sabato 17 novembre 2012

Una lezione indimenticabile 2/2: Jack Unterweger, lo scrittore assassino

Parte seconda
La vera storia di Jack Unterweger
Morale
Qual è la morale di tutta questa storia? I politici facessero i politici, gli scrittori facessero gli scrittori e i poliziotti facessero i poliziotti? Sì, la morale sembrerebbe essere propria questa. Se fosse dipeso dalla Polizia sicuramente Jack non sarebbe uscito dalla prigione con tutti i privilegi che abbiamo visto. Perché? Perché non si sono mai fidati di lui come non si sarebbero mai fidati di chiunque abbiano mai sbattuto in galera. È un’idea retriva? Hanno fatto bene invece la Cultura e la Politica a dare al nostro eroe una possibilità? Vediamo.





Chi ha ucciso le prostitute?
Abbiamo detto nella prima parte che non fu Jack l’autore di quegli omicidi, che contro di lui non c’erano prove ma solo indizi creati ad arte dalla stessa Polizia per chiudere un caso che le stava procurando problemi con la stampa e l’opinione pubblica. Vediamo i tempi.

 Tabella 1: Il periodo del terrore è durato 9 mesi, 2 settimane e  4 giorni (Elaborazione grafica originale dell'Autore)

Tutte le vie portano a Jack
Se si analizzano bene i dati si nota come molti elementi puntano decisamente contro Jack Unterweger. L’arco temporale coincide con la liberazione di Jack fino all’uscita dell’articolo dove si allude a lui. Cioè fino a quando non è finito sotto la lente di ingrandimento. Sono due coincidenze che potrebbero non essere determinanti. Ma vediamo il prosieguo:
  • dal primo all’ultimo omicidio passano 291 giorni, la media quindi è di un omicidio ogni 26,5 giorni, meno di uno al mese. Tutti questi assassini avvengono nel periodo in cui Jack è libero.
  • in tutti i posti dove sono avvenuti i delitti c’era anche Jack.
  • sono tutte prostitute, tranne la donna uccisa a Praga.
Sui corpi dove è stato possibile stabilire la causa di morte si osservano le seguenti caratteristiche:
  • le donne sono state uccise per strangolamento avvenuto con un indumento intimo della stessa vittima.
  • sono state picchiate sul viso o sul corpo.
  • il nodo utilizzato dall’assassino è il medesimo in tutti gli omicidi.
  • quasi tutte le vittime sono state ritrovate nude ma con addosso i loro gioielli o monili.
  • i corpi erano quasi tutti parzialmente sepolti o comunque coperti con qualcosa o nascosti sotto qualcosa.
  • i resti sono stati ritrovati tutti nei boschi tranne la Bockova, il cui cadavere è stato rinvenuto lungo la riva di un fiume.
Altri particolari che puntano su Jack riguardano i suoi precedenti penali:
  • la sua vittima del 1974 è stata picchiata selvaggiamente con una sbarra d’acciaio e poi strangolata con il suo stesso reggiseno. È stata ritrovata nuda ma con addosso i monili. 
  • la presunta vittima di Jack del 1973 è stata percossa, stuprata e strangolata.
Cronologia ragionata dei primi tre delitti:
15 settembre 1990, Praga – Omicidio Blanka Bockova

Il cadavere di Blanca Bockova viene ritrovato lungo un affluente del Moldava, a Praga. Nuda, a parte un paio di gambaletti e la fede al dito. Chiaramente ammanettata, percossa, strangolata e con una ferita d’arma da taglio su una natica. Tuttavia non c’era più l’oggetto con il quale era stata uccisa. Non aveva avuto rapporti sessuali con l’assassino poiché presentava ancora l’assorbente interno. Non era una prostituta. Il corpo venne messo in posizione degradante dall’assassino: supina e a gambe spalancate, parzialmente coperto di frasche. La donna fu riconosciuta perché lungo il fiume vennero trovati alcuni suoi indumenti, in mezzo ai quali c’era il portafogli con i documenti. Jack dal 14 al 16 settembre era a Praga. La donna scomparve da Piazza Venceslao alle ore 23:45, alcuni testimoni raccontarono di averla vista dialogare con un uomo sui 40 anni. L’età di Jack. Quest'ultimo alle 23:30 era vicino a Piazza Venceslao, dove si separò dalla sua padrona di casa che abitava lì vicino. Sulla sua auto, una BMW, vennero rinvenuti dei capelli biondi che l’analisi del DNA attribuì con pochi margini di dubbi alla Bockova.
Questo delitto, il primo della serie dopo la sua liberazione, inchioda Jack più di qualsiasi altro. Preso da solo, senza tener conto del DNA, sarebbe difficile attribuirlo a lui. Però somiglia moltissimo a quello di Marika Horvath, forse la prima vittima in assoluto di Jack. Il fatto che Blanka non fosse una prostituta deve farci riflettere. Aveva iniziato la sua carriera omicida uccidendo ragazze tranquille. Vista l'eco comprende che non è vantaggioso uccidere donne che conducono una vita normale. Le prostitute invece sono ai margini della società, la loro morte non fa rumore e non provoca allarme sociale. Blanka, dunque, è stata una vittima occasionale. Era uscita appena da un pub, dove aveva bevuto dei drink con un amico con il quale aveva però litigato. Per cui decise di tornare da sola a casa. In Piazza Venceslao incontra questo elegante signore con il quale parla. Dopo di che sparisce nel nulla per essere ritrovata cadavere il giorno dopo. Jack in questa circostanza ha sfruttato il caso, ha visto questa donna sola, un po’ brilla, e non si è lasciata sfuggire la preda. Non avrebbe aggredito una donna comune in Austria perché avrebbe fatto troppo rumore. E lui questa era l’ultima cosa che voleva. Ma in Cecoslovacchia chi lo conosceva?
Qualche tempo dopo la padrona di casa di Jack a Praga ricevette una sua lettera nella quale egli le chiedeva se c’erano notizie sul quartiere a luci rosse della città. In realtà, egli voleva sapere che cosa era accaduto dopo l’omicidio, che sviluppi c'erano stati.

31 marzo 1973, Salisburgo - omicidio Marika Horvath
Marika Horvat esce di casa verso le 18 per recarsi in città. Il giorno dopo il suo cadavere verrà rinvenuto a pelo d’acqua nel Lago Salzacher, vestita dalla cintola in su e completamente nuda nel resto del corpo. Aveva i polsi legati dietro la schiena da una cravatta, le gambe invece erano state annodate insieme a livello delle caviglie con i suoi stessi collant, inoltre era stata imbavagliata con un cerotto. Presentava sperma in vagina ma nessun segno di violenza carnale. L’assassino l’aveva presa a pugni sul viso e poi buttata nel lago. La ragazza era morta annegata. I suoi vestiti ritrovati lungo la riva.
A indagare sul caso sarà l’ispettore Schenner, per nostra fortuna e per sfortuna di Jack, poiché sarà grazie a questo poliziotto che anni dopo uno dei più crudeli serial killer mai apparsi sulla scena mondiale finirà le sue gesta efferate. Al momento, però, il poliziotto non ha nulla in mano, nessuna pista, nessun altro sospetto su cui indagare.
A volte il caso… ma il caso non è nulla senza l’intuito. Jack nel 1975 forse pensava che essere processato in Austria invece che in Germania fosse un vantaggio. E sarebbe stato un vantaggio, ma nel presente, non nel futuro. Tuttavia come avrebbe potuto prevedere il futuro? In Austria va bene, ma proprio a Salisburgo? Proprio dove Schenner indagava sul caso Horvath? Infatti l’ispettore, che non ha certo smesso di pensare alla tragedia della povera ragazza, si interessa a questo strano soggetto, Jack Unterweger, accusato di aver ucciso in Germania una ragazza, una diciottenne, Margret Schafer. Non è il suo primo precedente penale, costui ha un vasto curriculum: rapine, furto con scasso, furto d’auto, truffa, sfruttamento della prostituzione. Ma soprattutto innumerevoli aggressioni sessuali a ragazze. Il poliziotto rimane colpito dalla dichiarazione di una certa Daphne, di Salisburgo. La donna raccontò che il 13 maggio 1974 accettò il passaggio di un giovanotto all’apparenza gentile, educato, curato nell’aspetto e abbastanza carino. Fu la peggiore scelta della sua vita. Il gentiluomo infatti la portò in un bosco dove dapprima le legò i polsi con le sue stesse calze quindi le affondò il viso nel fango per poi stuprarla con una sbarra d’acciaio mentre si masturbava. La donna si salvò perché nello spiazzo giunse un’altra macchina per cui lei riuscì a fuggire. Lo denunciò e l’uomo venne condannato. Ma a dicembre Jack era già in circolazione e poté così uccidere brutalmente la Schafer.

