimo cliente.
La polizia brancola nel buio, gli articoli di Jack sono tutti a favore di queste povere vittime della società.
A Graz, 200 km lontano, c’erano stati altri due delitti di prostitute, così, il 28 maggio 1991, un ispettore della capitale si recò in quella località per verificare se c’erano collegamenti fra gli omicidi delle prostitute delle due città. Stabilì che non ve ne erano.
Ecco cosa se era accaduto a Graz.
25 ottobre 1990 scompare Brunhilde Masser, ritrovata nei boschi il 5 gennaio 1991. Strangolata.
7 marzo 1991 scompare Elfriede Schrempf, ritrovata il 5 ottobre 1991 nei boschi, probabilmente strangolata.
Il 31 maggio 1991 August Schenner, ispettore di Salisburgo in pensione, chiama la centrale di polizia di Vienna avvertendo che Jack Unterweger potrebbe essere il probabile assassino. Le verifiche della polizia però smentiscono l’ex ispettore. Ci sono due assassini, e Jack non ha ucciso una prostituta nel 1974. Inoltre sembra molto ben integrato nella sua nuova veste di giornalista e scrittore.

Un uomo pieno di livore
Mai avere nemici, ma se proprio devi averne mai nella polizia. August Schenner era uno di quelli che gliel’aveva giurata a Jack, e al momento opportuno eccolo lì a cercare di metterlo nei guai. C’era una vecchia ruggine fra loro che risaliva al 1973, quando l’ispettore cercò in tutti i modi di incastrarlo per l’omicidio di Marica Horvath, avvenuto sulle rive di un lago nei pressi di Salisburgo. La ragazza era stata percossa, stuprata e strangolata. Schenner non aveva una pista finché non venne a sapere che un certo Jack Unterweger era stato accusato dell’omicidio di una ragazza, Margret Schaefer, in Germania. Ma Jack non centrava nulla poiché non era a Salisburgo quando Marica venne uccisa. Schenner dovette desistere. Tuttavia tornò alla carica dieci anni dopo asserendo che aveva nuovi elementi per stabilire che in realtà Jack era a Salisburgo il 31 marzo del 1973. Jack a quel punto era però già al centro dell’attenzione per i suoi meriti letterari e ben al di là di certe meschinità. Schenner gli giurò che avrebbe fatto di tutto per impedirgli di tornare libero. L’ispettore era un uomo pieno di rabbia, non credeva che un delinquente come Unterweger potesse mai cambiare. Un uomo ottuso Schenner, che credeva di saperne più dei letterati, degli psichiatri, dei sessuologi che avevano valutato e premiato il percorso di riabilitazione effettuato da Jack.

Incredibili coincidenze
Ignaro delle insinuazioni di Schenner, il nostro Jack l’11 giugno del 1991 volò a Los Angeles per un’inchiesta sul mondo della prostituzione negli Stati Uniti. Egli svolgeva il suo lavoro con il solito zelo, non avrebbe mai potuto immaginare che il suo soggiorno in California avrebbe coinciso con l’attività di un serial killer. Ma a onor del vero bisogna dire che se fosse andato in Pennsylvania sarebbe stata la stessa cosa dato che di serial killer negli USA ne girano parecchi. Questo pluriomicida di Los Angeles avrebbe ucciso ugualmente con o senza la presenza di Jack. 
19 giugno 1991 scompare Shannon Exley. Verrà ritrovata il giorno dopo. Strangolata con il suo stesso reggiseno.
28 giugno 1991, scompare Irene Rodriguez. Verrà ritrovata il giorno dopo. Strangolata con il suo stesso reggiseno
3 luglio 1991 scompare Sherril Long. Verrà ritrovata l’11 luglio. Strangolata con il suo stesso reggiseno.
Il 16 luglio 1991, Jack lascia gli Stati Uniti del tutto inconsapevole che durante la sua permanenza in città erano state uccise delle prostitute.

Il mondo felice di Jack
Preso dal suo lavoro Jack non si rende proprio conto che la polizia non avendo nulla in mano e nessuno su cui indagare ha iniziato a tenerlo sotto controllo. L’odio di Schenner si stava concretizzando in una vera persecuzione nei suoi confronti.
Ma Jack non ha modo di accorgersi di nulla perché ha una fidanzata adesso, si sono conosciuti a Los Angeles, e lei è venuta a Vienna per vivere con lui. Appagato dal lavoro, dal rapporto sentimentale, dalla nuova vita, i giorni scorrono tranquilli per lui… ma ancora per poco.

Scosse telluriche
La prima avvisaglia l’ebbe il 1 settembre 1991 quando un giornale scrisse che la polizia aveva un sospettato per i delitti delle prostitute e alluse a un ergastolano che aveva ottenuto la libertà condizionata. Gli investigatori avevano anche dato un soprannome al loro sospettato: Jack lo squartatore del Penzing. Penzing era il quartiere dove le quattro prostitute di Vienna risiedevano. Ovviamente Jack capì subito che si alludeva a lui. Da quel momento la sua vita fu un susseguirsi di scosse, dapprima di lievi entità poi sempre più violente fino al cataclisma. Tuttavia, la sua coscienza era a posto per cui si preoccupò poco anche se quell’articolo lo irritò. Per maggior sicurezza, per non immischiare la sua nuova fidanzata in quelle torbide storie, preferì rimandarla a casa. Come sempre Jack era un vero cavaliere.

