lunedì 10 febbraio 2020

Schema Torrisi - Parte terza

OMICIDIO BARBARINA STERI 14 GENNAIO 1960

La foto non ritrae un caso reale

Il rapporto Torrisi descrive Salvatore Vinci come un abile manipolatore, talmente abile da indurre i cognati e il fratello di Stefano Mele ad associarsi al delitto da lui concepito ai danni della coppia Locci-Lo Bianco. Come abbiamo detto, Piero Mucciarini e Marcello Chiaramonti hanno sposato le sorelle di Stefano. Sono ambedue toscani, nati nella provincia di Siena, dunque non appartengono alla cultura sarda (per alcuni una cultura che affonda le radici nel Basso Medioevo dove è concepibile programmare un omicidio in famiglia per disfarsi di una donna che disonora il casato). Sottolineiamo il fatto che i due risultano cognati del Mele non perché questi abbia spostato una qualche loro sorella. Bensì, il contrario. La cosa cambia completamente aspetto. Infatti, se Stefano fosse stato il marito della sorella di uno di loro la parentela sarebbe stata un po' più stretta poiché la prole da loro concepita avrebbe portato nelle vene parte del loro sangue. Ma Barbara Locci non ha nessun rapporto di parentela né con Chiaramonti né con Mucciarini. Quindi, Natalino, concepito da Stefano e Barbara è sì, loro nipote, ma non di sangue.
Altro discorso per Giovanni Mele. Lui sì che avrebbe potuto trovare un qualche interesse nella morte della Locci per liberare il fratello dai molteplici tradimenti di lei. In questo caso Natalino è nipote di sangue di Giovanni. Perché mai Piero e Marcello avrebbero dovuto avere il medesino interesse di Giovanni? Quello che vogliamo dire è che Salvatore avrebbe anche potuto convincere Giovanni Mele a liberarsi della cognata. Ma non vediamo come avrebbe fatto a convincere gli altri due.

La capacità di persuasione di Salvatore, secondo Torrisi, ha un precedente nella morte della prima moglie: Barbarina Steri, trovata esanime sul pavimento della camera da letto il 14 gennaio 1960. La poverina aveva solo 19 anni. La ragazza sarebbe stata uccisa da Salvatore con il contributo del fratello e del padre di lei. Sì, avete capito bene, il papà di Barbarina e suo fratello avrebbero aiutato Salvatore a disfarsi della moglie. Probabilmente è in questo episodio che molti 'mostrologi' vedono la cultura sarda alla stregua di quella del Barone Cesare Lanza di Carini che ammazzò la propria figlia perché infedele al marito.


Del caso Steri ne parla molto bene Antonio Segnini nel suo blog, al quale rimandiamo.


In questa sede non intendiamo affrontare il caso Steri per risolvere la questione se Salvatore Vinci sia o no l'assassino della moglie. Lo diamo per certo, come per certo lo dà il Colonnello Torrisi. La sua analisi è molto convincete e noi la diamo per buona. Diamo anche per certo che padre e fratello di Barbarina fossero suoi complici. 
L'assunto è il seguente: se Salvatore è stato capace di convincere il padre e il fratello di Barbara a sopprimere la loro congiunta vuoi che non abbia convinto i Mele a uccidere l'altra Barbara che, in fin dei conti, non era neppura una congiunta?
L'analisi del delitto Steri, però, non conduce necessariamente a pensare che Barbara sia morta per premeditazione. Salvatore avrebbe potuto anche aver ucciso la moglie preterintezionalmente, ovvero senza volontà. Un incidente, oppure in un impeto d'ira. La cosa interessante è che i due Salvatori (anche il fratello di Barbara Steri si chiamava Salvatore) avevano un alibi, erano in un bar a quell'ora. Il gestore conferma la loro presenza. Ma sorvoliamo su questo.
Chiameremo, per comodità Salvatore Vinci A e Salvatore Steri B.
Come avrebbe fatto A a convincere B a uccidere la propria sorella? Forse non lo ha convinto a ucciderla ma soltanto a coprire il suo omicidio. I due avevano una relazione omosessuale (un'illazione, non sappiamo se vera, ma diamola per vera). 
A ricatta B che se non lo copre svelerà a tutti la loro relazione.  
B, capitola. 
B non solo capitola, ma coinvolge il padre in questo ricatto. Il padre preferisce  nascondere l'omicidio della figlia piuttosto che rendere pubblica l'omosessualità del figlio. Altri tempi. 

I tempi trascorsi sono un'altra punta di diamante dei sostenitori della congiura ai danni dellla Locci. Nel 1968 era normale uccidere le cognate libertine. Infatti, le cronache ne son piene. Quando io avevo sei anni (sono nato nel 1962) ricordo benissimo le stragi di donne dissolute. Io sono calabrese, quindi di una cultura primitiva uguale a quella sarda dell'epoca. Facevamo confusione fra il 1968 d.C e il 1968 a. C. 