11 dicembre 1974, Ewersbach, Germania – omicidio Margret Schafer
Barbasa Scholz e Jack Unterweger si conoscevano da poco. Ma tanto era bastato perché egli la convincesse a rubare in casa propria. Jack ha sempre avuto un grande ascendete sulle donne. Le cose però non andarono secondo le previsioni. I genitori di lei erano in casa e non poterono depredare l’abitazione. Era sera quando incontrarono Margret che era appena uscita dal bowling. Le due ragazze si conoscevano, per cui Margret si avvicinò alla macchina. Dal momento che non aveva fretta di tornare a casa accettò la proposta di andare a bere con l’amica e il suo ragazzo qualcosa al bar. Per cui salì sul Mercedes. Le due donne si sedettero sul sedile posteriore e parlarono del più e del meno. Giunti presso il bar, Jack non perdette tempo, con una velocità sorprendente legò con la cintura del cappotto di Barbara le mani di Margret dietro la schiena, quindi la fece letteralmente accucciare fra il sedile anteriore e quello posteriore. Le rubò i soldi che aveva nella borsetta e le chiese se in casa avesse altro denaro. La ragazza terrorizzata disse che aveva cento marchi in camera da letto. Sarà Barbara ad andarli prelevare. Quindi ripresero l’allucinate viaggio, con la povera Marget incastrata tra i sedili. Jack chiese a Barbara se conoscesse un posto isolato nei boschi. La turpe compagna, terrorizzata anche lei, gli indicò una località. Jack guidò fino ad addentrarsi nella fitta vegetazione. Quando si fermò ordinò a Margret di spogliarsi. Lei rifiutò. Allora Jack non usò mezzi termine e la colpì sul viso. Poi aiutata da Barbara la spogliò completamente. Quindi, presa una sbarra d’acciaio, costrinse la spaventatissima ragazza a proseguire nel bosco. Barbara paralizzata dalla paura non osò intromettersi. Al suo ritornò, una ventina di minuti dopo, Jack le porse la sbarra macchiata di sangue e di capelli. La donna comprese benissimo che la sua amica era stata uccisa.
Infatti, tre giorni dopo il suo corpo verrà ritrovato parzialmente coperto di foglie. Era stata percossa sul tronco, sul collo e sul cranio, quindi strangolata a mani nude e con il suo stesso reggiseno.

Paralleli fra gli omicidi Horvath e Schafer, e l'aggressione  Daphne
Elaborazione grafica originale dell'Autore
L’ispettore Schenner notò uno schema comune. Ma non riuscì a dimostrare che Jack fosse a Salisburgo la notte in cui Marika Horvath venne uccisa.
Nel 1983, otto anni dopo, un ubriaco arrestato dalla polizia dichiarò di sapere molte cose sull’omicidio della Horvath perché a ucciderla era stato l’allora fidanzato di sua figlia. Ovvero, un certo Jack Unterweger. L’uomo morì di infarto prima che Schenner lo potesse interrogare. Tuttavia, il bravo investigatore riuscì a rintracciare la figlia, e grazie a lei poté dimostrare che Jack era proprio a Salisburgo la sera in cui la Horvath fu uccisa, per la precisione in un albergo a tre chilometri dove venne ritrovato il suo cadavere. Jack davanti all’evidenza non poté che ammetterlo ma negò decisamente che lui fosse il responsabile dell’omicidio. In quel periodo egli era già entrato nel progetto di riabilitazione, aveva iniziato ad avere potenti protezioni, per cui Schenner non ce la fece a farlo incriminare per l’omicidio Horvath. Se ci fosse riuscito Jack non avrebbe avuto più alcuna possibilità di uscire  dopo 15 anni di galera per supposti meriti letterari.

Riflessioni
La Horvath non è stata strangolata come tutte le altre vittime di Jack, teoricamente si potrebbe pensare che egli fosse veramente innocente, almeno per questo omicidio. Però appare strano che la ragazza sia stata legata alla maniera di Jack, che egli si trovasse a Salisburgo proprio nei pressi del luogo dove avvenne l’aggressione e che non avesse un alibi quando la donna scomparve. Infatti la sua amica disse che quella sera lui era uscito ed era rincasato verso l’una. Jack ammise questa circostanza asserendo che era andato a trovare dei vecchi amici. Inoltre, l’acuto Schenner notò che Jack, ancora prima di venire sospettato per questo omicidio, quando durante il processo alla Schafer ricostruì i suoi movimenti per l’anno 1973, omise di dire di essere stato a Salisburgo e di avere posseduto un'automobile. Schenner non comprende il motivo di tale omissione da parte di Jack se egli è estraneo all’omicidio.
Probabilmente per questo primo assassinio Jack non era abbastanza organizzato, per cui gli oggetti disponibili per legare li aveva usati per tenere ferma la ragazza. Forse non era neppure uscito per uccidere dato che per legarla aveva usato la propria cravatta e non un altro indumento appartenente alla vittima. Egli farà tesoro di questo e la prossima volta per rendere innocua la vittima si porterà dietro un’arma.
Anche riguardo all’omicidio Schafer egli ne trae un’importante lezione: non uccidere ragazze comuni soprattutto non farlo davanti a testimoni. Difatti a tradirlo sarà Barbara. Lei confesserà tutto. L’unica difesa di Jack sarà quella di dire che aveva perso la testa vedendo in Margret sua madre. Una scusa che farà breccia nei cuori di molti.

25 ottobre 1990, Graz – omicidio Brunhilde Masser

Scompare la prostituta Brunhilde Masser, vista per l’ultima volta da un taxista verso la mezzanotte. Il suo cadavere, nudo, verrà ritrovato nei boschi, in posizione prona, presso un ruscello. L’avanzato stato di decomposizione non permise una precisa causa di morte ma probabilmente venne strangolata con un pezzo di stoffa. Mancavano la borsetta e i vestiti, ma indossava ancora i gioielli. Parte del corpo era coperto da rami di albero. Presentava una ferita d’arma da taglio su un natica (vedi omicidio Blanka Bockova). Jack non riesce a dare un alibi per quella sera. Infatti, egli al momento dell’omicidio si trovava sull’autostrada che da Vienna porta a St Viet, e che guarda caso passa da Graz. Anzi, tentò di ricattare una donna sposata con la quale ebbe una relazione inducendola a mentire per dargli un alibi per quella sera altrimenti, le disse, avrebbe detto tutto al marito. La donna preferì confessare la relazione al coniuge piuttosto che dare un alibi a Jack. Se egli ha fatto questo significa che ricordava benissimo dove si trovava la notte in cui scomparve la Masser. Infatti quella sera era con questa signora a Vienna ma alle 22 partì per St Veit. Verso mezzanotte poteva benissimo essere nei pressi di Graz.