Tutte le colpe sono di Jack
A quel punto, come sempre accade in questi casi, ogni omicidio irrisolto fu attribuito all’assassino delle prostitute di Vienna. E così quelli che di certo erano due differenti assassini, uno a Graz e l’altro nella capitale, divenne uno solo: Jack Unterweger. Non solo, si andò spulciando se tante volte ci fosse qualcos’altro in sospeso e ci si avvide che una prostituta a Bregenz, ai confini con la Svizzera, era anch’essa stata uccisa il 5 dicembre 1990 e ritrovata il 31 dicembre del medesimo anno. In quel periodo Jack si trovava proprio nei pressi di Bregenz.
Mappa dei delitti
Ma gli investigatori non fecero solo questo, cercarono contro di lui ogni sorta di prova, sino a costruirsele. Mandarono fonogrammi nei vari posti sparsi nel mondo dove Jack era stato chiedendo se per caso nel periodo in cui egli si trovava in quel Paese c’erano stati omicidi irrisolti. Fu così che lo strangolatore di Los Angeles la fece franca, perché i suoi delitti furono attribuiti a Jack. E così accadde in Cecoslovacchia, per la precisione a Praga, dove il 15 settembre 1990 era sparita Blanka Bockova, ritrovata in giorno dopo, percossa e strangolata.

Uno schema perverso
Se ragioniamo bene su questi fatti ci rendiamo facilmente conto di come gli investigatori si interessassero solo agli omicidi avvenuti per strangolamento. Se Jack fosse andato una settimana in Bielorussia e nel frattempo in quel paese ci fossero stati degli omicidi di donne irrisolti dovuti ad arma da fuoco, essi li avrebbero ignorati. Ma se ce ne fosse stato uno solo dovuto a strangolamento ecco che lo avrebbero appioppato a Jack. Così è troppo facile costruire un’accusa. Ad esempio, Jack venne spesso in Italia, e fu anche in Svizzera, ma in questi due paesi non c’erano stati omicidi di donne irrisolti dovuti a strangolamento e non li considerarono. Quindi, alla fine, gli vennero attribuiti 11 omicidi. Ma chiunque di noi, così, potrebbe essere colpevole di qualcosa. Fatevi un giro del mondo per un mese, ovunque andrete ci sarà una rapina in banca nel periodo in cui voi sosterete in un certo posto: siete dunque voi il rapinatore?

La fuga di Jack
Avere amici è una gran fortuna, e Jack non aveva amici comuni ma persone potenti nell’élite che conta e anche nel Governo. In qualche modo venne a sapere che c’era un mandato di arresto per lui da eseguirsi il 14 febbraio del 1992. Ma egli era risoluto a non ritornare più in galera. Così fuggì. La sua precipitosa fuga potrebbe sembrare a prima vista un’ammissione di colpa. Ma così non è perché egli si rifuggiò a Miami, cioè negli Stati Uniti, lì dove avrebbe ucciso tre prostitute. Lui non sapeva che per gli omicidi di Los Angeles era diventato il principale sospettato. Come poteva saperlo se ignorava completamente che quei delitti erano mai avvenuti? Solo un folle sarebbe scappato in un paese dove vige la pena di morte. E Jack poteva essere tutto, tranne che folle.
Non scappò da solo ma con una diciottenne, Bianca Mrack. Non aveva proprio la stoffa del delinquente il nostro Jack altrimenti non si sarebbe portato dietro una ragazzina che gli avrebbe creato solo problemi. Difatti il suo esilio fu breve. Venne arrestato il 27 febbraio 1992, la sua fuga durò appena 13 giorni.

Dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io
La cattura di Jack si deve a un tradimento: un direttore di giornale gli aveva promesso, tramite un intermediario, una bella somma in cambio di un articolo dalla latitanza. Jack aveva bisogno di denaro e accettò. Ma il direttore avvertì gli investigatori dove avrebbe mandato il vaglia. Fu così che venne arrestato. Jack conosceva molto bene i suoi nemici ma molto poco i suoi amici. La buona fede di Jack si vide anche in questa occasione, l’Austria chiese l’estradizione. Jack avrebbe potuto opporsi e dopo pochi mesi sarebbe tornato libero. Invece insistette lui per ritornare nel suo paese e difendersi meglio. Egli fino a quel momento non sapeva che era indagato anche degli omicidi delle prostitute di Los Angeles.

Rimpatrio volontario
Jack cascò dalle nuvole quando si presentarono degli investigatori americani per chiedergli dei suoi movimenti nel periodo in cui era stato a Los Angeles. Quando si spiegarono meglio comprese il pericolo che stava correndo: nella California lo aspettava la camera a gas! Fu una vera fortuna per lui l’aver chiesto il rimpatrio volontario perché i tempi dell'estradizione si dimezzarono e il 28 maggio 1992 rieccolo in Austria. Se non avesse fatto questa mossa inconsapevole molto probabilmente sarebbe stato processato negli Stati Uniti dove di certo sarebbe stato condannato a morte.
Il lavoro di giornalista lo aveva tradito. Perché fu proprio a causa delle sue inchieste che venne associato agli omicidi delle prostitute. Sia a Vienna, sia a Graz, sia a Los Angeles, sia a Praga, egli aveva fatto interviste alle prostitute. E delle prostitute erano state uccise. Se avesse intervistato dei tossicodipendenti per lui non sarebbe cambiato nulla poiché anche loro spesso vengono uccisi in modo brutale a ogni latitudine. Forse se si fosse occupato di apicoltura o di astronomia non avrebbe avuto i medesimi problemi. Ma Jack era un uomo di frontiera come ce se sono pochi e ce ne saranno sempre meno. Non poteva fare diversamente. Jack si era interessato degli omicidi ed era stato accusato di essere un assassino. Assurdo! Come se i giornalisti che si occupano di mafia venissero accusati di essere dei mafiosi a loro volta.

Un processo senza prove
Il 20 aprile 1994 a Graz iniziò il processo contro Jack. Egli aveva la coscienza tranquilla. Molti ancora lo sostenevano. Ma non aveva fatto i conti contro una Giustizia a senso unico: l’Austria voleva il suo colpevole. E Jack era perfetto in quel ruolo. Non c’erano prove contro di lui. Neanche una. Davanti a 11 omicidi qualcosa di più solido ci vorrebbe. Un processo indiziario sembrerebbe facile da vincere per un accusato. Non è così quando l’apparato si muove compatto contro di te. Gli otto giurati vennero influenzati e quando il 28 giugno 1994 pronunciarono il loro verdetto, Jack si sentì attribuire 9 omicidi su 11. Ergastolo! Questa volta senza possibilità di uscire sulla parola. Jack aveva 44 anni, se tutto fosse andato bene sarebbe uscito dopo 25, cioè a 69 anni.