Dando per buoni tutti questi assunti: anni '60 famiglie chiuse e  focose, cultura sarda votata alla soppressione delle coniughe fedifraghe, vergogna nell'espimere la propria omosessualità fino alla sottomissione, cosa accomuna il delitto Steri al delitto Locci? Se tutte queste verità hanno contribuito al delitto di Barbarina Steri, come hanno potuto contribuire anche a quello di Barbara Locci? 
Un rapporto omosessuale esisteva anche in questo caso: Stefano Mele e il solito Salvatore Vinci. Poniamo ancora una volta che A abbia convinto con il ricatto dell'omossessualità Mele a sopprimere la moglie, Come avrebbe  A convinto anche il resto della famiglia? Lo schema Steri non si può adattare allo schema Locci. Mucciarini e Chiramonti non sono il fratello e il padre di Stefano. Se costui è omosessuale, e i suoi cognati ne  vengono a conoscenza, cosa gliene frega loro se la cosa si viene a sapere? 
Salvatore può aver convinto Mele a partecipare ricattandolo. Ma deve aver convinto gli altri in altra maniera. Come?
Secondo i salvatoristi, Mucciarini aveva un precedente penale. Quindi era anche lui ricattabile. Ma non da Salvatore, bensì dal Clan Mele, il quale, una volta deciso di uccidere Locci, hanno imposto al fornaio di partecipare. Non si capisce, però, quale ricatto possa subire uno che ha un precedente penale, fosse pure il peggiore di questo mondo (e Mucciarini aveva solo un precedente per rapina quando era un ragazzo). Il precedente penale è qualcosa che uno ha già scontato. Dove sarebbe il ricatto? In ogni caso, volendo pure soddisfare questa linea di pensiero, la prospettiva di farsi lunghi anni di galera per la partecipazione a un duplice omicidio a quale terribile ricatto potrebbe soggiacere? Insomma, le conseguenze del ricatto dovrebbero essere peggiori dell'ergastolo. 
In ogni caso, i moventi stanno subendo delle trasformazioni: Stefano Mele non agisce più perché stanco dei tradimenti. Ma su istigazione di Salvatore. I suoi cognati non agiscono più per difendere l'onore della famiglia, bensì per non subire un ricatto.  
Ritorniamo però ancora una volta ai Salvatori A e B
I due hanno un rapporto di lunga data e, se veramente amanti, anche intimo. Dunque, in linea teorica potrebbe B aver soggiaciuto alla volontà di A
Si è fatto l'esempio della famiglia Manson. I suoi adepti hanno ucciso a Cielo Drive solo perché Manson glielo ha chiesto. Dunque Manson era talmente manipolatore che ha indotto altri a uccidere per lui.


Il reverendoJim Jones è riuscito a convincere 600 persone a suicidarsi. 



Allora perché Salvatore Vinci non può aver convinto la famiglia Mele a partecipare al duplice omicidio di Signa?
Gli esempi non calzano. Nel caso Manson, i suoi adepti erano sottomessi dalla droga. Le donne avevano rapporti sessuali con lui. Erano giovani sbandati che lui accolse nella sua famiglia. Dormivano insieme, mangiavano insieme, fornicavano insieme. 
Nel caso Jim Jones, la sottomissione era di tipo religioso. Si trattava di una setta. In questo caso il suicidio di massa è stato aiutato da guardie armate che costringevano a  bere la bevanda a base di cianuro. Ma seppure lo avessero fatto tutti volontariamente, anche in questo caso c'era un rapporto giornaliero: dormivano, mangiavano e fornicavano insieme.
Nel caso di Salvatore Vinci, come poteva la sua psicopatia (tutta da dimostrare) influenzare la famiglia dei Mele? In base a cosa questa famiglia avrebbe dovuto accondiscendere a suoi voleri criminali? i Mele non avevano un buona opinione dei Vinci. Quindi, lo psicopatico già partiva svantaggiato.
In conclusione, Salvatore potrebbe al limite aver convinto Stefano a partecipare al delitto. perché con lui mangiava, dormiva e fornicava. Poniamo che avesse potuto convincere anche Giovanni Mele. Ma per il resto della famiglia non riusciamo a trovare nessun motivo.
Salvatore Vinci viene descritto dai salvatoristi quasi come un Totò Riina. In verità, il vero duro era Francesco. Infatti è di lui che la familgia Mele aveva veramente paura. Eppure, avrebbero deciso di metterselo contro nel momento in cui decidono di uccidere Barbara con la complicità di Salvatore per poi dare la colpa a Francesco.

Il rapporto Torrisi costruisce il carisma demoniaco di Salvatore sul delitto Barbara Steri. Un delitto che probabilmente non è mai avvenuto. Quindi su un presupposto inesistente. Ma seppure esistente, del tutto improponibile in un contesto completamente diverso. 
Per poter funzionare lo schema Torrisi bisogna necessariamente dotare Salvatore di superpoteri di ordine psicologico.
In ogni caso, seppure tutto questo fosse vero, l'analisi dell'omicidio ci dimostrerà che mai Salvatore Vinci poteva aver commesso questo delitto, fosse pure stato da solo, con Stefano Mele o con tutta la sacra famiglia. A meno di non dotarlo di ulteriori superpoteri, come vedremo nelle prossime conversazioni.


domenica 9 febbraio 2020

Schema Torrisi - Parte seconda


IL MOVENTE


Diceva Aristotele nella Poetica che un soggetto letterario non deve necessariamente essere vero ma verosimile. Il rapporto Torrisi non è un romanzo ma un rapporto giudiziario per cui si dovrebbe attenere al vero. Ma se lo trattassimo come un racconto sarebbe verosimile? Certo, in criminologia si leggono cose che uno non reputerebbe mai vere. Eppure, vere sono. E' proprio di ieri la notizia di due madri arrestate perché abusavano delle rispettive figlie per compiacere il loro perverso partner, un uomo di 40 anni. Addirittura, una delle due avrebbe concepito la figlia al solo scopo di soddisfare le fantasie sessuali dell'uomo. Fantasie da lei medesima condivise. 