Graz si trova proprio lungo l'itinerario Vienna-St Viet (Elaborazione grafica originale dell'Autore)

5 dicembre 1990, Bregenz – omicidio Heidemarie Hammerer

Alle 23 circa, presso la stazione di Bregenz, viene vista per l’ultima volta la prostituta Heidemarie Hammerer. Il cadavere verrà ritrovato nei boschi di Lustenau il 31 dicembre, in posizione supina. L’addome ricoperto in parte di foglie. Sembrerebbe che l’assassino l’abbia rivestita per trascinarla dentro il bosco. Le gambe però erano nude. Una parte della sottoveste era stata tagliata con il coltello e inserita con forza nella bocca a mò di bavaglio. La donna era stata legata ai polsi, malmenata e strangolata con i suoi collant. Sui vestiti vennero rinvenute delle fibre rosse che coincideranno con la sciarpa di Jack. Nello schema vediamo meglio il tutto.

Elaborazione grafica originale dell'Autore
























7 marzo 1991, Graz – omicidio Elfriede Schrempf

Verso le 22 la prostituta Elfriede Schrempf scompare. Il 5 ottobre il suo cadavere verrà trovato a circa 20 km di distanza in un bosco. Appare nuda a parte i gioielli e le calzette bordeaux. Non è stato possibile stabilire la causa della morte. Per esclusione, visto che le ossa non presentavano segni di arma da taglio o da fuoco, si suppose che fosse stata strangolata.







Elaborazione grafica originale dell'Autore

Considerazioni
Fino a questo momento Jack è stato abbastanza accorto: le vittime erano delle prostitute per cui c’era stato poco clamore, come sempre avviene in questi casi. Non solo, egli era stato furbo nel non agire nella città dove risiedeva, cioè Vienna. Ma colpire due volte a Graz si rivelò un errore, poiché i poliziotti di quella città pensarono subito che due prostitute uccise nel giro di cinque mesi, con un analogo Modus Operandi, doveva essere opera di una medesima persona.
Se Jack invece avesse  ucciso ai quattro angoli dell’Austria, sarebbe stato più difficile collegarlo a tutti i delitti. Ma più uccideva più si sentiva sicuro e abbassava la guardia. Soprattutto adesso che era uno stimato scrittore. Faceva parte di un’èlite particolare. Per cui era un insospettabile. Ma non aveva fatto i conti con il passato. Non pensò che un certo ispettore Schenner non si era mai dimenticato di lui. I giornali nazionali non riportarono la notizia delle prostitute uccise a Graz e a Bregenz. Tuttavia, presto sarà lo stesso Jack a far scoppiare il caso.

GLI OMICIDI DI VIENNA
8 aprile 1991 – omicidio Silvia Zagler

Scompare dal quartiere Pezing la prostituta Silvia Zagler. Verrà ritrovata cadavere il 4 agosto nel Wienerwald.











16 aprile 1991 – omicidio Sabine Moitzi

Alle 23 circa scompare la prostituta Sabine Moitzi. Il corpo verrà ritrovata il 20 maggio. Appare completamente nuda, tranne il body sollevato sulle spalle. L’assassino l’ha messa in posizione umiliante con il viso affondato nel fango (vedi aggressione a Daphne), le gambe divaricate, i glutei sollevati con genitali e ano esposti, le braccia distese in avanti. È stata strangolata con i suoi collant. Indossava ancora i gioielli ma i vestiti e il contenuto della borsetta erano sparpagliati lì attorno.






28 aprile 1991 – omicidio Regina Prem

Scompare la prostituta Regina Prem. Non se ne sa più nulla fino al 19 aprile 1992, quando le sue ossa verranno ritrovate sparse nel bosco. Unico indumento trovato una calza ancora attaccata ad un femore.









7 maggio 1991 – omicidio Karin Eroglu

Scompare la prostituta Karin Eroglu. Il suo cadavere verrà ritrovata nel Wienerwald il 23 maggio, in posizione prona. È stata violentemente percossa sul viso e poi strangolata con il suo body. Nuda ma con indosso i gioielli.










Considerazioni
L’escalation indica che Jack a Vienna si sentiva più che sicuro. Però quattro omicidi in un mese hanno da subito richiamato l’attenzione della polizia e soprattutto dei media. Egli stesso, come abbiamo visto, da giornalista si occupa degli omicidi. È stato un grossissimo errore. Il 22 maggio 1991 esce il primo articolo sulla scomparsa delle prostitute. Fino a qual momento infatti, solo il cadavere di Sabine Moitzi era stato ritrovato. Ma il giorno dopo viene scoperto anche quello della Zangler. L’eco arriva fino a Salisburgo dove risiede Schenner, ormai in pensione. Sarà lui a segnalare Jack Unterweger come probabile assassino alla centrale di Vienna il 31 maggio. Schenner non ha dubbi che l’autore di questi omicidi sia proprio Jack. Il cadavere della Moitzi, il modo come è stata assassinata, ricorda gli omicidi da lui commessi negli anni 70, poiché per l’ispettore, Jack è colpevole di due assassinii. Il fatto di avere l’ardire di andare a intervistare proprio il capo della polizia che stava indagando sugli omicidi dimostra la sfrontatezza dell’uomo. Ma perché arriva a tanto?

Narcisismo patologico
Un famoso profiler del FBI, Hazelwood, ci dà la risposta a questa domanda: i criminali sessuali prima o poi si tradiscono perché cadono nel narcisismo. Per narcisismo si intende una grande, sconfinata ammirazione per se stessi. Essi si credono più intelligenti, scaltri e capaci di chiunque altro essere al mondo. Più la fanno franca più il loro ego diventa smisurato. Perdono completamente la percezione del pericolo, diventano imprudenti, commettono errori grossolani. Anche se durante gli omicidi non perdono il self control, rimangono organizzati e disciplinati, nella vita di tutti i giorni tendono in un certo qual modo a estranearsi dalla realtà per cui perdono il senso della prospettiva delle loro azioni. Presentarsi come giornalista al capo della polizia era una sfida beffarda che gli si ritorcerà contro. Non avendo esperienza di serial killer, il poliziotto non poteva immaginare che costoro interagiscono con le forze dell’ordine per carpire le informazioni, perché ne sono in qualche modo attratti e per senso di sfida. Ma quando consulterà gli esperti del FBI apprenderà che tale comportamento è in linea con questi soggetti e si farà un’altra opinione di Jack mettendolo in cima alla lista dei sospettati.
Unterweger ha sottovalutato il fatto che salire alla ribalta avrebbe richiamato l’attenzione di Schenner. Anche se questo bravissimo poliziotto non ha avuto bisogno delle sue performance giornalistiche per sospettarlo fin da subito.
Jack non ha considerato che l’Austria non è l’Australia, un territorio immenso con una vasta popolazione dove ci si può facilmente mimetizzare. L’Austria è piccola, ha solo sette milioni di abitanti, la prostituzione è legalizzata per cui sono pochi gli omicidi commessi ai danni di questa categoria di donne. Infatti, le imprese di Jack faranno avere un picco improvviso nelle statistiche. Inoltre, c’erano anche pochi criminali che avevano commesso omicidi simili a quelli compiuti ai danni delle prostitute, e lui era tra questo esiguo numero.