Così muore un innocente
Il 29 giugno 1994, alle tre di notte, Jack Unterweger mise fine alla sua vita impiccandosi nella propria cella. Poche ore dopo essere stato dichiarato colpevole egli cedette moralmente. Come testimonia la letteratura in proposito i serial killer non si suicidano mai. Jack si suicidò. Avrebbe potuto ricorrere in appello e probabilmente sarebbe stato assolto… ma non poté sopportare il ritorno nella tana del topo. Aveva ammirato i cieli dorati della letteratura, viaggiato per tutta l’Austria, ammirato, osannato, idolatrato… e ora rieccolo nel suo purgatorio. Anzi, ormai inferno per lui.


L’ombra nera di Jack
Jack è morto innocente. A dirlo e a dimostrarlo è stata Astrid Wagner, una brillante avvocatessa che prese a cuore la vicenda di Jack. Lei porta avanti la fiaccola dell’innocenza di Jack. A lei va il merito se oggi sono in molti a dubitare che egli era l’assassino delle prostitute. Purtroppo la Wagner non si è fatta degli amici in questa sua crociata, non per nulla i suoi libri vengono censurati. Ma hanno fatto breccia. Nuove teorie tendono a dimostrare che Jack è stato vittima di un complotto. Molto interessante una tesi criminologica che troverebbe la soluzione in un’ombra nera che avrebbe seguito Jack nei suoi spostamenti uccidendo costei le prostitute. Questa persona poteva essere un attore della sua compagnia che avrebbe trovato in Jack l’ispirazione per i suoi delitti. Alludiamo a quelli avvenuti in Austria poiché gli altri non sono assolutamente attribuibili a Jack.

Il nostro convincimento personale
Ho creduto Jack colpevole come chiunque altro fino a quando non ho letto le sue opere. Non può, non potrà mai essere, che un poeta possa mai commettere quelle atrocità. La sua scrittura è sentita, intensa, trasognante. Una censura si è abbattuta sulle opere di Jack oramai introvabili. Ma cercando in rete qualcosa si riesce a reperire. Se Jack era un serial killer lo poteva essere anche Giacomo Leopardi. Il paragone non sembri eccessivo. Non si erano sbagliati gli intellettuali che lo hanno scoperto. Non si vergognino i politici che lo hanno protetto. Piuttosto si vergognino coloro che lo hanno condannato ingiustamente.

Nella seconda parte analizzeremo meglio dal punto di vista criminologico la storia di Jack Unterweger.
















martedì 25 settembre 2012

Un improvviso ritorno

Da pochi giorni gira quella che sembra una bella notizia

Angela Celentano: mail dal Messico: "Non cercatemi piu', sono felice qui"
Roma, 24 set. - Una foto e alcune mail svelerebbero il giallo della scomparsa, sedici anni fa, di Angela Celentano. Lo hanno riferito i genitori della ragazza, Maria e Catello Celentano, ospiti a 'I fatti Vostri' su Rai2, mostrando la corrispondenza intrattenuta dalla famiglia per due anni con una giovane che vive in Messico e dice di essersi riconosciuta nella piccola Angela. La ragazza, che sostiene di chiamarsi Celeste, ha interrotto bruscamente i rapporti telematici con la famiglia Celentano dopo che la polizia italiana, esaminata quest'ultima segnalazione, ha avviato indagini in Messico per rintracciarla.
"Sono Angela e sto bene", scrive la ragazza, "non cercatemi io sono felice qui". Scomparsa sul Monte Faito il 10 agosto 1996 all'eta' di 3 anni, Angela oggi avrebbe vent'anni. Proprio come l'eta' che dimostra la giovane che nella prima mail ai Celentano, scritta il 25 maggio 2010, racconta di essere capitata per caso su un sito di bambini scomparsi e di essersi riconosciuta. "Ho visto le foto molte volte e mi fanno sempre piangere - scrive - perche' so che quella della foto sono io e non vi posso dire il mio vero nome ma vivo in Messico e sono felice dove sto".
E ancora: "Non preoccupatevi per me, io sono felice con la mia nuova famiglia ed e' per questo che ora non potrei tornare da voi. Vivo con questa famiglia da dodici anni e quasi non avevo piu' ricordi di voi fino a quando non ho visto le foto. Ma credetemi amo anche voi. Sono felice qui, non mi cercate piu'". Quindi la giovane invio' una foto ai Celentano, che - hanno raccontato - li colpi' molto per la somiglianza con la loro Angela. La corrispondenza continua e la figlia maggiore dei Celentano instaura un rapporto d'amicizia e vicinanza telematica con la giovane.
Fino al dicembre del 2011, quando la polizia italiana avvia un'indagine in Messico. In una delle mail la ragazza spiega di essere stata adottata da una famiglia facoltosa (il padre sarebbe un pm) dopo essere stata abbandonata da una collaboratrice domestica della famiglia. "Mia madre - scrive - mi racconta che aveva preso una donna delle pulizie che aveva sempre con se' una bimba di 4-5 anni. Poi un giorno questa bimba e' stata abbandonata dalla donna, che e' risultata avere un'identita' falsa. Quella bimba ero io e mia mamma mi ha voluto tenere senza pero' denunciare l'accaduto alle autorita'".
Secondo me, purtroppo, la ragazza in questione non è affatto la piccola Celentano. Chi ha rapito la bambina non l'avrebbe certo affidata poi a una donna delle pulizie che lavorava per di più presso un Pubblico Ministero! Il destino di Angela si è compiuto certamente in Italia. Poi che senso avrebbe per questa ragazza scoprire di essere la Celentano, contattare la sua probabile famiglia ma non volerla vedere? Perché dovrebbe dare questo ulteriore supplizio ai suoi veri genitori? L'invito a non cercarla più sembra quasi un atto crudele.
Allora come stanno le cose? o si tratta veramente di una ventenne con gravi problemi nella propria famiglia, quindi una mitomane - nel caso questo ci vorrà poco a scoprirlo - oppure sembra un vero e prorpio depistaggio. Non cercatemi più è un invito a compiere delle ricerche in Messico, proprio dove sicuramente non è. Questo però presupporrebbe che il rapitore della bambina si trovi nel raggio di azione della famiglia. Se i rapitori fossero di Milano, si fa per dire, non avrebbero nulla da temere dai Celentano che stanno centinaia di chilometri lontano, quindi ignorerebbero completamente cosa questi fanno. Ma se i rapitori dovessero abitare vicino ai Celentano, avrebbero tutto l'interesse a sviare la loro attenzione. Anche Elisa Claps scrisse che era in Brasile e stava bene, mentre il suo cadavere giaceva nella chiesa. Anche Jennifer Zacconi era in Slovenia e si divertiva al casinò mentre moriva sepolta viva. In entrambi i casi fu l'assassino a scrivere il messaggio
Se fossi nei panni della Polizia indagherei nel senso del depistaggio su questa presunta ragazza che scrive dal Messico, sta bene e non vuole essere cercata. Sa di dejà vu.
Dietro potrebbe anche nascondersi uno sciacallo o dei ragazzi che non sanno come passare il tempo.  Tutto potrebbe esserci dietro questa improvvisa apparizione di Angela Celentano tranne Angela Celentano.
Ovviamente, vorremmo tanto sbagliarci.