(Per inciso. Non sono mai stato favorevole alla pena di morte. Né mai lo sarò. Tuttavia, se il Signoruzzo (come dicono in Sicilia) dicesse: "Vi ho inviato la Sacra Corona Virus perché siete troppi e mi state rovinando il Pianeta, cosa volete fare, lasciamo scegliere al caso oppure avete una lista?". Beh... dei nomi li proporrei, e questi pedofili sarebbero nell'elenco).

Se degli esseri umani pensano di mettere in produzione dei figli per soddisfare le proprie perversioni sessuali, non è poi così fantastico pensare che un soggetto estraneo ad un nucleo familiare lo plagi al punto tale da fargli fare quello che vuole. Mi riferisco ovviamente a Salvatore Vinci che chiede alla famiglia Mele di uccidere Barbara Locci. In linea teorica ciò è possibile. Ma in pratica?

Se chiedete a un salvatorista perché i familiari di Stefano Mele partecipano al delitto della moglie, la risposta sarà perché dava scandalo, spendeva tutto quello che guadagnava il marito con i propri amanti, non se ne poteva più. Che poi è quello che dice Torrisi.

Prendiamo per buono, per un attimo, questo movente. I Mele decidono di liberarsi di Barbara perché infanga il buon nome della famiglia. Ci sarebbe da chiedersi un mucchio di cose. I due sono sposati da quasi dieci anni e Barbara fin da subito ha manifestato una certa libertà sessuale. 
Domanda: Perché proprio adesso? 
Risposta: Appunto, oramai il vaso era colmo.

Va bene, accettiamo questa spiegazione. 
Domanda: Perché uccidere anche Lo Bianco?
Risposta: Ha fatto male ad andare con Barbara!

Voglio attribuire il massimo del cinismo alla famiglia Mele. Fino a questo punto siamo nel verosimile. 
Domanda: A chi è venuta l'idea di farla finita con Barbara perché dava troppo scandalo?
Risposta: A Salvatore Vinci.

Ecco... qui iniziano le perplessità. Posso concedere ai Mele che non sopportavano più la condotta scandalosa di Barbara. Voglio concedere che Salvatore Vinci abbia plagiato Stefano nel suo piano funesto. Ma pensare che ai Mele il movente dell'onore glielo abbia fornito l'amante stesso di Barbara... questo no! Proprio Salvatore Vinci? Quello che si è istallato a casa loro per qualche annetto? quello che portava Barbara alle Cascine per farla accoppiare con altri uomini mentre lui la osservava eccitato? quello che si è preso 150.000 lire da lei e 150.000 lire da lui delle 480.000 lire del premio assicurativo? quello, il cui fratello ha preso il posto a casa loro? In sostanza, mi si vorrebbe far credere che non solo Stefano, ma tutta la famiglia Mele erano oligofrenici senza possibilità di un rimedio. Non solo il fratello di Stefano, le sorelle, la madre e il padre. Ma persino i suoi stessi cognati! 

Insomma, un bel giorno Salvatore Vinci diventa il Buffalmacco della situazione e Piero Mucciarini il suo Calandrino. Sembra più Boccaccio che Torrisi. Ossia, Mucciarini, ascolta le parole di Salvatore Vinci che gli dà lezione sull'onestà, l'onore e la pudicizia. E lo convincerebbe a uccidere Barbara insieme all'ultimo amante, Lo Bianco, per poi dare la colpa del misfatto a suo fratello Francesco.
Quindi io, Piero Mucciarini, o Marcello Chiaramonti, prendo lezioni di stile da un depravato come Salvatore Vinci (posso anche ignorare l'episodio delle Cascine e le 300.000 lire, ma che sia un parassita non può sfuggirmi). Proprio lui mi chiede di salvare l'onore della famiglia quanto lui è il principale protagonista di questo scandalo? E poi cosa pretenderebbe? Che accusassimo il fratello? Quindi io mi devo fidare di uno che manderebbe il fratello in galera per un crimine da lui stesso commesso?
Tutto questo vi sembra verosimile? Neanche come semplice racconto avrebbe credibilità. Ma si è detto che Salvatore Vinci aveva un grande carisma se è vero come è vero che ha ucciso la prima moglie riuscendo a convincere i familiari di lei nell'impresa criminale. Ma è andata veramente così? Il delitto Steri sarà argomento della nostra prossima conversazione.
Il movente dell'onore avrebbe avuto credibilità se quella notte del 1968 i Mele avessero ucciso Barbara Locci insieme a ... Salvatore Vinci! per poi dare la colpa a Francesco Vinci. Ecco, così la trama letteraria reggerebbe. I Mele si liberano una volta per tutte di Barbara e degli ingombranti fratelli Vinci.



sabato 8 febbraio 2020

Schema Torrisi - Parte prima


Schema Torrisi (o il giuoco degli amanti)

LEGENDA: A Barbara Locci; B Salvatore Vinci; C Antonio Lo Bianco; D Francesco Vinci.



PREMESSA
Lo schema Torrisi, elaborato dal Tenente Colonnello comandante del reparto operativo dei carabinieri, Nunziato Torrisi, il 22 aprile 1986 nell'ambito dell'inchiesta sui delitti del Mostro di Firenze, prevede un'amante centrale A attorno alla quale girano altri tre amanti: B, C e D.