Quoziente intellettivo e quoziente emozionale
Il pensare comune asserisce che una persona intelligente è quella che farà più carriera nella vita. L’intelligenza è tutto. Non è esattamente così, c’è anche il quoziente emozionale da considerare, ovvero la capacità di capire gli altri. I serial killer organizzati hanno un grande QI ma uno scarso o quasi nullo QE. Ecco perché hanno una grande stima di sé e scarsa considerazione degli altri. Per questo poi commettono errori, sottovalutano e sottostimano l’avversario. Nel nostro caso, Jack si sentiva ormai come la moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto. Ma lui aveva precedenti penali per omicidio e aggressioni sessuali multiple. Schenner a parte, per i suoi precedenti penali avrebbe dovuto comunque rientrare nella lista dei sospettati. Tuttavia, gli appoggi politici di cui godeva e la fama di letterato lo rendevano intoccabile. Senza considerare che era il simbolo del detenuto redento.
L’atteggiamento intellettuale, il carisma artistico di Jack non ha però illuso i poliziotti i quali avevano comunque a che fare con un soggetto dalla fedina penale lunga e corposa. Per cui quando il cerchio si è stretto attorno a lui non hanno avuto tentennamenti nel procedere. Nonostante le protezioni si facessero sentire e pesarono sulla loro indagine.

Progressione omicidiaria
Se nei primi mesi del 1990, quando è uscito di galera, ha commesso pochi omicidi, negli ultimi tempi c’è stata una progressione improvvisa. Infatti, egli non ha ucciso settimanalmente solo a Vienna ma anche in trasferta.

GLI OMICIDI DI LOS ANGELES
Il cadavere di una vittima di Jack
19 giugno 1991 – omicidio Shannon Exley

Scompare la prostituta Shannon Exley. Il 20 giugno verrà ritrovata cadavere in un parcheggio ai piedi di un eucalipto, in posizione prona. Indossava solo la maglietta sollevata sopra il seno e le calzette. Percossa con violenza e poi strangolata con il suo stesso reggiseno.







28 giugno 1991 – omicidio Irene Rodriguez

Scompare la prostituta Irene Rodríguez. Il giorno successivo verrà ritrovata sotto un camion in un parcheggio in posizione supina, completamente nuda. Prima percossa con violenza tale da provocarle un’emorragia interna e poi strangolata con il suo stesso reggiseno.







3 luglio 1991 – omicidio Sherri Long

Scompare la prostituta Sherri Long. Verrà ritrovata l’11 luglio sulle colline di Malibu con la maglietta sollevata oltre il seno, completamente vestita. Percossa con violenza e poi strangolata con il suo stesso reggiseno.








Considerazioni
Sin dal primo omicidio gli investigatori americani si rendono conto che si trovano di fronte a un serial killer: il nodo applicato al reggiseno è particolarissimo quindi pensano che l’uomo abbia già fatto esperienza per cui sanno che ucciderà nuovamente. Come infatti accade.
Non potendo continuare a uccidere in Austria, dove ormai si parlava apertamente di serial killer, Jack si dà da fare in California. La fretta che ebbe nel sollecitare la propria estradizione quando venne arrestato a Miami era dovuta proprio al fatto che conosceva i metodi della polizia, aveva immaginato che quando gli investigatori austriaci si fossero resi conto che era stato a Los Angeles avrebbero chiesto alla polizia del posto se durante la sua permanenza c’erano stati omicidi di donne irrisolte a mezzo strangolamento. Ciò che temeva era che potesse non solo venire accusato anche di questi omicidi compiuti oltre oceano ma che potesse venire processato dagli americani. Negli Stati Uniti egli non aveva alcuna protezione politica. Inoltre rischiava la pena di morte nella camera a gas.
Gli omicidi di Los Angeles, più che quelli compiuti in Austria o in Cecoslovacchia, ricordano il suo primo omicidio ufficiale, quello ai danni di Margret Schafer, brutalmente colpita con una sbarra di acciaio e poi strangolata con il suo stesso reggiseno.

Bugiardo patologico
Come tutti gli psicopatici Jack era un bugiardo patologico, ovvero mentiva anche quando non c’era alcun bisogno di farlo, anche quando la bugia superava ogni senso logico, come quando nel 1983 disse a Schenner che furono i genitori di Margret a pagare i suoi studi.  Anche la sua produzione letteraria è tutta una menzogna poiché egli non aveva alcuna Weltanschauung, nessuna visione del mondo da proporre all’umanità, al prossimo, al lettore, ma solo una grande voluttà di uccidere, uccidere e uccidere donne, torturarle e brutalizzarle. Altra spudorata menzogna di Jack era quella di aver descritto la sua prima vittima, Margret Schafer, come una sua conoscenza. Non l’aveva mai vista prima di quella orribile sera in cui la uccise. La poveretta non aveva nulla a che vedere con sua madre. Altra bugia, che inserì nel libro suo autobiografico, era la presunta zia prostituta uccisa dal suo ultimo cliente. Anna Unterweger non era una prostituta e soprattutto non era la sorella di sua madre. Non era proprio una parente. Ma una perfetta sconosciuta. Jack lesse del suo delitto su un giornale e ci fantasticò sopra. Altra menzogna: nel libro descrisse sua madre come una prostituta. Non lo era affatto. Sarebbe bastato fare una verifica su questi elementi, che chiunque avrebbe potuto eseguire, per rendersi conto che quell’uomo era un mentitore nato e non meritava nessuna libertà anticipata.

Psicopatico

Uno psicopatico è un indivisuo che non sente alcun sentimento di fratellanza, umanità, empatia nei confronti del prossimo. Non conoscono il senso di colpa, non provano emozioni. Si svegliano solo quando uccidono: provocare la morte di un altro essere umano procura loro un  piacere sovrannaturale, qualcosa di estatico, sublime. Impossibile capire per un soggetto normale dove possa risiedere il piacere nel tormentare, torturare, violentare e uccidere un altro essere umano. Ma così è. Dal punto di vista psichiatrico sono capaci di intendere e di volere. Non sono i classici matti che urlano, si agitano, sproloquiano. Questi all'apparenza sono perfettamente equilibrati. Possono coltivare amicizie, sposarsi, avere figli e pensare alla loro educazione. Ma sono e rimangono psicopatici.





Statistiche
Ma era veramente Jack l’autore di tutti quegli omicidi? Senza essere esperti di statistiche facciamo qualche osservazione in merito.
I delitti di Vienna si consumano nell’arco di un mese. Jack era nella capitale in tutte e quattro le occasioni. Quanti viennesi erano a Vienna nello stesso periodo? Mettiamo il 98%, proprio per stare alti. Su 1.500.000 abitanti dunque 1.470.000 erano in città. Quanti avevano un alibi certo? Mettiamo il 38%. Jack rientrerebbe in un 60% di viennesi senza alibi. Cioè uno fra 882.000 Stiamo esagerando i dati perché non stiamo facendo vera statistica ma solo un mero ragionamento. Quindi se consideriamo gli omicidi compiuti a Vienna, Jack non potrebbe essere sospettato. Però noi lo abbiamo messo nella popolazione comune non in quella con precedenti penali per omicidio, stupro, sfruttamento della prostituzione e violenze varie. Ma lasciamo perdere questo, poiché all’interno di tale categorie lo vedremmo fra pochi eletti.
Prendiamo adesso gli omicidi di Graz. Supponendo che l’assassino sia uno solo, quanti fra quel 60% rimasto a Vienna nel mese in cui vennero uccise le prostitute erano presenti anche a Graz, o nei pressi, nei due giorni in cui sono avvenuti i delitti? Poniamo il 20%. Ecco che Jack rientra in questo 20%, ovvero uno fra 176.400.  E ancora una volta omettiamo il suo curriculum vitae.
Adesso spostiamoci a Bregenz. Quanti di quel 20% era nel Voralberg nel momento in cui veniva uccisa la Heidemarie? Forse solo Jack. Ma diciamo pure l’1%. La percentuale di abbassa e lui diventa 1 fra 1764. Quanti di questi erano presenti a Praga? Poniamo un altro 1%. E scendiamo a 17,64 individui, fra cui Jack. Quanti anche a Los Angeles? Poniamo un altro 1%, siamo scesi a 0,17. Cioè a meno di 1! Praticamente neanche per caso un individuo si poteva trovare nelle cinque città contemporaneamente ai delitti! Ma Jack c’era. E la categoria vittimologica è sempre la medesima: prostitute, tranne a Praga, e il MO lo stesso, strangolamento tramite un indumento intimo della vittima stessa dopo aver subito violenti precosse. No, decisamente la statistica non avrebbe aiutato Jack. Egli sapeva benissimo queste cose, per cui comprese che il resto della sua vita l’avrebbe dovuto passare in prigione.