martedì 19 giugno 2012

Trenta anni fa:19 giugno 1982, delitto di Baccaiano


Mi dispiace trascurare questo blog, ma problemi di lavoro e soprattutto l'impegno che ho con il libro sul Mostro di Firenze mi hanno portato via molto tempo. Non ho potuto approfondire il caso di via Poma, come sapete Busco è stato assolto per non aver commesso il fatto. Spero di poter dimostrare sul piano logico deduttivo chi è il vero assassino di Simonetta Cesaroni.
Oggi però è proprio di un delitto del Mostro di Firenze che vi voglio parlare.
Giusto 30 anni fa, il 19 giugno 1982 a Baccaiano di Montespertoli si compiva il quarto dulplice omicidio dell'assassino delle coppiette, in realtà era il quinto poiché gli inquirenti non avevano ancora associato il caso del 1968. 
Le vittime, due giovani fidanzati di Montespertoli:
Antonella Migliorini, 19 anni,  e Paolo Mainardi, 22 anni.


I delitti del MdF, per chi è appassionato di criminologia, come ho già detto in altro post, sono dal punto di vista intellettuale i più stimolanti. Quello del Mdf è infatti è l'enigma degli enigmi. E dei suoi delitti quello del 1982 è a sua volta l'enigma degli enigmi. Il mistero che circonda questo brutale assassinio ha fatto scervellare le menti più acute.
Il Mdf è un mito. Nel senso negativo del termine. Ma  un mito. Un criminale molto più sofisticato di Jack lo Squartatore. Di tutti i serial killer della storia del crimine lui è il Re. Certo, se ci si accontenta della verità processuale e storica che vede nei compagni di merende i protagonisti di questo lunga storia criminale durata 17 nnni... beh, la sua vicenda è assai banale. Tuttavia i veri cultori della materia, i veri esperti, e non parlo di criminologi in senso stretto ma anche di appassionati ai suoi delitti, quelli... coltivano il suo mito e lo portano avanti. E' un bene che sia così. E' una ricerca entusiasmante della verità. Pacciani viene nobilitato nella figura del MdF poiché diamo a questo contadino sporco, triviale e dozzinale un grado supremo di intelligenza criminale, una capacità organizzativa, tattica e strategica che proprio non possedeva. Al contrario, ridurre il MdF a Pacciani e come svalutare una banconota di 500 € a una misera moneta di 5 centesimi.
Ma torniamo a questo caso del 1982, vediamo dove stanno gli elementi di fascino. Scusate se parlo in questi termini di fronte all'atroce morte di due giovani, ma il delitto di Baccaiano è ormai storia, e la terminologia usata deve essere intesa nel senso di interesse professionale, come quando un medico si trova di fronte a una malattia rara e rimane turbato ma anche ammirato dal come si possa diffondere.
Vediamo dunque cosa abbiamo in questa vicenda:
Un misterioso assassino che uccide le coppiette e poi mutila le parti intime delle giovani vittime femminili
(elaborazione grafica originale dell'autore del blog)
La dinamica: A  il MdF attacca, Mainardi riesce a mettere in moto e allontanarsi in retromarcia, in A verranno esplosi 3 proiettili. B, il MdF si sposta e spara altri 2 colpi mentre l'auto prosegue la sua corsa. C, l'auto finisce in una cunetta, l'assassino raggiunge le vittime ed esplode altri 4 colpi. L'auto dunque si è spostata da X a Y(elaborazione grafica originale dell'autore del blog)
Dinamica in 3 D (lo sfondo è quello reale dove è avvenuto il delitto) elaborazione grafica originale dell'autore del blog 

Una 147 con un foro di proiettile nel parabrezza all'altezza del guidatore ma che misteriosamente lo manca; i fanali fatti esplodere a colpi di pistola; un fanalino rotto con un mezzo contundente. Le chiavi non sono inserite nel quadro ma buttate lontano (elaborazione grafica originale dell'autore del blog) 



            Ferite totali sul cadavere di Mainardi (ferita trasfossa significa che il proiettile è fuoriuscito) (elaborazione grafica originale dell'autore del blog)
Ferite al cranio di Mainardi particolare  (elaborazione grafica originale dell'autore del blog)


Ferite riscontrate sul cadavere della Migliorini  (elaborazione grafica originale dell'autore del blog) 
 


                   Ferite al cranio della Migliorini particolare  (elaborazione grafica originale dell'autore del blog)




Tenere presente come vengono espulsi i bossoli  (elaborazione grafica originale dell'autore del blog)

Per un'esatta visione di come si sono svolti i fatti si consiglia di leggere i seguenti articoli