Il primo amante B decide di uccidere l'amante A mentre si trova in intimità con il secondo amante C. Dopo averli uccisi, il primo amante B tenterà di incolpare del duplice omicidio il terzo amante D. Da notare che B e D sono fratelli.
Quindi con un colpo solo B si libererà di A, C e D.

Questo schema apparentemente semplice, in realtà è molto complesso. Infatti B per poter portare a termine il suo diabolico piano deve cooptare il marito di A e cercare il consenso, l'appoggio e la complicità materiale dei parenti del marito di A.  Quindi dobbiamo prevedere che B riuscirà a convincere queste persone - che non sono criminali e che non hanno nulla da guadagnare in tale impresa - ad accollarsi il rischio che comporta l'esecuzione di un duplice omicidio: svariati anni di galera, perdita del lavoro, allontanamento dalla famiglia, spese giudiziarie. Tutto questo per assecondare i voleri di B. Attenzione, tutta questa gente sa perfettamente chi sia B e in quali rapporti si trovi con A. Quindi, il marito di A e i suoi familiari sono al corrente che B è un amante storico di A e che dopo averla ammazzata insieme a C vuole far ricadere la colpa su D che, non dimentichiamocelo, è suo fratello! Nello studio del rapporto Torrisi, vedremo come  costoro si imbarcheranno nell'impresa di un delitto altamente grave dal punto di vista penale e morale, perché - lasciando stare la condotta disdicevole di A - il povero C non è che un giovane di 29 anni padre di tre figli. Eppure, questi bravi padri di famiglia, non si faranno nessuno scrupolo nell'ucciderlo creando così la figura di una vedova e di tre orfanelli. 

Insomma, la nefasta influenza di B su tutto il nucleo familiare del marito di A è totale!

In questo schema i sardisti trovano la soluzione del mistero dei delitti del Mostro di Firenze, che altri non sarebbe che B, ovvero Salvatore Vinci.
Ogni sardista/salvatorista adatta poi alla propria visione dei fatti, lo schema Torrisi. Possono cambiare alcune circostanze, alcuni protagonisti, alcuni particolari, ma la sostanza non cambia.
Con tutta la simpatia che possiamo provare per i sardisti, e l'ammirazione che nutriamo per il Ten. Colonnello Torrisi, dobbiamo però rimproverare loro che non hanno mai affrontato analiticamente tale prospettiva. Lo faremo noi per loro e vedremo che, se sottoposto a una critica severa, tale schema non regge  










martedì 16 dicembre 2014

LORIS ANDREA STIVAL: IL BAMBINO SCOMPARSO E RITROVATO - 3 parte - Il movente


La vittima, Loris Stival, anni 8

In questi giorni, in queste ore, i commenti sul delitto del povero Loris si concentrano su un probabile complice di Veronica Panarello. I più dicono che abitando gli Stival al terzo piano, essendo lei piccola e minuta, le sarebbe stato impossibile trasportare il corpo del bambino sino al piano terra. L'osservazione è pertinente ma solo per un motivo: sarebbe stato rischioso per lei scendere tutte le scale con il rischio che qualcuno del palazzo potesse sorprenderla in questa operazione. Presumo che non ci siano ascensori nel palazzo altrimenti tale dubbio non sarebbe venuto a nessuno.
Veronica pare che pesi 50 kg, non è che avrebbe dovuto sollevare qualcosa di peso equivalente. Il bambino era gracilino, sarà pesato una ventina di chili. Forse venticinque. Non è che avrebbe dovuto sollevare una montagna. Però, effettivamente poteva costituire un problema per lei ridiscender tre rampe di scale con un cadaverino. Quindi c'è davvero un complice? Ma neanche per sogno. le telecamere non hanno ravvisato altre persone entrare o uscire dal portone nei minuti in cui avveniva la tragedia. Allora? Come si sono svolti i fatti? L'ipotesi più probabile è che Veronica abbia ucciso il figlio proprio nel garage. Sono scesi insieme e una volta giunti alla macchina lo ha strangolato. 
Escludo un complice perché non vedo proprio chi poteva avere un interesse a sopprimere il bambino in correità con lei. Un amante? E perché un amante avrebbe dovuto aiutarla in un gesto tanto scellerato? che vantaggi ne avrebbe avuto? cosa ne avrebbe ricavato? 
In ogni caso non ci sono prove di un complice. Neanche i tabulati telefonici confermerebbero una tale ipotesi.

LE MANI LEGATE
La presunta assassina, Veronica Panarello, anni 26
Pare che il piccolo avesse le mani legate da una fascetta stringicavo, simile a una di quelle utilizzate per ucciderlo.Che utilità poteva avere legargli i polsi? Bisogna capire se ciò è avvenuto prima o dopo lo strangolamento, sempre che questo particolare corrisponde a verità. Se i polsi sono stati legati prima allora era per rendere il bambino del tutto inoffensivo, non dargli nessunissima possibilità di difesa. Ma non credo sia avvenuta una cosa del genere altrimenti forse Loris avrebbe urlato. Non sembra che nessuno abbia udito nulla. Questo non esclude che non abbia comunque urlato senza che nessuno lo abbia sentito. Invece, è molto più probabile che i polsi siano stati legati dopo lo strangolamento perché le braccia erano ciondoloni e davano fastidio, inoltre le mani così ravvicinate potevano rappresentare una valida maniglia per trasportare meglio il corpo.