Il sadismo di Jack
Jack era un sadico sessuale fra i peggiori. Gli piaceva brutalizzare le vittime con una sbarra di ferro, in questo era simile al suo collega Ted Bundy, di cui un giorno parleremo.

Ma la sua specialità era soffocare le donne con un cappio. Cioè, portarle al limite estremo senza però finirle. Allentare la presa, farle mancare il respiro fino quasi a ucciderle per poi riportarle in vita. Continuava così per molto, molto tempo.
Anche gli strangolatori delle colline, Angelo Buono (strano nome per un feroce serial killer, un angelo buono) e Kenneth Bianchi adoravano questo tipo di tortura. Notare come Jack non derubasse le sue vittime nonostante fosse un ladro. Ovviamente non voleva rischiare che per un furto venisse accusato di un brutale omicidio. Stava bene accorto a non lasciare tracce sulla scena del crimine.

Famelicità
Jack secondo me si stava scompensando, si stava disorganizzando perché l’intervallo fra gli omicidi si stava abbreviando troppo. Prima o poi si sarebbe comunque tradito. La carriera assassina di Jack era destinato a finire in ogni modo, con o senza l’intervento dell’ispettore Schenner. Già portare alla ribalta le gesta di un serial killer non era stato vantaggioso per lui. In base ai precedenti penali doveva essere sospettato fin da subito. Ma ciò non avvenne perché era fumo negli occhi per quella sua presunta abilità letteraria.

Protezioni
Un individuo del genere non avrebbe dovuto avere nessun sostegno. Eppure, ne ebbe tanti, anche dopo essere stato ufficialmente considerato il principale sospettato degli omicidi. Chi lo ha protetto, chi lo ha aiutato a fuggire, a mio avviso sarebbe stato responsabile della morte di altre eventuali donne, che non ci furono, per fortuna. Davanti a una presunta colpevolezza per delitti così efferati le protezioni avrebbero dovuto cessare. Se i politici e i letterati avessero potuto leggere la perizia fatta nel 1975 dallo psicologo forense Klaus Jarosch forse avrebbero cambiato parere. Ecco come venne definito Jack: uno psicopatico, un sadico sessuale con tendenze narcisistiche e istrionico. Letteralmete Jarosch scrisse: "Egli tende a improvvisi attacchi di rabbia. Le sue azioni sono estremamente aggressive con sadica perversione sessuale... È un criminale incorreggibile."
Parole sante!
Quantunque fosse divenuto uno Shakespeare, un Mozart, un Michelangelo, questo forse cancellava l’omicidio commesso? La Schafer sarebbe resuscitata? Allora perché privilegiare un simile individuo che della violenza faceva la sua teoria di vita? Perché si era redento con l’arte?

Precedenti storici
Jack Abbott uscì per meriti letterari dalla prigione. Era un assassino. I poliziotti del carcere non erano d’accordo perché per loro era un uomo estremamente violento. Ma Abbott aveva l’appoggio di un grande della letteratura, Norman Mailer. E uscì. Il suo libro, Nel ventre della bestia, narrava la sua esperienza nel carcere, come fece Unterweger con Purgatorio. Né l’uno né l’altro, però, nella loro biografia citano gli omicidi commessi. Sei mesi dopo essere uscito, Abbott uccise un cameriere 22enne poiché gli aveva inibito l’accesso al bagno per il personale. Per questa scemenza Abbott lo pugnalò. Che fosse uno psicopatico, un essere socialmente pericoloso era indicato nel libro stesso, poiché egli lo dedicò a Carl Panzram. Costui non era un altruista, un benefattore dell’umanità ma un ferocissimo serial killer!
Unterweger, dunque, come tutti gli psicopatici aveva una fervida fantasia. Il fantasticare di un serial killer non è da intendersi nel suo senso comune, stare fra le nuvole. Questi specialisti dell'omicidio hanno come delle visioni, delle allucinazioni quasi tattili. E sono fantasie di morte. Di torture. Di stupri. Nel cammino verso la redenzione, quindi verso la libertà, Jack ambiva a quello che gradiva di più: uccidere previa tortura. Mettere in pratica le sue fantasie: strangolare le donne con i loro stessi indumenti. Percuoterle brutalmente. Solo questo era veramente importante per Jack e si prodigò subito per recuperare il tempo perduto.

Conclusioni
Astrid Wagner. l'avvocatessa che prese le difese di Jack, per quanto donna intelligente, è inattendibile, perché innamorata di questo psicopatico. Se ne è innamorata così, per televisione. Sarà pure intelligente ma non le affiderei neppure il mio cane, non perché violenta ma certamente una così non è che desti proprio tanta fiducia.
Non ho mai letto nulla di Jack. Non penso di essermi perso granché.
Non esiste una teoria criminologica che vedrebbe un attore della compagnia di Jack seguirlo passo passo.
Non è vero che i serial killer non si suicidano mai. 
Si dice che si impiccò adottando un nodo simile a quelli usati con le sue vittime. Sinceramente non so se sia andata effettivamente così, di certo però il suicidio era il corollario al suo tonfo, alla sua ridiscesa nel fango dal quale non sarebbe più emerso.

Una lezione indimenticabile

La storia di Jack ci deve far riflettere, deve fare da esperienza: mai fidarsi di uno psicopatico. Come ebbe a dire Mc Crary, il profiler del FBI che analizzò Jack, quando si fa studiare uno psicopatico quello che si ottiene è solo uno psicopatico istruito.
Non è compito dei politici, soprattutto non degli scrittori, decidere se un detenuto si è redento in qualche modo. Vi sono specialisti appositi, psichiatri con specializzazione nel campo criminologico che devono periziare. In ogni caso, un essere violento è sempre da tenere sotto controllo, anche quando appare buono e mogio. Le sue collere possono essere improvvise, immotivate, esagerate ed estremamente pericolose per gli altri.
In sostanza: Jack non era solo un assassino ma anche uno stupratore... come ci si poteva fidare di un simile individuo? Gli stupratori, i depravati, gli assassini è meglio che stiano in galera, e se sono degli artisti possono esprimere la loro creatività anche tra le sbarre. Soggetti socialmente pericolosi per definizione non devono e non possono stare in società.

Consiglio a tutti di leggere il libro Jack all'inferno. La doppia vita di un serial killer, di John Leake, edizioni Mondadori, collana Strade Blu, dal quale ho preso la maggior parte delle notizie riportate in questo post. Una lettura interessante, ben scritta, avvincente. Questo post vi aiuterà nella lettura. Sarebbe interessante, a mio avviso, una ricerca approfondita sul caso di Jack, una tesi di laurea in scienze criminologiche poiché è il più eclatante esempio di psicopatico, sadico sessuale, assassino seriale che si è fatto beffe di uomini illustri, intelligenti e famosi. Da Presidenti a Ministri, da Registi a Scrittori, persino premi Nobel. Per questo una lezione del genere è magistra vitae: che non si verifichi mai più!












giovedì 1 novembre 2012

Una lezione indimenticabile 1/2: Jack Unterweger, lo scrittore assassino


Prima parte
La falsa storia di Jack Unterweger

Jack e il suo adorato cane Joy
Introduzione
Chi non crede nella redenzione dovrebbe ascoltare la triste storia di Jack Unterweger. Un uomo geniale, un poeta, uno scrittore finissimo che dal fango raggiunse le stelle e poi per invidia, malanimo, cattiveria venne nuovamente respinto nel fango. Perché la redenzione è un lungo, aspro cammino che non a tutti piace; se qualcuno riesce in qualcosa a qualcun altro può non piacere tale traguardo e farà di tutto per nuocere colui che lo ha raggiunto. Udite dunque come venne osteggiato, maltrattato e umiliato uno dei più grandi letterati austriaci.