Avete gli elementi essenziali per studiare questo crimine. Sappiate però che il mistero è un altro:  la posizione delle vittime prima dell'aggressione e dopo. La Migliorini verrà rinvenuta sul sedile posteriore e il Mainardi... anche!!!
Come ha fatto Paolo a ritrovarsi da guidatore a passeggero? come ha fatto a passare dietro se l'assassino incalzava con i suoi colpi di pistola? Oppure le cose non sono andate così? Mainardi è sempre stato sul sedile del guidatore?
Ho voluto regalare ai miei lettori delle figure per aiutarli a ragionare su questo delitto tenendo presente che la prospettiva di come vediamo l'auto non è quella esatta poiché pare che in realtà si sia spostata linearmente senza sbandare. Graficamente però si ragiona meglio con la prospettiva sfalsata. Inoltre l'auto era più addentro alla piazzola ma di pochi metri.
Con il mio amico Andrea Giorgetti siamo andati sui luoghi di tutti i delitti del MdF, e questa Scena del Crimine è quella che fa rimanere di più a bocca aperta poiché l'episodio è accaduto veramente ai limiti della strada principale. Con Andrea passiamo ore a discutere di questo delitto in particolare. E forse finalmente sono arrivato a una soluzione che però troverete nel libro, quando vedrà la luce. Nel frattempo è cambiato nel titolo.
IL MOSTRO DI FIRENZE: PROFILO GEOGRAFICO, TEMPORALE, CRIMINOLOGICO E TATTICO-STRATEGICO DEL PIÙ' EFFERATO SERIAL KILLER ITALIANO
Vorrei concludere questo articolo con una frase di Andrea il quale ha detto: "Il MdF è un genio". All'inizio avevo storto la bocca di fronte a questa affermazione... ma poi ci ho ripensato, ha ragione lui, anche nel campo criminale esistono dei geni, e il MdF è tra questi. Non è un voler esaltare un feroce assassino ma tenere presente che ci troviamo di fronte al soggetto con un QI molto alto. Partendo da questa premessa non si andrà mai alla deriva come purtroppo è accaduto attribuendo a dei poveri mentecatti i delitti del MdF.
Oggi però ricordiamo i poveri ragazzi con una preghiera per chi è credente e con un piccolo silenzio per chi non lo è.


Questo articolo è dedicato all'amico Armando Palmegiani, correlatore della mia tesi sul MdF e autore del seguente libro, il migliore mai scritto sul controverso caso di Gino Girolimoni

PS: il libro che sto scrivendo, anzi terminando, è ricco di immagini come quelle appena pubblicate

giovedì 5 aprile 2012

Via Poma: Seconda parte. Il guazzabuglio degli uffici


Cercare di capire cosa è accaduto in via Poma quel maledetto pomeriggio del 7 agosto 1990 non è facile. Una della maggiori difficoltà è comprendere cosa fosse quell'ufficio, chi lo praticava, per chi lavorava Simonetta e quali erano le sue mansioni. 
Frecce bianche: eventi che partono da via Poma. Frecce rosse, eventi che portano Simonetta a essere assunta alla Reli sas. Le due catene si fondono il 24 giugno 1990 
(schema originale dell'Autore)

Come si evince dalla figura, la catena degli eventi che porterà Simonetta in via Poma 2 si innesca ad aprile 1990. Lei era stata assunta dalla società Reli Sas di Bizzocchi&Volponi. Bizzocchi è un commercialista che lavora per l'AIAG. Simonetta è stata assunta nel settembre del 1989 dalla Reli sas, a farle il colloquio di lavoro è stato Salvatore Volponi. Dunque, i datori di lavoro di Simonetta non sono quelli dell'AIAG bensì i soci della Reli Sas, ovvero, Bizzocchi e Volponi.  
L'elemento che accomuna i due eventi è il commercialista Ermanno Bizzocchi. Per cui, non è Salvatore Volponi che manda Simonetta a sostituire Luciano Menicocci nell'ufficio contabilità del Comitato regionale Lazio dell'AIAG, bensì Bizzocchi. Questo particolare sarà importante come vedremo nel prosieguo di questa analisi criminologica quando affronteremo il tempo della morte.
L'AIAG  e la Reli Sas, come si vede sono indipendenti. L'AIAG altro non che è  un semplice cliente della Reli Sas  
(schema originale dell'Autore)

Osserviamo come Simonetta gestiva i due lavori:
Raffronto fra le due epoche lavorative di Simonetta
 (schema originale dell'Autore)


Analizziamo quante volte Simonetta si è recata in via Poma e con chi:
Simonetta si è recata 14 volte in via Poma: le prime  10 volte è stata coadiuvata  dal Menicocci (dal 26 giugno al 26 luglio); 3 volte c'è andata da sola (31 luglio, 2 agosto e 7 agosto, giorno in cui è stata uccisa); una volta è andata con Bizzocchi (3 agosto) 
 (schema originale dell'Autore)

Adesso vediamo chi erano gli altri impiegati dell'AIAG di via Poma:
Delle 5 donne che lavoravano all'AIAG solo 1 aveva visto Simonetta, 1 l'aveva sentita più di una volta per telefono e 3 non  la conoscevano affatto
                                                                                   (schema originale dell'Autore)



Dei 6 uomini che lavoravano all'AIAG, 3 conoscevano Simonetta e 3 non la conoscevano affatto
 (schema originale dell'Autore)


Vediamo i movimenti negli uffici dell'AIAG quel 7 agosto 1990

Quando Simonetta accede negli uffici tutti gli altri impiegati sono già usciti
 (schema originale dell'Autore)





Ultimo dato, gli orari delle impiegate dell'ufficio nel pomeriggio:
Nel pomeriggio, e neppure in tutti, rimanevano nei loro uffici o Simonetta oppure la Faustini

 (schema originale dell'Autore)



Abbiamo cercato, così, di ricostruire il microcosmo degli Uffici AIAG di via Carlo Poma 2, a Roma. Teniamo in considerazione tutti questi elementi quando analizzeremo i movimenti dell'assassino.