IL CACCIATORE
Il cacciatore
Si sono fatte illazioni anche su Orazio Fidone, il cacciatore che ha scoperto il corpo. Pochi credono che abbia avuto un'intuizione, il dubbio è che qualcuno gli abbia dato un'imbeccata per cui lui sarebbe andato a colpo sicuro al Mulino Vecchio. Se così fosse stato non si capisce quale interesse avrebbe avuto l'uomo a non dichiararlo alla polizia. Tacere una simile informazione lo espone al rischio di favoreggiamento nei confronti di un assassino. E poi chi avrebbe dovuto imbeccarlo? Il presunto complice di Veronica? Ma se ha aiutato la donna nell'omicidio o nell'occultamento del cadavere perché poi si sarebbe prodigato per far scoprire il corpo con il serio rischio di venire scoperto? Ovviamente tutto questo non ha senso.

IL CASTELLO
Il movente
La verità è che non si vuole ammettere che Veronica ha fatto tutto da sola poiché non sembra "normale" che una madre possa decidere scientemente di sopprimere un proprio figlio. Ipotizzare un complice, trovare un movente in una probabile tresca amorosa dà più sollievo poiché ci libera dal pensiero che una madre possa compiere un gesto così sacrilego senza una vera ragione. Allora i nostri figli sono tutti in pericolo? Qualunque madre potrebbe compiere un gesto così crudele.
Ma è l'esatto contrario. Proprio la mancanza di un movente nella logica delle nostre azioni quotidiane rende questo caso unico. E' del tutto inutile cercare un movente plausibile poiché non esistono moventi plausibili. Veronica è prigioniera di un proprio castello fatto di paure, timori, ansie, depressioni, sogni, incubi, speranze costruito sulle fondamenta della sua esistenza, del suo vissuto. Noi certamente la rinchiuderemo in galera, molti la vorrebbero morta. Ma il dovere della società non è quello di punirla bensì di capirla. Noi dobbiamo entrare nel suo castello adesso, dove lei si è rifugiata, dove si nasconde e dove ha covato il delitto ai danni del figlio. Quando avremo capito la struttura di questo castello tenebroso, quando ne avremo varcato le porte, quando saremo entrati in tutte le stanze, solo allora potremo cercare di prevenire che altre madri possano uccidere con lucida follia i propri figli.
Entrare nel castello e tirare fuori Veronica è la parte più difficile di questo oscuro, tetro dramma.

domenica 14 dicembre 2014

LORIS ANDREA STIVAL: IL BAMBINO SCOMPARSO E RITROVATO - 2 parte - La premeditazione




Il caso dell’omicidio di Loris Stival, di anni 8, appare ormai risolto: abbiamo l’assassino, l’arma del delitto, il percorso effettuato. Ma non abbiamo il movente. Ad uccidere il bambino è stata la madre, Veronica Panarello, di anni 26. I sospetti, per quel che mi riguarda, erano immediatamente caduti su di lei per il fatto che non ritenevo possibile un rapimento in pieno centro urbano alle 8:30 del mattino nei pressi di una scuola in un paese dove tutti si conoscono.
A Veronica non crede più nessuno, neppure i suoi stessi familiari come dimostrano le intercettazioni telefoniche riportate dai vari mass media. A tal proposito mi domando se sia lecito pubblicare conversazioni private che dovrebbero far parte esclusivamente delle indagini.

LINEA TEMPORALE DELLA MORTE
Schema ripreso da Agenzia Ansa
In questo schema vengono messe a confronto la versione di Veronica e la ricostruzione degli inquirenti. Le contraddizioni sono evidenti.

L’ORA DEL DECESSO
L’ora della morte è stata stabilita fra le 10 e le 10:30. Però attenzione, stiamo parlando della morte biologica, ovvero della cessazione di ogni attività vitale. La morte cerebrale, in realtà, dovrebbe essere avvenuta prima, al momento in cui il bambino è stato strangolato. Quindi, tecnicamente quando Loris è stato gettato nel canale di scolo era ancora vivo anche se clinicamente morto. In sostanza, non era ancora cadavere quando è stato lasciato al Vecchio Mulino, è morto circa 30 minuti, un’ora dopo. Per cui la stima del medico legale circa l’ora del decesso, che si basa su varie considerazioni, tipo la temperatura corporea del cadavere, i processi putrefattivi, le macchie ipostatiche, non corrisponde all’ora in cui è avvenuto il delitto. L’assassino si è disfatto del corpo del bambino credendolo morto quando in realtà era ancora vivo, nel senso che il cervello era ormai privo di attività tuttavia il suo piccolo cuore batteva ancora.

LE TELECAMERE
Schema ripreso da Agenzia Ansa modificato dall'Autore
Le telecamere sparse per il paese vedono Veronica muoversi nei pressi di casa (in rosa), in località Vecchio Mulino (in azzurro) e a Donna Fugata (in giallo). Ma nessuna telecamera la inquadra nei pressi della scuola come lei sostiene di essere stata quella mattina.

OMICIDIO LORIS STIVAL VERSUS OMICIDIO SAMUELE LORENZI
Se prendiamo a paragone il delitto di Cogne con questo ravvisiamo degli elementi in comune e delle differenze che ci fanno comprendere come il primo forse è stato dovuto all’impeto del momento mentre questo appare molto premeditato.  