Povero Jack
Tutti vorremo nascere in una famiglia agiata, borghese, istruita come quelle della pubblicità. Beh, questo non toccò al nostro Jack. La sorte non fu benefica con lui. La madre era una truffatrice e prostituta, la sorella di lei, anch’essa una prostituta, venne uccisa dal suo ultimo cliente, un episodio che turberà Jack per tutta la vita e lo porterà ad avere la massima considerazione nei confronti delle povere donne costrette a vendere il proprio corpo. Il nonno era un ubriacone, un rozzo, un despota che lo tiranneggiava in tutti i modi. Il padre un soldato americano che lui non conoscerà mai. La madre praticamente lo abbandonò nelle grinfie di questo nonno crudele che abitava nel posto più desolato dell’Austria, in mezzo ai monti dove non c’era neppure l’elettricità. Povero Jack! aspettò il ritorno della madre per anni. Lei, certo, tornava qualche volta, sempre per prendere qualcosa ma quel qualcosa non era mai suo figlio. E così Jack quasi analfabeta diventò un ribelle. Sì, un ribelle prima che un delinquente. Egli non ebbe altra scelta perché non c’erano altre scelte. Divenne ladro, truffatore, pappone, ma trattò sempre bene le ragazze che lavoravano per lui, memore di questa zia massacrata dal suo ultimo cliente.

Un incontro fatale
Jack credeva di odiare la madre, in realtà l’amava, purtroppo lo capì nel peggiore dei modi quando incontrò Margret Schaefer. 
Margret Schaefer
Era il 1974, lui aveva 24 anni, la ragazza 18. Jack era fidanzato e Margret comunque lo perseguitava con le sue avances. Ciò irritava profondamente Jack. Non per le avances in sé, bensì perché la ragazza gli ricordava un’altra donna: sua madre. Non voleva avere nulla a che fare con lei come non voleva avere nulla a che fare con sua madre. L’11 dicembre del 1974 avvenne un litigio fra loro due, Jack la colpì e fu come se la sua rabbia a lungo contenuta e repressa scattasse su come una molla: non riuscì più a fermarsi. Non era Margret che stava colpendo ma sua madre. Tutta l’infanzia di Jack, i suoi tormenti, le sue attese, le sue delusioni si concentrarono su quella povera ragazza che aveva l’unico torto di somigliare a sua madre. Per anni Jack dirà a chiunque gli ricordasse la sua vittima: “Magari potessi disfare ciò che ho fatto.” Quell'atto fu comunque per lui una catarsi poiché capì che in quella rabbia c'era il desiderio e l'amore del bambino che nascosto dentro di lui cercava la propria madre. Peccato che ci andò di mezzo un'innocente.

La discesa di Lucifero
Nel 1975 Jack per questo omicidio venne condannato all’ergastolo.
Jack all'epoca dell'omicidio Schaefer
In Austria per ergastolo si intende 25 anni di prigione, ma dopo 15 anni un detenuto può chiedere la libertà vigilata. Non è possibile ricevere più di un ergastolo. In Italia, come si sa, invece è possibilissimo ed esiste il fine pena mai.
A quel punto Jack si considerava un nocciolo di pesca che veniva risucchiato nella terra. Il rimorso per quello che aveva fatto, la mancanza di una famiglia solida, non saper svolgere nessun tipo di attività, essere quasi analfabeta lo portò a contemplare il suicidio. Poi però accadde qualcosa…

Resurrezione
Cosa che mai aveva fatto prima, Jack cominciò a imparare a leggere, e divenne avido di romanzi. Non solo, si rese conto che anche lui aveva delle storie da raccontare per cui iniziò a scrivere. Nel carcere ci si accorse che questo detenuto si stava trasformando in un'altra persona. E così gli permisero di frequentare un corso di scrittura creativa. Fu una rivelazione: mai Jack avrebbe creduto di possedere qualità letterarie, invece ne era dotato eccome. La letteratura era una dimensione che non aveva mai sperimentato, era come se da scalpellino della tomba di Tutankhamon fosse diventato egli stesso il faraone e quel luogo sacro fosse divenuta la sua dimora. La poesia, il teatro, la narrativa, erano mondi colorati che annullavano quello grigio dell'uomo che era sempre stato. Più si ergeva in questo nuovo universo più il vecchio Jack diventava piccolo e minuscolo fino a diventare un puntolino. L’Austria aveva scoperto un nuovo astro nascente della letteratura in un luogo dove mai avrebbe creduto di poterlo trovare, in un carcere; e in una persona che mai avrebbe creduto potesse mai dare qualcosa di buono alla società: un assassino semianalfabeta.

Rinascita
Jack scrisse il suo capolavoro, Fegefeuer oder reise ins Zuchtaus (Purgatorio, o del viaggio in prigione) che venne pubblicato nel 1983.
I romanzi di Jak Unterweger
Fu un trionfo, un successo, ne venne tratto un film e il romanzo venne persino consigliato nelle scuole. Il nocciolo di pesco non era affondato nella terra per essere inghiottito per sempre ma per rinascere come una pianta rigogliosa e carica di frutti. Seguirono fiabe per bambini, altri romanzi, rappresentazioni teatrali. Di lui si accorsero gli intellettuali (Literarnik) e la gente bene (Promi) i quali scrissero al Presidente della Repubblica per accelerare la scarcerazione anticipata di Jack. Ma la legge lo vietava fino a che non avesse fatto almeno 15 anni di prigione. Ciò accadde solo il 23 maggio 1990.

Libertà o liberazione
Jack non era solo un uomo libero ma un’anima dannata affrancata dai suoi peccati. Per l’Austria fu un vero trionfo, un detenuto che aveva acquistato la libertà per meriti letterati era un evento unico. Lo chiamavano il poeta delle prigioni. Divenne noto, famoso, illustre; lo vedevi in televisione, nei teatri, nei migliori caffè della capitale. Attorniato da donne affascinate dal suo lato creativo in netto contrasto con quello assassino che un tempo lo aveva distinto.
Jack in un'apparizione televisiva
Intelligente, gentile, sagace, spiritoso, con una verve sorprendente, Jack piaceva, piaceva a tutti. E piacevano le cose che scriveva. Ma non amava parlare di quello che un tempo era stato… egli non aveva proprio più nulla a che vedere con quel galeotto che aveva portato il suo stesso nome.

Un lavoro di troppo
Tutto avrebbe dovuto fare Jack tranne una cosa: il giornalista. Non che non avesse qualità per scrivere un pezzo di cronaca, anzi, chi più di lui poteva capire il sottofondo nero di Vienna. Tuttavia avrebbe fatto bene a rimanere nell’élite piuttosto che scendere nuovamente nella melma. Ma qualcosa stava accadendo nella capitale, e lui non poteva tacere… il vecchio Jack avrebbe potuto aiutare il prossimo più di quello nuovo, per cui, per il bene dell’umanità, egli dovette rivestire i panni di ciò che era stato e tuffarsi nel mondo perduto della prostituzione. Mai avrebbe potuto immaginare che ciò sarebbe stato un errore fatale per lui.