CONCLUSIONI PARZIALI

Sappiamo che ad uccidere Simonetta è stato certamente un uomo. Se dovessimo dunque considerare quelli che facevano parte del suo entourage lavorativo ne contiamo 7, di cui 5 dell'AIAG  e 2 della Reli Sas. Come sappiamo Simonetta lavorava principalmente per la Reli Sas, per cui questi 2 uomini li potremmo considerare i maggiori sospettati: ma hanno entrambi alibi di ferro: Ermanno Bizzocchi quel giorno era in Calabria, Salvatore Volponi nei minuti in cui si consumava il delitto era a gestire una tabaccheria alla stazione Termini.
Passiamo a quelli dell'AIAG; 3 non la conoscevano affatto: Francesco Caracciolo di Sarno, Corrado Carboni  e Salvatore Sibilia. Quest'ultimo aveva un alibi, era a casa nei minuti precedenti in cui Simonetta sarebbe stata aggredita, fu infatti lui a rispondere alla telefonata della Berrettini alle 17:15, come vedremo, per poi passare la comunicazione alla moglie, Anita Baldi. Francesco Caracciolo, alle 17:30, era invece nei pressi di via Poma, poiché la sua abitazione era situata a 50 mt dagli uffici AIAG. Aspettava in strada la figlia per condurla all'aeroporto. Degli altri ignoro dove fossero quel pomeriggio. Tuttavia, tranne che a Salvatore Sibilia, a tutti costoro è stato prelevato il DNA per confrontarlo con quello trovato sul corpetto di Simonetta: sono risultati tutti completamente estranei. Insistere nel cercare un responsabile della morte di Simonetta tra gli uomini che lavoravano con lei non porterà da nessuna parte.
Allora l'assassino è Raniero Busco, oppure Pietrino Vanacore? No, neppure loro, perché questo assassino ha gruppo sanguigno A. 
Si ripete ossessiva la domanda:
Ma allora chi ha chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?









sabato 24 marzo 2012

Delitto via Poma: Prima parte. Tutto da rifare. Anzi, se almeno si iniziasse...



Il 07 gennaio 2011 ho scritto un articolo che ora è reperibile su un blog sul quale ho sempre poco tempo per scrivere. Anzi non ci scrivo mai.
http://casicriminali.blogspot.it/search/label/Delitto%20di%20Via%20Poma

Ebbene, non mi sbagliavo. Il caso via Poma riparte da zero, perché tutte le prove incontrovertibili che inchiodavano Raniero Busco pare siano state confutate dai nuovi periti della Corte di Assise di  Appello. Ogni tanto questa nostra Giustizia Italiana sa ruggire di fronte a PM agguerriti. Cosa è accaduto? Ciò che era prevedibile: le tre prove regine dell'accusa sembrano tutte cadere.


Lo scorso dicembre il presidente Mario Lucio D'Andria della Corte d'assise di Appello e il giudice 'a latere' Giancarlo De Cataldo, hanno chiesto ai genetisti Corrado Cipolla d'Abruzzo - dell'Università di Chieti - e Carlo Previderè, dell'Università di Pavia, nonché al medico legale Paolo Fattorini - dell'Università di Trieste -  di pronunciarsi sulle ''contrastanti prospettazioni dei consulenti del pm e delle parti private, con particolare riguardo all'orario della morte, alle cause e ai mezzi che l'hanno prodotta, alla natura e all'epoca di determinazioni delle lesioni riportate dalla vittima sul seno sinistro e in regione esterno claveare, nonchè alle modalità di conservazione dei reperti utilizzati per le analisi genetiche e all'attribuibilità delle relative tracce''.
E loro si sono pronunciati...

ARCATA DENTALE: Sul seno sn di Simonetta Cesaroni venne rinvenuta una lesione cutanea che il medico legale attribuì con il beneficio del dubbio a un morso.
Disegno originale del professor Ozrem Carella Prada, medico legale che eseguì  l'autopsia su Simonetta Cesaroni; si può notare la freccia che indica il capezzolo sn e la didascalia che recita: Discontinuazione da morso (?)
"Resta pur sempre in tale ambito di giudizio la singolare lesività tutt’affatto superficiale osservata al capezzolo sinistro, di natura escoriativa superficiale che per molti aspetti, avuto anche riguardo per una deformazione “a goccia” del capezzolo medesimo, sembra poter denunciare in termini deterministici l’azione di un morso." 
Dalla relazione del professor Carella Prada, la sottolineatura è nostra.


Ebbene, non pare, invece, che sul seno della martoriata Simonetta si possa parlare di una lesione da "morso". Infatti, un morso è costituito da due arcate dentali che si oppongono:

Come si vede in questa immagine  le due arcate dentali sono abbastanza evidenti 
Ma in questo caso, cioè nel delitto di cui stiamo parlando, manca l'opponente.