ARMA DEL DELITTO E MODALITÀ OMICIDIARIE
La Franzoni ha utilizzato un oggetto contundente per uccidere il proprio figlio infliggendogli 17 colpi che lo hanno devastato sporcando l’intera camera di sangue e materia cerebrale. Lei era ancora in pigiama. La Panarello invece si è servita di una fascetta stringicavo per fili elettrici. Era vestita. Nel primo caso sembra proprio che la donna fosse incapace di intendere e volere al momento del fatto poiché se avesse premeditato il delitto lo avrebbe effettuato in maniera più pulita. Insomma, la Franzoni ha utilizzato la prima cosa a portata di mano ed ha infierito contro il bambino.
In questo caso, invece, aver usato una fascetta stringicavo fa pensare alla premeditazione. L’oggetto, così come una pistola, va armato, nel senso che per utilizzarlo va prima infilato un capo nell’occhiello apposito, quindi bisogna stringere.
Come si arma una fascetta. Queste sono piccole  ve ne sono di diverse misure.
Per cui tale operazione non è compatibile con un momento di rabbia. Inoltre, porre il cappio attorno al collo del bambino fa pensare a un inganno da parte dell’assassina. Loris aveva 8 anni, quindi avrebbe potuto opporre un minino di resistenza. Bisogna vedere se il cappio stringeva davanti, lateralmente o posteriormente. Se l’assassina si è posta dal di dietro ha infilato in modo veloce e di nascosto la fascetta attorno al collo del povero bambino. Un particolare in più per escludere un momento di obnubilazione dovuta alla rabbia.

PREMEDITAZIONE
Ma forse l’elemento che inchioda la donna alla premeditazione è aver parcheggiato l’auto nel garage. Alle 08:32 Veronica, Loris e l’altro figlio escono per andare alla macchina. Un minuto dopo, però, si vede ricomparire Loris che rientra. Dunque, questo bambino non è mai salito sull’auto di sua madre. Rientrando con nessuno in casa deve averlo fatto da solo. Dopo 17 minuti rientra anche Veronica. ATTENZIONE:la donna non parcheggia davanti casa, dove le telecamere fanno vedere che c’era posto, ma entra in casa, apre il garage e porta la macchina dentro. Quindi richiude la porta del garage. In sostanza il garage comunica con l’interno della casa. Come mai Veronica non aveva le chiavi del garage? Lei dice che è entrata nel garage passando dalla casa perché da mesi aveva smarrito le chiavi della saracinesca. Ma il marito la smentisce, le chiavi erano nella macchina insieme ad altre di casa. Quindi, queste chiavi sono state utilizzate da Loris perché potesse rientrare, e con queste che il bambino ha aperto il portone.
Veronica esce nuovamente alle ore 09:45 per recarsi a un corso di cucina a Donna Fugata. Rimane dunque in casa per 36 minuti, durante i quali uccide Loris. Domanda: se doveva nuovamente uscire perché infila la macchina in garage? La mette perché non si possa vedere mentre colloca il corpo del bambino nel bagagliaio, ovviamente. Ma quando ripone la macchina nel garage facendo anche diverse manovre Loris è ancora in casa vivo! Dunque, quando ha parcheggiato in garage ella già sapeva che avrebbe ucciso il figlio.
La telecamera A è quella che ha incastrato Veronica Panarello (fotogramma Ansa rielaborato dall'Autore)
Veduta di casa Stival dalla parte della telecamera A (da Google Maps, elaborazione originale dell'Autore)
Visuale aerea della telecamera A (da Google Maps, elaborazione originale dell'Autore)

Visuale telecamera A (da Google Maps, elaborazione originale dell'Autore)
AZIONI ANTE DELICTUM E POST DELICTUM
Ritornando a Cogne, non sappiamo se anche lì ci fu premeditazione poiché non conosciamo le azioni dell’assassina prima del delitto. Nel caso di Veronica, sì. Il bambino esce con la madre ma poi rientra subito dopo. Evidentemente, la madre ha già progettato il delitto poiché inganna il figlio. Lo fa uscire per non insospettirlo ma poi con qualche scusa lo fa rientrare subito dopo.
Le azioni post delictum in entrambi i delitti smentiscono che dopo l’omicidio le rispettive madri abbiano dimenticato cosa hanno fatto cancellando dai loro ricordi l’assassinio dei figli. In tutti e due i casi, infatti, si sono preoccupate di costruirsi un alibi. La Franzoni si è rivestita e lavata. Ma non si sa dove abbia messo i vestiti sporchi di sangue e l’arma del delitto, ragion per cui, in mancanza di questi elementi, che sembrano scomparsi nel nulla, potrebbero ancora sussistere dubbi sul fatto che sia stata veramente lei l’assassina di Samuele. Veronica, invece, si sbarazza del corpo del figlio e va a Donna Fugata per costruirsi un alibi.

LO SLIP E LO ZAINETTO
Loris è stato ritrovato completamente vestito ma senza slip. Come mai? L’idea è quella che Veronica abbia fin da subito pensato che doveva far credere a un rapimento da parte di un pedofilo assassino. Questo particolare la inchioda ancora di più alla premeditazione poiché se ella ha vestito il bambino prima del delitto senza mettergli lo slip significa che sapeva già cosa stava per fare. A meno che, dopo averlo strangolato, non lo ha spogliato e poi rivestito. Ma se aveva in animo di ucciderlo non aveva senso sobbarcarsi tutta questa ulteriore incombenza. Semplicemente quella mattina Loris non ha mai indossato nessuno slip.
Dello zainetto Veronica se ne è disfatto, molto probabilmente, nel tragitto fra Donna Fugata e Santa Croce Camerina perché nella fretta di liberarsi del cadavere ha dimenticato lo zainetto in macchina. Infatti, sarebbe stato logico farlo ritrovare dove ha lasciato il piccoletto. Probabilmente, mentre era al corso di cucina deve aver ripercorso mentalmente i suoi movimenti e si è ricordata dello zainetto.