Gli assassini delle prostitute
Un misterioso assassino aveva ucciso quattro prostitute nel giro di un mese nella capitale. I loro corpi verrano ritrovati a giorni o mesi di distanza nella foresta prospiciente Vienna, nel Wienerwald.
8 aprile 1991 scompare Silvia Zagler, verrà ritrovata il 4 agosto nel bosco.
16 aprile 1991 scompare Sabine Moitzi, verrà ritrovata il 20 maggio nel bosco. Stuprata, percossa e strangolata.
28 aprile 1991 scompare Regina Prem, verrà ritrovata il 19 aprile del 1992, nel bosco.
7 maggio 1991 scompare Karin Eroglu, verrà ritrovata il 23 maggio nel bosco. Stuprata, percossa e strangolata.
Il 22 maggio 1991 esce l’articolo sull’assassino delle prostitute, da quel momento non accade più nulla.
Il 3 giugno 1991 il giornalista-scrittore Jack Unterweger intervista il capo della polizia di Vienna. Il suo interesse, comunica, deriva dall’omicidio di una zia prostituta uccisa dal suo ultimo cliente.
La polizia brancola nel buio, gli articoli di Jack sono tutti a favore di queste povere vittime della società.
A Graz, 200 km lontano, c’erano stati altri due delitti di prostitute, così, il 28 maggio 1991, un ispettore della capitale si recò in quella località per verificare se c’erano collegamenti fra gli omicidi delle prostitute delle due città. Stabilì che non ve ne erano.
Ecco cosa se era accaduto a Graz.
25 ottobre 1990 scompare Brunhilde Masser, ritrovata nei boschi il 5 gennaio 1991. Strangolata.
7 marzo 1991 scompare Elfriede Schrempf, ritrovata il 5 ottobre 1991 nei boschi, probabilmente strangolata.
Il 31 maggio 1991 August Schenner, ispettore di Salisburgo in pensione, chiama la centrale di polizia di Vienna avvertendo che Jack Unterweger potrebbe essere il probabile assassino. Le verifiche della polizia però smentiscono l’ex ispettore. Ci sono due assassini, e Jack non ha ucciso una prostituta nel 1974. Inoltre sembra molto ben integrato nella sua nuova veste di giornalista e scrittore.

Un uomo pieno di livore
Mai avere nemici, ma se proprio devi averne mai nella polizia. August Schenner era uno di quelli che gliel’aveva giurata a Jack, e al momento opportuno eccolo lì a cercare di metterlo nei guai. C’era una vecchia ruggine fra loro che risaliva al 1973, quando l’ispettore cercò in tutti i modi di incastrarlo per l’omicidio di Marica Horvath, avvenuto sulle rive di un lago nei pressi di Salisburgo. La ragazza era stata percossa, stuprata e strangolata. Schenner non aveva una pista finché non venne a sapere che un certo Jack Unterweger era stato accusato dell’omicidio di una ragazza, Margret Schaefer, in Germania. Ma Jack non centrava nulla poiché non era a Salisburgo quando Marica venne uccisa. Schenner dovette desistere. Tuttavia tornò alla carica dieci anni dopo asserendo che aveva nuovi elementi per stabilire che in realtà Jack era a Salisburgo il 31 marzo del 1973. Jack a quel punto era però già al centro dell’attenzione per i suoi meriti letterari e ben al di là di certe meschinità. Schenner gli giurò che avrebbe fatto di tutto per impedirgli di tornare libero. L’ispettore era un uomo pieno di rabbia, non credeva che un delinquente come Unterweger potesse mai cambiare. Un uomo ottuso Schenner, che credeva di saperne più dei letterati, degli psichiatri, dei sessuologi che avevano valutato e premiato il percorso di riabilitazione effettuato da Jack.

Incredibili coincidenze
Ignaro delle insinuazioni di Schenner, il nostro Jack l’11 giugno del 1991 volò a Los Angeles per un’inchiesta sul mondo della prostituzione negli Stati Uniti. Egli svolgeva il suo lavoro con il solito zelo, non avrebbe mai potuto immaginare che il suo soggiorno in California avrebbe coinciso con l’attività di un serial killer. Ma a onor del vero bisogna dire che se fosse andato in Pennsylvania sarebbe stata la stessa cosa dato che di serial killer negli USA ne girano parecchi. Questo pluriomicida di Los Angeles avrebbe ucciso ugualmente con o senza la presenza di Jack. 
19 giugno 1991 scompare Shannon Exley. Verrà ritrovata il giorno dopo. Strangolata con il suo stesso reggiseno.
28 giugno 1991, scompare Irene Rodriguez. Verrà ritrovata il giorno dopo. Strangolata con il suo stesso reggiseno
3 luglio 1991 scompare Sherril Long. Verrà ritrovata l’11 luglio. Strangolata con il suo stesso reggiseno.
Il 16 luglio 1991, Jack lascia gli Stati Uniti del tutto inconsapevole che durante la sua permanenza in città erano state uccise delle prostitute.

Il mondo felice di Jack
Preso dal suo lavoro Jack non si rende proprio conto che la polizia non avendo nulla in mano e nessuno su cui indagare ha iniziato a tenerlo sotto controllo. L’odio di Schenner si stava concretizzando in una vera persecuzione nei suoi confronti.
Ma Jack non ha modo di accorgersi di nulla perché ha una fidanzata adesso, si sono conosciuti a Los Angeles, e lei è venuta a Vienna per vivere con lui. Appagato dal lavoro, dal rapporto sentimentale, dalla nuova vita, i giorni scorrono tranquilli per lui… ma ancora per poco.

Scosse telluriche
La prima avvisaglia l’ebbe il 1 settembre 1991 quando un giornale scrisse che la polizia aveva un sospettato per i delitti delle prostitute e alluse a un ergastolano che aveva ottenuto la libertà condizionata. Gli investigatori avevano anche dato un soprannome al loro sospettato: Jack lo squartatore del Penzing. Penzing era il quartiere dove le quattro prostitute di Vienna risiedevano. Ovviamente Jack capì subito che si alludeva a lui. Da quel momento la sua vita fu un susseguirsi di scosse, dapprima di lievi entità poi sempre più violente fino al cataclisma. Tuttavia, la sua coscienza era a posto per cui si preoccupò poco anche se quell’articolo lo irritò. Per maggior sicurezza, per non immischiare la sua nuova fidanzata in quelle torbide storie, preferì rimandarla a casa. Come sempre Jack era un vero cavaliere.

Tutte le colpe sono di Jack
A quel punto, come sempre accade in questi casi, ogni omicidio irrisolto fu attribuito all’assassino delle prostitute di Vienna. E così quelli che di certo erano due differenti assassini, uno a Graz e l’altro nella capitale, divenne uno solo: Jack Unterweger. Non solo, si andò spulciando se tante volte ci fosse qualcos’altro in sospeso e ci si avvide che una prostituta a Bregenz, ai confini con la Svizzera, era anch’essa stata uccisa il 5 dicembre 1990 e ritrovata il 31 dicembre del medesimo anno. In quel periodo Jack si trovava proprio nei pressi di Bregenz.
Mappa dei delitti
Ma gli investigatori non fecero solo questo, cercarono contro di lui ogni sorta di prova, sino a costruirsele. Mandarono fonogrammi nei vari posti sparsi nel mondo dove Jack era stato chiedendo se per caso nel periodo in cui egli si trovava in quel Paese c’erano stati omicidi irrisolti. Fu così che lo strangolatore di Los Angeles la fece franca, perché i suoi delitti furono attribuiti a Jack. E così accadde in Cecoslovacchia, per la precisione a Praga, dove il 15 settembre 1990 era sparita Blanka Bockova, ritrovata in giorno dopo, percossa e strangolata.