In A un seno integro; in B un seno con l'impronta di un morso umano con le due arcate dentali: la superiore e l'inferiore; in C un seno con 'l'impronta di un morso umano ma con una sola arcata dentale. Ebbene, uno penserebbe che quella che si vede sia l'arcata dentale superiore. No, invece è l'inferiore. Allora, per poter dare quel morso, Raniero Busco avrebbe dovuto essere non di fronte a Simonetta ma capovolto rispetto a lei.
Visto le premesse, pare proprio che non si possa parlare di morso. Le lesioni al capezzolo sn debbono dunque avere un'altra natura. Se anche si fosse trattato di denti questi avrebbero strisciato sulla pelle per arrecare tali abrasioni. Insomma, seppure si fosse potuto parlare di una "indentazione" da qui a ricavare l'occlusione dentale di Busco o di qualsiasi altro soggetto è praticamente impossibile. Alla fine, pare si tratta piuttosto di una unghiata che di un morso o del un tentativo di morso.
Eppure, la minuziosa ricostruzione del PM al processo contro Busco partiva proprio dal morso che questi avrebbe dato a Simonetta facendo scattare in lei una reazione di diniego che avrebbe a sua volta innescata un'ondata di rabbia impetuosa nel suo fidanzato tanto da indurlo a infliggerle ben 29 coltellate, delle quali qualcuna anche in vagina. Anzi, per dare queste ultime avrebbe cambiato di posizione, si sarebbe messo più comodo. Ricordiamoci che il PM aveva chiesto per Busco l'ergastolo. Lo ripeto: L'ERGASTOLO!
Quindi quest'uomo ha rischiato di passare la sua vita in galera per un morso che non è un morso ma che a parere degli esperti della Procura sarebbe stato perfettamente compatibile con le arcate dentali di Busco, le quali in ventanni, tra l'altro, sarebbero rimaste - sempre secondo questi illustri periti - perfettamente uguali! Come è possibile passare da una certa sovrapposizione fra un morso e l'occlusione dentale di un sospettato a una probabile unghiata? Chi rischia di far condannare un innocente all'ergastolo: il PM che lavora troppo di fantasia o gli esperti che gli passano delle perizie inconcludenti?
Ergastolo! Chiunque di noi domani può ritrovarsi nelle medesime condizioni di Busco. Nessun cittadino può accettare una cosa del genere. Ma forse si crede che risolvere un caso a tutti i costi ai cittadini piaccia e faccia piacere. No. Non è così. Questo caso non fa onore al nostro sistema giudiziario. Quando i conti non tornano si deve avere il coraggio di ammettere l'errore e non perseguire a tutti i costi in esso. Sarà interessante sentire la controrisposta del PM.
Ma i periti della Corte di Appello non si sono fermati qui. Hanno smontato un altro punto cruciale:

DNA SUL CORPETTO




Sul cadavere della povera Simonetta venne rinvenuto il suo corpetto bianco. Su tale indumento molti anni dopo venne estratto del materiale genetico. Il DNA era compatibile con quello di Busco. I periti della Corte di Appello non dicono che quel DNA non sia di Busco, però precisano che oltre a quello di Raniero ne sono presenti altri 2, anzi il suo è rappresentato in minima parte.

Secondo i periti sul corpetto sono presenti 3 diversi profili genetici: uno sicuramente riconducibile a Raniero Busco, gli altri 2 possono trattarsi o di un artefatto dovuto alla tecnica di amplificazione del DNA dello stesso Busco, oppure appartenere a soggetti completamente diversi. Anche se i periti suppongono che possa trattarsi più di un artefatto che del DNA di altri soggetti, tuttavia non hanno dati sufficienti per esserne certi.
Sul reggiseno, invece, non ci sono dubbi che il DNA appartiene al solo  Busco
In sostanza, sugli indumenti di Simonetta si hanno più profili genetici. Quello di Busco è certamente presente ma essendo il fidanzato della vittima la probabilità che egli abbia lasciato tracce del proprio DNA è più che normale. Bisogna però anche considerare che tali reperti sono stati conservati malissimo, per cui la contaminazione, che nella prova del DNA è il maggior problema, è di certo avvenuta. Il fatto che tracce di DNA si siano trovati sia sul corpetto che sul reggiseno non fa capire se su quest'ultimo capo di abbigliamento il DNA è entrato per contatto dal corpetto o era lì da sempre perché i due indumenti erano stati imbustati insieme o quanto meno sono stati consegnati al perito ammassati l'uno sull'altro.
I periti della Corte di Appello parlano dunque di 3 profili genetici, forse tutti di Busco o forse no. In quest'ultimo caso, di chi sarebbero gli altri 2? Entrambi di poliziotti giunti sul luogo del crimine e che hanno manipolato gli indumenti? Oppure almeno uno di essi potrebbe essere dell'assassino?
Anche su questo dato il PM aveva chiesto con forza l'ergastolo: secondo la sua ricostruzione il DNA di Busco era entrato in contatto con gli indumenti di Simonetta contestualmente al morso. La saliva si sarebbe depositata nell'atto di mordere il capezzolo. Dunque, non solo il morso non c'è stato ma non sappiamo neppure come il DNA sia giunto su tali capi e neppure di quante persone siano.
Come mai i periti della Corte hanno riscontrato altri 2 profili genetici e gli esperti della Procura no?

L'ORA DELLA MORTE

Sarebbe avvenuta fra le 18 e le 19. Mentre la perizia precedente asseriva che il decesso sarebbe avvenuto dopo le 17,15-17,30 e prima delle 18:00-18,30. Tale orario era stato ricavato dal contenuto gastrico della vittima. Ma secondo i periti della Corte, questo dato è da considerarsi molto infido. Mentre appare più attendibile basarsi sulle condizioni metereologiche di Roma e sulla temperatura ambientale dell'appartamento. Purtroppo, non venne rilevata la temperatura corporea del cadavere di Simonetta.

SANGUE OCCULTO

Nel processo di primo grado sono sparite alcune tracce di sangue che per la difesa erano estremamente importanti. Vediamo quali e come nella motivazione della sentenza chiare macchie ematiche sono diventate tracce di sangue occulto.





Dunque, di sangue diverso da quello della vittima e di Raniero se ne è trovato. Eppure, i giudici del primo grado hanno condannato a 24 anni Busco ritenendolo l'unico responsabile dell'uccisione di Simonetta. Riguardo al genotipo del gruppo A riscontrato sulla porta, esso dovrebbe essere 1.1/4 se quello del telefono, non contaminato dal sangue di Simonetta, è esso pure genotipo 1.1/4. A meno che non dobbiamo pensare a due soggetti di gruppo A che si sono feriti entrambi sulla SdC ed entrambi hanno contaminati i reperti.