MOVENTE
Solo lei lo conosce. Si tratta di un delitto premeditato ai danni di un proprio figlio. Non è la prima volta che una madre uccide un figlio per ragioni che non necessariamente hanno una motivazione nella malattia mentale. Certo, compiere un gesto così efferato non è da mente normale. Ci sono state madri che hanno sterminato i propri figli per futili motivi. In questo caso scoprire il perché sarà molto più difficile che scoprire il come.
Questo delitto entrerà negli annali della Cronaca Nera come uno dei più spietati omicidi di una madre ai danni di un proprio figlio.Veronica Panarello si è conquistato un posto d'onore nella storia del Crimine.

giovedì 4 dicembre 2014

LORIS ANDREA STIVAL: IL BAMBINO SCOMPARSO E RITROVATO - 1 parte - I sospetti


I FATTI
Santa Croce Camerina (Ragusa)
29  novembre 2014
Ore 8:35
La signora Veronica Panarello, 25 anni, accompagna il figlio Loris di anni 8 a scuola, che si trova in via Fratelli Cervi.

Ore 12:45
Veronica va a riprendere il figlio a scuola. Ma le viene comunicato che non è mai entrato. Gli insegnanti hanno creduto che fosse rimasto a casa. Scatta immediatamente l'allarme, vengono impiegati cani molecolari per la ricerca del piccolo.

Ore16:55, un cacciatore, tale Orazio Fidone, scopre il corpo del bambino a Scoglitti, in contrada Vecchio Mulino. Il corpo  è stato buttato in un canalone di cemento da un'altezza di circa 3 m.

L'autopsia stabilirà che il piccolo è stato strangolato con un filo tipo quelli di corrente.Non reca tracce di violenza sessuale. Non vengono rinvenuti gli slip né lo zaino. Il bambino però appare vestito.

INTERPRETAZIONE
Gli eventi mi hanno superato poiché fin dal primo momento i miei sospetti sono ricaduti sulla madre. Il motivo è abbastanza semplice. Non mi è mai parso probabile che un bambino venisse rapito alle 8:30 del mattino nei pressi di una scuola dove brulicano scolaretti, genitori, nonni e insegnanti. Quando porti un figlio a scuola puoi avere due possibilità: o arrivi in orario allora lo lasci insieme agli altri bambini, oppure giungi in ritardo, in questo caso lo accompagni sino all'entrata. Nella prima evenienza Loris avrebbe dovuto stare in un bel gruppo e come avrebbe potuto qualcuno avere l'audacia di intercettarlo e poi trascinarlo via? Nella seconda possibilità la madre avrebbe quanto meno dovuto accertarsi che il piccolo fosse veramente entrato a scuola. Comunque, per capire meglio la situazione ho fatto una ricerca sul paese in questione.


Il tragitto da casa Loris a scuola è di circa 850 m. Dalla scuola al luogo del ritrovamento del corpo ci sono circa 3,7 km. La madre dirà che dopo aver accompagnato i figli a scuola si è recata a Donna Fugata che, come si vede, è in direzione opposta a contrada Mulino Vecchio.
 Quello che balza subito agli occhi è che la scuola non si trova alla periferia del paese ma in pieno centro. Questo comune ha circa 10 mila abitanti, certamente si conoscono tutti fra loro. Nessuno ha visto Loris dopo che sarebbe stato lasciato nei pressi della scuola. Né è mai stato inquadrato da nessuna telecamera.

OMICIDIO E OCCULTAMENTO DEL CORPO
Secondo il medico legale la morte sarebbe avvenuto circa alle 09:30, quindi dopo un'ora che il bambino sarebbe stato lasciato a scuola. A parere degli inquirenti l'omicidio è avvenuto dove è stato scoperto il cadavere, almeno a quello che si legge dai giornali. Non sono d'accordo. L'omicidio deve essere avvenuto in un luogo chiuso, non certo all'aperto. Il fatto che il corpo sia stato buttato in piena campagna fa presumere che l'assassino avesse un problema, liberarsene il primo possibile. L'omicida non doveva avere un terreno di proprietà poiché altrimenti avrebbe potuto usarlo per seppellirlo. Tutto sommato, non è stato neppure portato molto lontato dall'abitato, questo farebbe presumere che l'assassino avesse necessità di un rapido rientro per non destare sospetti.

IL CACCIATORE
L'uomo che ha trovato il corpo al momento risulta l'unico indagato. Ovviamente gli investigatori hanno fatto bene a fare ciò poiché accade spesso che il testimone di un delitto risulta poi esserne l'autore. Orazio Fidone, come tutti, si è messo alla ricerca del bambino, ha ritenuto che quel posto potesse essere adatto per occultare un cadavere. Per gli inquirenti due sono le cose: o costui ha avuto una buona intuizione oppure è l'assassino. Bisogna dunque verificare la sua posizone.
Personalmente, se il bimbo veramente è stato rapito, reputo contraddittorio che un predatore scaltro e audace rapisca un bambino in pieno giorno e poi si tradisca in modo stupido facendo finta di aver trovato il corpo. Quest'uomo è del tutto estraneo alla famiglia, se ho ben capito, quindi nessuno sarebbe mai arrivato a pensare a lui. Quindi perché avrebbe dovuto progettare un buon rapimento e poi andarsi a ingarbugliare in questa maniera stupida quando non era neppure lontanamente nella rosa dei sospetti? 