Uno schema perverso
Se ragioniamo bene su questi fatti ci rendiamo facilmente conto di come gli investigatori si interessassero solo agli omicidi avvenuti per strangolamento. Se Jack fosse andato una settimana in Bielorussia e nel frattempo in quel paese ci fossero stati degli omicidi di donne irrisolti dovuti ad arma da fuoco, essi li avrebbero ignorati. Ma se ce ne fosse stato uno solo dovuto a strangolamento ecco che lo avrebbero appioppato a Jack. Così è troppo facile costruire un’accusa. Ad esempio, Jack venne spesso in Italia, e fu anche in Svizzera, ma in questi due paesi non c’erano stati omicidi di donne irrisolti dovuti a strangolamento e non li considerarono. Quindi, alla fine, gli vennero attribuiti 11 omicidi. Ma chiunque di noi, così, potrebbe essere colpevole di qualcosa. Fatevi un giro del mondo per un mese, ovunque andrete ci sarà una rapina in banca nel periodo in cui voi sosterete in un certo posto: siete dunque voi il rapinatore?

La fuga di Jack
Avere amici è una gran fortuna, e Jack non aveva amici comuni ma persone potenti nell’élite che conta e anche nel Governo. In qualche modo venne a sapere che c’era un mandato di arresto per lui da eseguirsi il 14 febbraio del 1992. Ma egli era risoluto a non ritornare più in galera. Così fuggì. La sua precipitosa fuga potrebbe sembrare a prima vista un’ammissione di colpa. Ma così non è perché egli si rifuggiò a Miami, cioè negli Stati Uniti, lì dove avrebbe ucciso tre prostitute. Lui non sapeva che per gli omicidi di Los Angeles era diventato il principale sospettato. Come poteva saperlo se ignorava completamente che quei delitti erano mai avvenuti? Solo un folle sarebbe scappato in un paese dove vige la pena di morte. E Jack poteva essere tutto, tranne che folle.
Non scappò da solo ma con una diciottenne, Bianca Mrack. Non aveva proprio la stoffa del delinquente il nostro Jack altrimenti non si sarebbe portato dietro una ragazzina che gli avrebbe creato solo problemi. Difatti il suo esilio fu breve. Venne arrestato il 27 febbraio 1992, la sua fuga durò appena 13 giorni.

Dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io
La cattura di Jack si deve a un tradimento: un direttore di giornale gli aveva promesso, tramite un intermediario, una bella somma in cambio di un articolo dalla latitanza. Jack aveva bisogno di denaro e accettò. Ma il direttore avvertì gli investigatori dove avrebbe mandato il vaglia. Fu così che venne arrestato. Jack conosceva molto bene i suoi nemici ma molto poco i suoi amici. La buona fede di Jack si vide anche in questa occasione, l’Austria chiese l’estradizione. Jack avrebbe potuto opporsi e dopo pochi mesi sarebbe tornato libero. Invece insistette lui per ritornare nel suo paese e difendersi meglio. Egli fino a quel momento non sapeva che era indagato anche degli omicidi delle prostitute di Los Angeles.

Rimpatrio volontario
Jack cascò dalle nuvole quando si presentarono degli investigatori americani per chiedergli dei suoi movimenti nel periodo in cui era stato a Los Angeles. Quando si spiegarono meglio comprese il pericolo che stava correndo: nella California lo aspettava la camera a gas! Fu una vera fortuna per lui l’aver chiesto il rimpatrio volontario perché i tempi dell'estradizione si dimezzarono e il 28 maggio 1992 rieccolo in Austria. Se non avesse fatto questa mossa inconsapevole molto probabilmente sarebbe stato processato negli Stati Uniti dove di certo sarebbe stato condannato a morte.
Il lavoro di giornalista lo aveva tradito. Perché fu proprio a causa delle sue inchieste che venne associato agli omicidi delle prostitute. Sia a Vienna, sia a Graz, sia a Los Angeles, sia a Praga, egli aveva fatto interviste alle prostitute. E delle prostitute erano state uccise. Se avesse intervistato dei tossicodipendenti per lui non sarebbe cambiato nulla poiché anche loro spesso vengono uccisi in modo brutale a ogni latitudine. Forse se si fosse occupato di apicoltura o di astronomia non avrebbe avuto i medesimi problemi. Ma Jack era un uomo di frontiera come ce se sono pochi e ce ne saranno sempre meno. Non poteva fare diversamente. Jack si era interessato degli omicidi ed era stato accusato di essere un assassino. Assurdo! Come se i giornalisti che si occupano di mafia venissero accusati di essere dei mafiosi a loro volta.

Un processo senza prove
Il 20 aprile 1994 a Graz iniziò il processo contro Jack. Egli aveva la coscienza tranquilla. Molti ancora lo sostenevano. Ma non aveva fatto i conti contro una Giustizia a senso unico: l’Austria voleva il suo colpevole. E Jack era perfetto in quel ruolo. Non c’erano prove contro di lui. Neanche una. Davanti a 11 omicidi qualcosa di più solido ci vorrebbe. Un processo indiziario sembrerebbe facile da vincere per un accusato. Non è così quando l’apparato si muove compatto contro di te. Gli otto giurati vennero influenzati e quando il 28 giugno 1994 pronunciarono il loro verdetto, Jack si sentì attribuire 9 omicidi su 11. Ergastolo! Questa volta senza possibilità di uscire sulla parola. Jack aveva 44 anni, se tutto fosse andato bene sarebbe uscito dopo 25, cioè a 69 anni.

Così muore un innocente
Il 29 giugno 1994, alle tre di notte, Jack Unterweger mise fine alla sua vita impiccandosi nella propria cella. Poche ore dopo essere stato dichiarato colpevole egli cedette moralmente. Come testimonia la letteratura in proposito i serial killer non si suicidano mai. Jack si suicidò. Avrebbe potuto ricorrere in appello e probabilmente sarebbe stato assolto… ma non poté sopportare il ritorno nella tana del topo. Aveva ammirato i cieli dorati della letteratura, viaggiato per tutta l’Austria, ammirato, osannato, idolatrato… e ora rieccolo nel suo purgatorio. Anzi, ormai inferno per lui.


L’ombra nera di Jack
Jack è morto innocente. A dirlo e a dimostrarlo è stata Astrid Wagner, una brillante avvocatessa che prese a cuore la vicenda di Jack. Lei porta avanti la fiaccola dell’innocenza di Jack. A lei va il merito se oggi sono in molti a dubitare che egli era l’assassino delle prostitute. Purtroppo la Wagner non si è fatta degli amici in questa sua crociata, non per nulla i suoi libri vengono censurati. Ma hanno fatto breccia. Nuove teorie tendono a dimostrare che Jack è stato vittima di un complotto. Molto interessante una tesi criminologica che troverebbe la soluzione in un’ombra nera che avrebbe seguito Jack nei suoi spostamenti uccidendo costei le prostitute. Questa persona poteva essere un attore della sua compagnia che avrebbe trovato in Jack l’ispirazione per i suoi delitti. Alludiamo a quelli avvenuti in Austria poiché gli altri non sono assolutamente attribuibili a Jack.

Il nostro convincimento personale
Ho creduto Jack colpevole come chiunque altro fino a quando non ho letto le sue opere. Non può, non potrà mai essere, che un poeta possa mai commettere quelle atrocità. La sua scrittura è sentita, intensa, trasognante. Una censura si è abbattuta sulle opere di Jack oramai introvabili. Ma cercando in rete qualcosa si riesce a reperire. Se Jack era un serial killer lo poteva essere anche Giacomo Leopardi. Il paragone non sembri eccessivo. Non si erano sbagliati gli intellettuali che lo hanno scoperto. Non si vergognino i politici che lo hanno protetto. Piuttosto si vergognino coloro che lo hanno condannato ingiustamente.

Nella seconda parte analizzeremo meglio dal punto di vista criminologico la storia di Jack Unterweger.