Da questa premessa si può arguire, forse, che il sangue sulla maniglia e sulla porta, pur se contaminato, è rimasto genotipo 1.1/4. Spieghiamo meglio con una figura:

Se mischiano  sangue A 1.1/4    con sangue 0 1.1/4 otteniamo sangue A 1.1/4.
Se mischiamo sangue A 1.1/1.1 con sangue 0 1.1/4 otteniamo sangue A 1.1/4.
Cosa ci porta tutto questo? Da dove salta fuori il sangue A 1.1/1.1? Perché se ne parla? Se ne parla perché uno degli indagati per il delitto di Simonetta fu, nel 1992, Federico Valle, figlio di un noto avvocato che aveva (ed ha) lo studio nella palazzina B, e nipote di Cesare Valle, l'architetto che progettò il condominio e che all'epoca del delitto risiedeva in un appartamento all'ultimo piano della palazzina B. Federico aveva sangue A 1.1/1.1. Ma le tracce ematiche repertate sullo stipite della porta erano però riconducibili a  sangue A 1.1/4. Come superare l'empasse? Asserendo che il sangue sulla porta era commisto si era trovata una buona soluzione. Però, il sangue sul telefono era comunque di genotipo 1.1/4 e non era commisto. Quindi, molto probabilmente neppure il sangue sulla porta e la maniglia riconducibile a maschio ignoto è del tutto commisto.
Federico Valle non è neanche arrivato al processo, come era giusto che fosse. Tuttavia, ha rischiato parecchio. Quindi, mentre nel 1992 il sangue di gruppo A apparteneva all'assassino, nel 2011 appartiene a chissà chi, tranne che all'assassino.


CONSIDERAZIONI 
Corrado Augias, famoso giornalista che io ammiro moltissimo, conduttore di trasmissioni storiche come Telefono Giallo, dopo aver saputo della super perizia ha dichiarato che l'assassino di Simonetta Cesaroni non verrà mai trovato.
Non sono d'accordo. Il fatto che Busco sia innocente non significa che Simonetta è morta senza un colpevole.
Erano molto più vicini gli inquirenti del 1990 alla soluzione del caso di quanto lo siano quelli di oggi che si ostinano a vedere in Busco l'autore di questo efferato crimine. Il fatto di aver trovato il DNA sugli indumenti intimi della vittima ha fatto credere che fosse tutto risolto. Ma Busco era il fidanzato di Simonetta, la sera prima dell'omicidio c'erano state delle effusioni fra loro.
Paola Cesaroni ha dichiarato che sua sorella, la mattina del giorno in cui venne uccisa, mise un reggiseno pulito. Tale dichiarazione però non è stata data subito dopo l'avvenuto assassinio di Simonetta, bensì molti anni dopo. Capisco l'ansia di giustizia dei parenti delle vittime ma non sempre le loro dichiarazioni sono attendibili. Una testimonianza del genere data molti anni dopo non è da prendere in considerazione per ovvi motivi: come potrebbe qualcuno ricordarsi una cosa del genere? Difatti, Paola non è che si ricorda cosa ha fatto la sorella, lo deduce dalle abitudini di lei. Doveva essersi cambiata perché lei si cambiava tutti i giorni.
La ricostruzione che il PM ha fatto della dinamica omicidiaria è molto lacunosa e fantasiosa. In sintesi:
Simonetta e Raniero si sarebbero dati appuntamento in via Poma quel pomeriggio del 7 agosto 1990. Il PM lo deduce dal fatto che Simonetta aprì al suo assassino quindi doveva conoscerlo. In realtà non sappiamo se ad aprire la porta fu proprio Simonetta, anche se le probabilità sono altissime; poi se anche ha aperto lei non è detto che conoscesse la persona;  e ancora, se anche conosceva la persona non è detto che fosse una conoscenza intima.
I due fidanzati per maggior riservatezza si recano in una stanza più appartata. Qui iniziano i primi approcci. Simonetta si spoglia del tutto, Raniero è al colmo dell'eccitazione. A un certo punto le morde il capezzolo, al che lei reagisce male, si ritrae, inizia una discussione durante la quale sarebbe stata Simonetta a prendere il tagliacarte. Busco però riesce a disarmarla, le dà uno schiaffone che la tramortisce


quindi la trafigge con 29 stilettate.

Analizzeremo in una seconda parte la dinamica seconda la Procura, al momento basti dire che questo delitto, secondo me, pur preoccupando l'assassino, in realtà gli ha fatto vivere momenti tranquilli poiché le indagini non lo hanno mai minimamente sfiorato.
Ma allora chi è l'assassino di Simonetta Cesaroni?



giovedì 9 febbraio 2012

Un ritardo... mostruoso

Volevo chiedere scusa a tutti i miei lettori per averli letteralmente abbandonati. Tuttavia, non me ne sono stato con le mani in mano. In questi cinque mesi sono stato preso dagli studi, ho frequentato per un anno il Master in Criminologia e Scienze Strategiche del Professor Vincenzo Mastronardi.


Per cui adesso sono a tutti gli effetti un criminologo. Per me è la realizzazione di  qualcosa a lungo cercata, voluta, sospirata.
Qualche tempo fa accennai al Mostro di Firenze, scrissi queste parole:
Nessun argomento di cronaca nera, in Italia, ha l'importanza dei delitti del Mostro di Firenze; il suo primato rimane ineguagliato. Prima o poi affronterò questo caso... non posso non farlo.

Ebbene, tutto questo lungo silenzio l'ho trascorso affrontando proprio i delitti del Mostro. Da anni questo caso criminale è per me un assillo, è il banco di prova per chiunque si voglia occupare di Criminologia o semplicemente di Cronaca nera. Io mi interesso a entrambe le cose. 
La mia tesi era appunto sul Mostro. 
La tesi sta per diventare un libro, vi dò l'anteprima della copertina.


Naturalmente, le modifiche sono ancora in corso d'opera.
Ho una mia teoria sul Mostro di Firenze che ho esposto nella tesi. Se fosse giusta questo caso criminale prenderebbe tutta un'altra piega. 
Ho impiegato molto, molto tempo a creare gli schemi. Il libro, di circa 200 pagine, contiene più di 150 illustrazioni e diverse tabelle. Tutte create da me. 
Invierò al professor Mastronardi il lavoro finale. Spero, nel giro di poco tempo.
Conduco una mia personale indagine su questo caso, a marzo sarò nel Mugello per verificare alcune informazioni.
Spero mi perdonerete per questa mia temporanea scomparsa.