LA MADRE
I dubbi su Veronica, ripeto, per parte mia, sono insorti perché trovo illogico che un rapitore agisca in pieno giorno davanti a una scuola affollata nel centro di un paese dove più o meno tutti si conoscono. Quindi, la prima cosa che avrei fatto è verificare se questo bambino sia mai veramente giunto a scuola. Ed è proprio ciò che gli investigatori stanno accertando. Al momento non c'è riscontro di ciò.
Tuttavia, la modalità dell'omicidio appare molto fredda, una madre non uccide strangolando il proprio figlio. Ma semmai sotto un impeto. Loris invece sembra essere stato freddamente giustiziato. Eppure, questa donna non esce dai miei sospetti. Potrebbe aver fatto finta di accompagnare il figlio a scuola poiché altri vedessero la macchina lungo il percorso ma con dentro il bambino forse già cadavere. Oppure, lo aveva lasciato forse vivo o forse morto a casa, dove è ritornata a riprendere il corpo dopo aver accompangato l'altro figlio di 4 anni alla ludoteca.
Il fatto che l'assassino lascia in fretta e furia il cadavere non distante dal paese farebbe pensare che non potesse tenerlo troppo a lungo con sé poiché gli necessitava crearsi un alibi che non richiedesse buchi di tempo troppo ampi. Quindi, compiuto l'omicidio immediatamente scatta la necessità di costruirsi un buon alibi. E' questa necessità sarebbe proprio della madre, se fosse lei l'omicida.

GLI SLIP E LO ZAINO
La mancanza dello slip ma la non avvenuta violenza sul bambino suggeriscono l'idea di un depistaggio, si vorrebbe far credere a una violenza o ad un tentativo di violenza da parte dell'assassino. Lo zaino verrà prima o poi ritrovato poiché potrebbe essere legato alla fretta da parte dell'omicida di liberarsi del corpo. Dopo aver lasciato il cadavere in contrada Vecchio Mulino, l'assassino riparte immediatamente via salvo rendersi conto in un secondo tempo di aver dimenticato di disfarsi dello zaino che è rimasto nell'auto. Per cui nel percorso fra il Vecchio Mulino e la nuova destinazione si disfa dell'oggetto. Quindi, probabilmente verrà ritrovato a metà strada fra il Vecchio Mulino e il paese, oppure, se è stata veramente la madre l'artefice di tutto questo, fra Donna Fugata e Santa Croce Camerina.

MOVENTE E ARMA DEL DELITTO

Fascetta da elettricista

Abbiamo detto che il bambino  non ha subito violenza sessuale. Quindi un rapitore perché avrebbe dovuto strangolarlo? L'aver usato una fascetta di plastica da elettricista appare un omicidio premeditato. Non sembra, sinceramente, in linea con un gesto impulsivo di una madre. Anche la stessa arma appare sofisticata. Più da predatore sessuale. Se vogliamo proprio pensare a un pedofilo assassino, la fascetta da elettricista è perfetta come arma per un delitto. Tuttavia, se la sua intenzione fosse stata quella della violenza, l'avrebbe usata per immobilizzare il bambino, stuprarlo e poi eventualmente ucciderlo. Invece, la fascetta è stata usata solo per strangolare il bambino. Non sembra ci sia mai stata intenzione di violenza da parte dell'assassino. Il che farebbe pensare a un movente che nulla ha a che vedere con una matrice sessuale. Ma fa anche pensare che il bambino non sembra essere stata una vittima casuale. Quindi perché ucciderlo? Una vendetta? Qualcuno ha suggerito che il piccolo Loris potrebbe aver visto qualcosa che non doveva vedere. Personalmente escludo una simile teoria perché farebbe presupporre un'organizzazione. Eppure, l'omicidio appare legato a un singolo autore. Più persone non avrebbero avuto bisogno di trovarsi un alibi in tutta fretta e di certo il bambino sarebbe stato occultato in maniera tale che difficilmente sarebbe stato ritrovato.
Al momento, per quanto possa sembrare abietto persino pensarlo, va indagata la madre. Poiché molte cose conducono a lei. Anche il fatto che l'omicidio è avvenuto quando il marito era fuori per lavoro, nei pressi di Roma per la precisione. Tuttavia, è difficile capire perché avrebbe dovuto uccidere un figlio e salvare l'altro. Ciò non toglie, a mio parere, che l'ipotesi di un rapitore non sembra molto proponibile per i motivi sopra esposti. Perché qualcuno avrebbe dovuto rischiare così tanto? Se lo avesse fatto, e se la vittima non era casuale, non c'era motivo di tentare goffamente di occultare il cadavere. Anzi, se voleva farlo ritrovare, lo metteva esposto. Invece, così come è stato ritrovato, sembrerebbe piuttosto un modo per prendere tempo. Più tempo possibile. Per questo non pare possibile che il cacciatore sia poi l'assassino.
Aspettiamo gli eventi e speriamo che il nostro sia stato un errore grossolano.